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Roma nascosta, da scoprire in camper

Idee per week end in camper nella città eterna

Roma nasconde luoghi interessanti e curiosità che raramente vengono riportate nelle guide blasonate. I luoghi che danno valore aggiunto ad una visita e la rendono diversa dalla "solita visita ai monumenti".
Ve li proponiamo in questa breve raccolta perchè una vacanza in camper a Roma, utilizzando una delle numerose soluzioni di sosta presenti nel nostro dbase, può essere l’occasione per scoprire angoli nascosti della Città Eterna.
Ognuno di voi poi potrà liberamente abbinarli all'itinerario in camper scelto, sia in aggiunta sia come variante.
Iniziamo con un grande contenitore quale può essere la Basilica di San Pietro, leggende e curiosità

L’unica opera firmata da Michelangelo
Tutti conosciamo la celebre «Pietà». Venne commissionata a Michelangelo dal cardinale Giovanni Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Francia a Roma. Il gruppo marmoreo è visibile (in ammirazione, ammettiamolo) nella prima cappella della navata destra della basilica di S. Pietro. E' senza ombra di dubbio una delle più importanti opere di Michelangelo e anche l’unica che porta la sua firma.
E' giunta sino a noi la storia che l'artista, che all'epoca era un 24 enne ancora poco conosciuto, ascoltanto il giudizio di alcuni intenditori d’arte che tessevano le lodi del suo capolavoro attribuendola però a tale Cristoforo Solari, si indispettì. Fu così che di nascosto volle mettere in evidenza il nome del vero autore, apponendo la firma sulla cintura che attraversa il seno della Vergine.

La «ruota dell’incoronazione»
Tra tutte le persone che ogni anno accedono alla basilica di San Pietro sono veramente poche quelle che notano, incassato nel pavimento poco oltre la porta della navata centrale, un grande disco di porfido, splendido marmo rosso. E’ la famosa “rota porphyretica” o ruota dell’incoronazione, proveniente dalla preesistente basilica di S. Pietro, edificata da Costantino, e sulla quale è stata ricostruita l'attuale.
E' su quel disco di pietra che prendevano posto gli imperatori quando il pontefice li incoronava. Su quella grande “rota” si inginocchiò il potente Carlo Magno, re dei Franchi, quando la notte di Natale dell’anno 800 Papa Leone III lo incoronò «imperatore Romano» (così fu infatti acclamato da tutti i presenti), ponendogli sul capo la corona imperiale. Su quella stessa «rota» vennero incoronati numerosi altri imperatori, tra cui Lotario I, Ludovico II, Lamberto di Spoleto, Berengario, i due Ottoni, Federico Barbarossa e Federico II.

La cattedra... che non è di S. Pietro
All'interno della basilica di S. Pietro è esposta la sedia pontificia di Simone detto Pietro, il primo Papa.
E' conservata racchiusa in una colossale teca appoggiata alla parete dell’abside (costruita dal Bernini in bronzo, marmo, stucco, oro, vetro e sostenuta da quattro Dottori della Chiesa: S. Ambrogio e S. Agostino, davanti; S. Atanasio e S. Giovanni Crisostomo, dietro). Nel corso di un restauro è stata sottoposta ad accurate indagini, volute da Paolo VI nel 1968. E' risultato che la sedia pontificia - detta la Cattedra di San Pietro - non risale ai tempi di Simone ma soltanto al IX secolo.
Molto probabilmente si tratta del trono carolingio portato a Roma da Carlo il Calvo nell’875 quando venne incoronato nella basilica da papa Giovanni VII. Anche se sappiamo che si tratta di un mito, visitando la basilica non si può evitare di ammirarla.

Le fasi della maternità
Papa Urbano VIII (1623-1644) avrebbe dato incarico al Bernini di raffigurare le varie fasi della maternità, dal concepimento alla nascita di un bambino, sui basamenti delle colonne del baldacchino della basilica Vaticana, per sciogliere il voto che egli avrebbe fatto in attesa del sospirato erede che doveva nascere dal nipote Taddeo. E' una vera e propria ricostruzione "a fumetti" dell’ultimo tratto dello stato interessante di una donna: dalle contrazioni del volto della partoriente sino all’ultimo stemma pontificio che raffigura la testina del bimbo ormai neonato.

Il centro del colonnato di piazza San Pietro
Per godere appieno dell'opera dell'ingegno del Bernini andate a cercare il "centro del colonnato". E' un disco in marmo e lo troverete facilmente tra l'obelisco e la fontana di destra, al suolo. Fermatevi sopra e alzate gli occhi al colonnato. Per un gioco prospettico le quattro massicce file di colonne sembrano ora solo una.

Un pilastro grande quanto una chiesa
Sono quattro i pilastri che sostengono la cupola di S. Pietro, sono giganteschi ed hanno una forma pentagonale irregolare. Sono alti circa 30 metri ed hanno una circonferenza di circa 71 metri. Ciascuno di essi potrebbe contenere la chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane opera del Borromini, detta S. Carlino per le sue piccole dimensioni.

La statua di S. Pietro
La veneratissima statua bronzea di S. Pietro fu fatta realizzare, secondo la tradizione, dal pontefice S. Leone Magno dopo l’incontro con Attila (452). Narra la leggenda che sia stata ottenuta fondendo il bronzo di un'altra statua, quella di Giove Capitolino, il simulacro più sacro per gli antichi Romani, che per dieci secoli, dall’alto del Campidoglio, aveva visto i propri protetti diventare signori del mondo.
Se così fosse si sarebbe realizzata una di quelle coincidenze da lasciare stupefatti. La stessa massa di metallo plasmata in simulacro ed adorata per mille anni in un luogo cambia disinvoltamente forma, tempio, orizzonte teologico e nome ed è pronta per altri millenni di ininterrotta adorazione. Molto più probabimente la statua è invece creazione di un ignoto artista della fine del XIII secolo, derivata da una simile di età paleocristiana.
Sul fatto invece che la statua di S. Pietro sia stata nel corso dei millenni abbondantemente venerata non abbiamo dubbi. Il piede destro di San Pietro è infatti molto logorato a causa del bacio reverente che nel corso dei secoli vi hanno deposto milioni di fedeli.

I leoni più belli e l’elefante nascosto
I leoni di marmo più belli sono considerati quelli che ornano il monumento sepolcrale di Clemente XIII nella basilica Vaticana, opera di Antonio Canova (1792). Sono composizioni in marmo che meritano una visita, durante una vacanza a Roma. I due animali sono accovacciati, uno ruggente e l’altro dormiente, e simboleggiano la forza del Papa ma al tempo stesso la mansuetudine che la modera. Per ritrarre veri leoni Canova si recò a Napoli a disegnare quelli ingabbiati nei giardini reali. Ma la vera curiosità la potrete osservare solo spostandovi completamente sul lato sinistro del monumento. Noterete che il posteriore del leone sotto la Religione vi apparirà come la testa di un elefante, con tanto di proboscide e zanne. E' giunta sino a noi la voce che Canova si servisse di una nutrita schiera di collaboratori e uno di questi, soprannominato "l'elefante" ambisse così tanto a legare il suo nome al spolcro che l'artista lo accontentò.

Fuori dalla basilica, a spasso per Roma

La statua che non vuol guardare la chiesa
A Piazza Navona, una delle statue della Fontana dei Fiumi (il Rio della Plata) ha gli occhi coperti, come se temesse in qualche modo il crollo della facciata della chiesa che ha davanti.
Nella realtà il tutto si riduce alla rivalità tra gli architetti operanti a Roma. Bernini, autore della fontana, non vuol "vedere" la facciata della chiesa, di cui è autore il rivale Borromini.
La statua fa parte del complesso della fontana dei Quattro Fiumi e si trova al centro di Piazza Navona, la chiesa è quella di Sant'Agnese in Agone, che sorge proprio di fronte la fontana.

La formula per creare l'oro
Al centro di Piazza Vittorio ci sono i ruderi della Porta Magica, un arco sul quale, secondo la leggenda, è incisa la formula alchemica per creare l'oro. Nel 1600 il proprietario della villa dove sorge la Porta magica, offrì ad un alchimista che era in vacanza a Roma, un appartamento nella sua dimora, fondi e attrezzature per compiere la miracolosa trasformazione. L’alchimista una notte abbandonò l’appartamento, lasciando una manciata d’oro sul tavolo e la formula poi trascritta nella pietra. Ma per quanto ne sappiamo noi... è solo una leggenda! I resti della porta si trovano in Piazza Vittorio Emanuele, adiacente la stazione Termini, raggiungibile con la metropolitana, stazione omonima.

Lo scherzo del Borromini
Al pianterreno del nobile ed elegante palazzo Spada si può ammirare il grandioso colonnato con in fondo la imponente statua di Marte. Si tratta di un notissimo «scherzo» di Francesco Borromini, perché il tutto è «contenuto» in circa nove metri di lunghezza e l'altezza del Marte è inferiore ad un metro di altezza. L’immagine di grandiosità è data da un sapiente effetto di prospettiva che fornisce, appunto, la interessante e simpatica illusione.
Palazzo Spada si trova in piazza Capo di Ferro, non lontano da Piazza Navona. Merita una piccola deviazione per una visita ad uno dei più mirabili effetti prospettici del mondo.

Un demone con la faccia di un papa
Quando il cardinale Antonio Barberini, fondatore della chiesa dei Cappuccini, ordinò a Guido Reni il quadro raffigurante l’Arcangelo Michele che vince il demonio (primo altare a destra), raccomandò all’artista che soprattutto il viso fosse di celestiale bellezza. Il desiderio del cardinale fu ampiamente soddisfatto, tanto che i contemporanei giudicarono l’Arcangelo degno di essere paragonato all’Apollo del Belvedere, che è in Vaticano nel cortile dell’appartamento papale. Guido Reni cercò invece di dipingere il diavolo nella maniera più brutta possibile. Ritrasse il demonio con i tratti somatici del cardinale Giovanni Battista Pamphilj (poi diventato papa Innocenzo X), per vendicarsi del fatto di essere stato da lui più volte infastidito e disprezzato!

Il museo degli scheletri
Nei sotterranei della chiesa dei Cappuccini esiste uno strano cimitero artistico, nel quale sono raccolte le ossa di circa 4.000 frati morti tra il 1627 e il 1870, architettonicamente disposte entro quattro cappelle che ne hanno volte e pareti interamente decorate con discutibile gusto. Un tocco di macabro che merita una visita. Santa Maria della Concezione è in via Vittorio Veneto 27

La Pietra del diavolo (lapis diaboli) nella basilica di Santa Sabina
Sabina era una matrona romana successivamente proclamata santa. Nel V secolo sulle rovine della sua abitazione venne innalzata quella che poi sarebbe diventata la basilica attuale. Narra la leggenda che all'interno della zona consacrata vivesse per un periodo della sua vita San Domenico, lo stesso che dette origine all'ordine che tra il '500 e il '700 ne combinò parecchie in nome di Dio.
Satana cercava di corrompere il santo con ogni mezzo senza mai riuscirci, sinchè un giorno indispettito per le resistenze di Domenico gli scagliò contro una pietra nera (la "lapis diaboli") che spezzò la lastra di marmo su cui il santo era raccolto in preghiera. In realtà la pietra fu spezzata da un architetto nel '500 perchè era la copertura di un ossario che doveva spostare e fu gettata via in pezzi. Successivamente è stata ritrovata e ricomposta ed oggi è visibile nella medesima basilica, all'interno della schola cantorum. La pietra invece è conservata sulla sommità di una bassa colonna a sinistra dell'ingresso della basilica.
La chiesa di Santa Sabina si trova a poche decine di metri dal lungotevere Aventino e a circa 500 metri dall'ingresso del Circo Massimo.

San Clemente: un fiume sotto l’altare
Nel sottosuolo dell’antichissima basilica di S. Clemente scorre un piccolo fiume sotterraneo che vi forma una cascatella. Un tempo l’uno e l’altra erano visibili, ma successivamente, per motivi di prudenza, vennero occultati da un muro attraverso il quale si sente ancora oggi distintamente il rumore dell’acqua.
La Basilica di San Clemente in Laterano si trova sulla via Labicana, a circa 500 mt dal Colosseo.

Isola Tiberina: il serpente sacro
Nel 293 a.C., narra la leggenda, mentre Roma è colpita da una grave pestilenza, una commissione di «esperti» si reca in Grecia, ad Epidauro, per chiedere un responso ad Esculapio, dio della Medicina. Ad un tratto un grosso serpente, simbolo della divinità, esce dal tempio, si dirige verso la nave dei Romani e vi sale. Il fatto viene interpretato come segno della volontà divina di... trasferirsi; ed essi ripartono felici e contenti. Giunti presso l’Isola Tiberina, si verifica la sorpresa: il serpente d’un balzo passa dalla nave all’isola. Altro chiaro segno di divina volontà: nel luogo si edifica immediatamente un bellissimo tempio dedicato ad Esculapio.Quasi che il Dio della salute si fosse trasferito nel suo appartamento di Roma, ecco che la pestilenza come per incanto, sparisce. E’ il 291 a.C. Al posto dell'antico tempio pagano oggi possiamo ammirare la chiesa di S. Bartolomeo all’Isola. La palla del miracolo Nella cappella del Sacramento della chiesa di S. Bartolomeo all’Isola, nel punto in cui cadde è rimasta incastrata una grossa palla di cannone (diametro cm 14) che durante l’assedio di Roma del giugno 1849 colpì il sacro edificio in quel momento gremito di gente miracolosamente rimasta illesa. La palla, detta «del miracolo», fu lasciata sul muro a ricordo dell’avvenimento. L'isola Tiberina si trova in un'ansa del Tevere tra ponte Garibaldi e ponte Palatino. Vi si arriva da piazza Venezia percorrendo via Arenula oppure dal Circo Massimo percorrendo il lungotevere Aventino. Sulla sponda opposta c'è il quartiere Trastevere. La stazione metro più vicina è quella del Circo Massimo.

Castel S. Angelo: l’angelo e la peste
L’angelo di bronzo che oggio si ammira collocato sulla sommità di Castel S. Angelo è legato ad un’antica leggenda. Nell’anno 590, mentre infieriva in Roma una grave pestilenza, papa Gregorio Magno (590-604) partecipò ad una solenne processione con una miracolosa immagine della Madonna. Anche qualche ammalato, spinto dalla propria fede, lasciò il proprio appartamento per seguire il rito religioso. Appena la processione giunse in prossimità della Mole Adriana - il vero nome di Castel S. Angelo - papa Gregorio ebbe la visione di un angelo con in mano una spada sguainata che delicatamente riponeva nel fodero.
La visione venne subito interpretata come segno celeste della fine dell’epidemia. E così fu. Da allora il mausoleo imperiale cominciò ad essere chiamato Castel S. Angelo. In seguito sul castello fu posta anche una statua dell’Angelo.
Castel Sant'Angelo si trova a poche centinaia di metri dalla Città del Vaticano.La stazione metropolitana più vicina è quella di Lepanto ma molte linee di bus passano nei pressi. Vi si arriva a piedi da Piazza del Popolo in pochi minuti.

La finta cupola di padre Pozzo
Tra le opere pittoriche del barocco di Roma che destano stupore per l’eccezionale tecnica illusoria, è certamente quella della cupola della chiesa di S. Ignazio: una cupola che non esiste ma che chiaramente appare nella sorprendente prospettiva architettonica e pittorica di padre Andrea Pozzo. Fu eseguita nel 1685, su una tela di 13 metri di diametro.
Appena compiuta l’opera, numerosissimi Romani e stranieri in vacanza a Roma si recarono ad ammirarla. Quale fu la loro meraviglia nello scoprire che la cupola «veduta fuori dal punto par che stia per cadere».
Per poter ammirare il perfetto gioco prospettico è infatti necessario posizionarsi nel punto esatto di osservazione indicato sul pavimento da un disco marmoreo. La chiesa di Sant'Ignazio si trova a poche decine di metri da Via del Corso e da Piazza Colonna.


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Autore: 
Enzo Calvani
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Coordinate: 
Latitudine: 12.568245000000 - Longitudine: 41.947745000000
Data Aggiornamento: 
08-12-2017
Data Pubblicazione: 
16-12-2010