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Rilevatori di gas e monossido di carbonio da utilizzare in camper

Il gas che trasportiamo sul camper è utilissimo ma anche temibile se non maneggiato con perizia; vediamo come difenderci dai pericoli che vari tipi di sostanze gassose possono portare alla nostra sicurezza.

camper camperlife rivista camperistiIl gas in bombole che trasportiamo sui nostri camper rappresenta una potenziale forma di pericolo se non usato con le dovute accortezze; non solo per la più grave e malaugurata ipotesi di incendio, ma anche per i residui della combustione che possono generare il terribile e deleterio monossido di carbonio, come tutti ben sanno. Per carità, non vogliamo fare inutile allarmismo, certo è che con il gas non si scherza e ancora meno con tutto quello che genera fiamma e combustione: prima fra tutte la stufa, che deve sempre essere tenuta in ottima forma, pulita e verificata a cadenza regolare, così come il camino del frigo che, seppur generi una fiamma enormemente minore rispetto al riscaldamento, va controllato e pulito anch’esso a intervalli stabiliti. C’è poi da aggiungere un elemento ai potenziali pericoli dati da sostanze gassose nel nostro camper: i gas soporiferi, che i malintenzionati possono soffiare dentro la cellula per narcotizzarci e derubarci. Qualcuno afferma che questo fatto sia una sorta di leggenda metropolitana un po’ romanzata e che nella realtà sarebbe necessario che tali sostanze venissero inalate da uno straccio imbevuto, come si vedeva nei film, per essere davvero così efficaci, in quanto per saturare un ambiente intero ce ne vorrebe una quantità notevole. D’altra parte, però, le testimonianze di tali episodi sono tante e reali e, pur facendo la tara, una verità deve esserci, anche perché non sappiamo se il malvivente stia usando sostanze più potenti di quelle comunemente in commercio che hanno solo come effetto collaterale quello anestetico, ma veri e propri farmaci. Analizziamo ora quindi quali potrebbero essere i principali problemi dati da gas e affini a bordo.

GPL
Il gas che trasportiamo nelle bombole, comunemente conosciuto come GPL (gas di petrolio liquefatti), è costituito da una miscela di idrocarburi composta prevalentemente da propano e butano. Il GPL ha questo nome perché i componenti a temperatura ambiente e a pressione atmosferica sono allo stato gassoso: vengono liquefatti mediante compressione a pressioni relativamente modeste, comprese tra 2 e 8 atmosfere, per ridurre l’ingombro e rendere più economico il trasporto. È un combustibile facilmente reperibile, a basso impatto ambientale e con un’elevata resa energetica e calorifica, ed è quello ancora più comunemente usato per scaldarci, cucinare o spingere il frigo in assenza di corrente di rete sul camper. Non è tossico in sè, neanche ad alte concentrazioni, salvo ovviamente che non saturi un ambiente chiuso e ci sia quindi carenza di ossigeno respirabile (contenuto di ossigeno nell’aria inferiore al 17%); il pericolo che può costituire è dovuto alla elevata infiammabilità che rende le eventuali fughe molto pericolose. È inodore allo stato naturale ed è per questo motivo che viene odorizzato con sostanze che lo rendono facilmente percepibile anche dal meno raffinato dei nasi, appunto per limitare i pericoli. Inoltre è incolore: per questo la legge obbliga le raffinerie e gli operatori che lo lavorano ad aggiungere un colorante giallo, oltre all’odorizzante, cosa di cui oggi ci accorgiamo facilmente con le innovative bombole in vetroresina trasparenti.

Monossido di Carbonio
È il più subdolo e pericoloso dei "nemici": un gas altamente tossico che è inodore, incolore, insapore, non irritante e quasi impercettibile. Il monossido di carbonio, altamente velenoso, si forma dalla combustione cattiva o incompleta per carenza di ossigeno di composti organici come il gas ma anche la legna o il carbone, come riportato dalle cronache nei purtroppo frequenti casi durante le ondate di freddo, a causa di stufe difettose o bracieri incautamente lasciati accesi senza tiraggio e ricambio d’aria. Il CO (simbolo chimico del monossido di carbonio) si lega molto più saldamente dell’ossigeno ai globuli rossi dell’emoglobina nel sangue, influenzando negativamente il trasporto dello stesso ossigeno nel corpo umano. Le conseguenze di un’intossicazione da CO dipendono dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato. Possono essere lievi, con sintomi come cefalea, nausea, vomito o gravi con sopore, perdita di coscienza, confusione, coma, convulsioni. Concentrazioni elevate o esposizioni molto prolungate, come può succedere durante il sonno, possono essere letali. Il monossido di carbonio diventa ovviamente molto più pericoloso quando si concentra in ambienti chiusi come la cellula di un camper. La terapia per gli intossicati è l’ossigenoterapia che, in molti casi, deve essere fatta in camera iperbarica.

Gas soporiferi
Venendo ai "leggendari" gas potenzialmente in dotazione ai malviventi, tra i più noti troviamo l’etere, tecnicamente conosciuto come etere dietilico (o dietiletere o etossietano), un composto chimico che a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall’odore caratteristico, estremamente infiammabile e nocivo, comunemente utilizzato come solvente. Uno degli effetti collaterali che ha, notato per la prima volta da due medici americani intoro al 1845, è quello di essere un potente anestetico, tanto che a partire dai primi del 1900 rimpiazzò completamente il conosciuto cloroformio per usi medici nelle sale operatorie per essere poi sostituito a sua volta da altre sostanze più sicure per i suoi problemi di volatilità e infiammabilità. È facilmente reperibile nelle bombolette usate per aiutare l’avviamento a freddo dei motori Diesel. Tra gli altri gas usati ci sono cloroformio, butano, etano e tricloroetilene insieme ad altri narcotici (protossido di azoto, il ciclopropano, l’alotano, il cloruro di etile, l’isoflurano e l’enflurano) che fanno parte dei medicinali in dotazione nei Pronto Soccorso e si presentano in forma liquida, vaporizzati a scopo fraudolento con comuni apparecchi tipo aerosol a batteria. Ovviamente gli anestetici veri sono di difficile reperibilità. Diverso è il caso del protossido d’azoto che non è soggetto a particolari restrizioni in quanto viene usato contro la proliferazione dei microorganismi (pseudomonas, salmonella, botulino ecc.) dall’industria alimentare ma anche per la sovralimentazione chimica dei motori. Tuttavia gli effetti narcotizzanti sono modesti.

I rilevatori di gas
Visti i tre principali problemi che possono derivare dai vari tipi di gas e dalla combustione a bordo dell’autocaravan, vediamo ora le soluzioni che, diciamolo subito, sono piuttosto efficaci e poco costose, per cui dovrebbero essere accessori indispensabili sul camper a tutela della sicurezza della nostra famiglia. C’è peraltro da chiarire, per non generare inutile apprensione, che i casi di avvelenamento da monossido di carbonio sono rarissimi sui camper, se correttamente tenuti, mentre sono molto più frequenti in casa (è una delle principali cause di avvelenamento nel mondo occidentale) e concentrati tutti durante i periodi di gran freddo quando si usano in maniera incauta forme varie di riscaldamento. Questo perché il camper nasce già con stufe efficienti, tiraggi d’aria e camini ben studiati e strutturati, sistemi di sicurezza valutati in sede di omologazione, aspetti che nelle abitazioni spesso sono trascurati. Fondamentalmente la sicurezza su questi aspetti relativi ai gas sugli autocaravan è data da speciali rilevatori di gas che, detto in parole povere, “annusano” l’aria e rilevano concentrazioni di sostanze tossiche già a livelli che sono ancora ben sotto i limiti di pericolo, avvisando con potenti allarmi sonori e luminosi del problema o anche collegandosi a ventole di tiraggio dell’aria che immediatamente favoriscono il ricambio e l’areazione (utile nel caso in cui fossimo ancora nel sonno o già storditi). Si tratta di piccoli strumenti generalmente alimentati a 12 v (ma esistono anche a batteria o con corrente di rete nel caso di quelli casalinghi), con uno o più “nasi” elettronici, tarati per sentire tutti i più comuni gas pericolosi. Sono in genere dotati non solo di un microprocessore che regola le funzioni, ma completi di sistemi di autodiagnosi che mettono al sicuro da malfunzionamenti e da un'uscita con relé cui collegare eventuali accessori, tipo ventole, sirene supplementari o anche allarmi esterni. Il funzionamento è in genere decisamente efficace e il riscontro dei gas tossici è praticamente immediato anche in bassissime concentrazioni. Uno dei problemi che però possono limitare l’efficacia di questi dispositivi sta nel diverso peso specifico, rispetto all’aria, dei tre principali gas che devono “scovare” per avvisarci: il GPL pesa più dell’aria e tende a depositarsi in basso e ad uscire se trova una via (le feritoie di areazione contro questo gas sono infatti messe in basso); il monossido di carbonio pesa appena meno dell’aria e tende a diffondersi un po’ ovunque preferibilmente verso l’alto ma soprattutto a permanere; i gas soporiferi hanno pesi differenti, ad esempio l’etere ha peso specifico superiore all’aria e tende a depositarsi in basso. Pertanto la soluzione migliore, ma purtroppo ovviamente la più costosa, è quella di avere dei dispositivi diversi per rilevare i differenti gas da posizionare in alto e in basso nella cellula; oppure dispostivi costituiti da un'unità centrale e più sensori da posizionare a differenti altezze; altrimenti, la soluzione di compromesso più usata, e più economica, è quella di avere i rilevatori sensibili a tutte e tre le sostanze, ma da posizionare a una altezza medio/bassa, per riuscire a intercettarle tutte comunque, seppur con meno efficacia rispetto alle soluzioni multi apparecchio o a più sensori. Va ricordato inoltre che questi apparecchi, avendo delle membrane sensibili alle diverse sostanze che vengono riscaldate per funzionare, subiscono una progressiva decadenza tecnica delle prestazioni, per cui vanno cambiati in genere dopo al massimo cinque o dieci anni di lavoro (a seconda di tipo, marca e modello); anche se, collegati con spina a 12 v o con interruttore a monte, restano ovviamente spenti quando il camper è fermo, per cui la durata potrebbe essere estesa nel tempo, ma non è consigliabile comunque superare i limiti suggeriti dalla casa. Come regola generale questi sensori non vanno posizionati nei pressi di prese d’aria, ventilatori, uscite d’aria di impianti di condizionamento, zone con elevata umidità o fuoriuscita di vapori. 

 

 

Autore: 
Alessandro Cortellessa
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Data Aggiornamento: 
27-04-2018
Data Pubblicazione: 
27-04-2018