Tu sei qui

Patagonia: un viaggio fuori dall'ordinario

La Patagonia, ce la racconta Marino


E' il 3 Febbraio 2010.
Io e mia moglie lasciamo Torino a bordo di un volo Alitalia con destinazione Roma, dove incontreremo i nostri compagni dell'avventura che andremo a compiere.
Qualche ora di attesa e si riparte a bordo di un Boeing 777 Alitalia, abbastanza nuovo ma piuttosto malridotto dato che le poltrone passeggeri che presentano difficoltà di inclinazione: a qualcuno troppa ad altri non si inclinano proprio.
13 ore di volo e si atterra a Buenos Aires dove, nonostante sia estate, il tempo è sul grigio e umido.
Ci spostiamo di aeroporto con un taxi e dopo qualche altra oretta di attesa prendiamo il volo per Ushuaia, dove finalmente comincerà il nostro vero viaggio.


cliccare per ingrandire l'immaginecliccare per ingrandire l'immagine


Arriviamo sul tardi e dopo 36 ore di viaggio finalmente ritroviamo un vero letto dove poterci riposare e riprendere per potere cominciare il viaggio il giorno successivo.


5 febbraio 2010.
Prendiamo possesso di due autocaravan su telaio mercedes gemellato, rinforzati nel telaio e costruiti in Argentina, con cellule non molto grandi, ma tutto sommato passabili.
Iniziamo il viaggio con una puntatina al parco Lapataia dove i castori hanno quasi distrutto il bosco con il continuo lavoro di costruzione di dighe. Fa piuttosto freddo ed il tempo minaccia pioggia, il vento forte ma è una cosa normale da queste parti.
Ci facciamo una bella passeggiata e ritorniamo poi ad Ushuaia dove visitiamo la cittadina, molto turistica con un porto dove arrivano le navi da crociera per il giro nell'antartide e per oltrepassare Capo Horn, spauracchio di tutti i naviganti. Andiamo a vedere l'ex carcere trasformato in museo e ci facciamo le foto davanti al cartello che indica che il luogo è "la fin du mundo" .

cliccare per ingrandire l'immagineDopo aver fatto rifornimento di generi alimentari e di quanto sarebbe servito iniziamo a puntare verso nord, facendo però una deviazione per visitare un'Estancia (specie di fattoria) fondata da una famiglia inglese e considerata l'insediamento umano più a sud del mondo.
Ormai stiamo viaggiando su sterrato ed occorre una guida particolare su queste strade. Non andare lenti o pare che si smonti tutto il camper: bisogna viaggiare ad una velocità minima di 80/90 km/h saltando così da un avallamento stradale all'altro, facendo però attenzione quando si incrociano dei veicoli rallentando moltissimo e sperando che loro facciano altrettanto al fine di evitare la rottura del parabrezza. Naturalmente la polvere che solleviamo è moltissima ed occorre una tecnica particolare nell'uso dello sterzo, anticipando un pochino la manovra e derapando sulla strada.

Il viaggio prosegue e raggiungiamo la frontiera con il Cile. Il vento soffia a 110 Km/h, è difficile anche recarsi a piedi negli uffici per le pratiche. 


Troviamo una confusione indescrivibile con la gente che si  ammassa agli sportelli e con una coda di cui non si capiva dove era la fine. Comunque dopo oltre due ore superiamo la burocrazia argentina e ci avviamo verso la burocrazia cilena con una strada ancora peggiore, incrociamo in quel tratto una colonna di camper americani che arrancano verso il confine.
cliccare per ingrandire l'immaginecliccare per ingrandire l'immagineRaggiunta la frontiera cilena per fortuna le cose vanno molto più velocemente e dopo un controllo a bordo per vedere se trasportiamo cibi deperibili (vietati) ci danno via libera. Arriviamo allo stretto di Magellano e lo superiamo con un traghettino, fortunatamente il mare è calmo. Notiamo nei pressi dell'imbarco dei cartelli che indicano "Terreno minato" ricordi di vecchie diatribe tra i due stati.  Raggiungiamo Punta Arenas, cittadina cilena dove si nota un certo benessere e dove troviamo un grande monumento a Magellano. Ci fermiamo a dormire sul lungomare su consiglio della polizia. Molto gentili sia loro che la gente del luogo, come in tutto il viaggio è successo con le persone con le quali cliccare per ingrandire l'immagineabbiamo parlato. Molte di loro ci hanno detto di essere discendenti di italiani anche se ormai la cultura e le tradizioni italiane sono state soppiantate da quelle sudamericane.
Ripartiamo in direzione Puerto Natales, ma passiamo prima da una pinguinera che è posta su un fiordo dell'oceano pacifico e dove vivono circa 12.000 pinguini.
Ne valeva la pena, è stato il primo incontro con questi simpatici animaletti e mi viene da ricordare tutti le altre specie incontrate durante questo viaggio.  Guanaco (simili al lama), nandù (simili agli struzzi), foche, elefanti marini, volpi, armadilli, condor, fenicotteri e poi, nella foresta tropicale brasiliana: tucani, altri animaletti di cui non ricordo il nome, e tantissime farfalle coloratissime che ti volteggiavano intorno.

cliccare per ingrandire l'immagineDopo Puerto Natales raggiungiamo le montagne del parco delle Torri del Paine, montagne bellissime e dove vi è un'ampia possibilità di fare trekking con guardia-parco pronti a consigliarti ed a fornirti cartine allo scopo. I nostri amici decidono di fare una camminata ed il giorno successivo partono prestissimo e tornano solo a pomeriggio inoltrato. Io e mia moglie invece decidiamo di fare un percorso più corto di circa 6 ore tra andata e ritorno. Si riparte e si ritorna in Argentina: passaggi di frontiera velocissimi questa volta.
Meta successiva è una delle più agognate e stimolanti di questo viaggio: Il
Ghiacciaio Perito Moreno!


E' veramente fantastico vedere una enorme massa di ghiaccio di cui non si intuisce la fine, che finisce nel lago e vederne i pezzi che si staccano piombando nell'acqua.  Sia qui che in precedenza sulla montagna  il tempo ci assiste, sono giornate bellissime.  Non riesco a descrivere la bellezza di questo posto. Bisognerebbe vederlo di persona, comunque è stato sapientemente valorizzato con un'ottima organizzazione del parco e con perfette passerelle per poterlo apprezzare al cento per cento.


cliccare per ingrandire l'immaginecliccare per ingrandire l'immagineNoi abbiamo fatto pure il giro in battello ma direi che visto dalle passerelle è ancora meglio.
Vicino alle cascate e vive di turismo vi è El Calafate, graziosa cittadina che ha saputo sfruttare ciò che la natura ha dato.

Fatto curioso: quando si entra in una cittadina molte volte si è fermati dalla polizia locale che registra i dati del mezzo e delle persone, facilitati dal fatto che il più delle volte la strada è una sola.


Adesso si va al Cerro Torre ed al Ftz Roy, montagne conquistate da scalatori italiani. Le loro imprese sono immortalate in fotografie e libri nel museo del parco. Anche qui posto bellissimo e pure il tempo ci è favorevole, solo il vento è sempre presente, decidiamo di fare insieme il trekking e dopo una prima scarpinata nel pomeriggio al mattino successivo camminiamo per 20 km con un dislivello di circa 700 cliccare per ingrandire l'immaginemt, ritorniamo per nulla stanchi e soddisfatti per i panorami visti e la bella giornata trovata.


Abbiamo notizia che la ruta 40 che porta a nord a seguito di un'alluvione è interrotta e per proseguire dovremo allungare il percorso di oltre 400 km puntando di nuovo a sud e poi risalire. Dopo un rapido consulto decidiamo di partire e visto che ci troviamo su uno dei pochi tratti asfaltati viaggiamo tutto il giorno percorrendo oltre 800 km.
Il giorno successivo - siamo ormai al 17 febbraio - viviamo la giornata più dura del nostro viaggio. Dobbiamo visitare la foresta pietrificata e per arrivarci abbiamo fatto una deviazione di 50 Km di strada bruttissima. Troviamo un campeggio spartano e ci fermiamo per la notte; al mattino vento e pioggia tremendi; cosa fare?
si va comunque, ma al ritorno, nonostante gli abiti antipioggia, siamo bagnatissimi tanto da doverci cambiare completamente. Per non parlare degli scarponi inzaccherati di una specie di malta che non va più via. Comunque meritava!
Il mio amico è nero in quanto nonostante avesse la macchina fotografica in tasca è entrata acqua e non va più (dovrà buttarla).


Il viaggio prosegue ed intanto più si va a nord e più fa caldo.
C
i fermiamo a dormire nei pressi di Commodoro Rivara, cittadina petrolifera. Alla sera scoppia un violento temporale ed al mattino, proseguendo il viaggio, vediamo che la città è stata alluvionata. Le strade sono piene di fango e tutta la città è sconvolta dalla massa di terra precipitata con l'acqua da una collinetta di terra e sabbia alle spalle delle case. Leggiamo poi che ci sono state pure delle vittime.


Arriviamo a Punta Tombo dove troviamo una colonia di oltre 200mila pinguini, da un'altura si vede la spiaggia popolata da un'infinità di esseri: sembra di essere a Rimini in Agosto ma non sono persone sono pinguini!
Non hanno paura e si lasciano avvicinare, guai a toccarli però: un tipo lo ha fatto e si è preso una bella beccata.
Unica cosa poco positiva è l'odore anche se il vento lo mitiga un po'.
Ormai fa caldo, andiamo a Trelew e visitiamo il museo dei dinosauri. Puntiamo poi su Puerto Madrin, punto di partenza per la penisola Valdes, luogo di natura incontaminata e di animali. Ci passiamo un paio di giorni e poi andiamo a Las Grutas tipica città balneare piena di bagnanti e dove anche noi ci bagniamo, ma solo ...le estremità!


cliccare per ingrandire l'immaginecliccare per ingrandire l'immagine


Ci stiamo avvicinando a Buenos Aires e dopo una puntatina ad El Condor dove vivono migliaia di pappagalli su delle falesie (in questo periodo sono però migrati da altre parti). Ci fermiamo a dormire con i due camper sul lungomare ed al mattino un signore che abita in una villa davanti a dove sostiamo viene a chiederci se abbiamo bisogno di qualcosa e se vogliamo andare da lui a fare colazione,. Ringraziamo e rifiutiamo, anche perchè siamo di partenza. Oramai le strade sono asfaltate e il 25 febbraio arriviamo a Buenos Aires,. Dovremo attraversarla tutta, per raggiungere la zona del Tigre. Grande è l'emozione quando passiamo davanti all'aeroporto dove 20 giorni prima ci eravamo imbarcati per il sud. 


Abbiamo chiuso l'anello!
Dedichiamo il giorno successivo alla visita del delta del Tigre sul Rio de la Plata. La vegetazione è cliccare per ingrandire l'immaginefoltissima e l'acqua color marrone per i residui di ferro nella terra che trasporta l'enorme fiume.
Dall'altra parte c'è l'Uruguay. All'imbarco si vede gente che carica povere cose sui barconi per trasportarle in Uruguay.
Il viaggio in barca dura qualche ora.
L'ultima notte sul camper la passiamo presso la villa del noleggiatore (www.andeanroads.com). E' una persona veramente gentile e corretta. Certo i mezzi non sono a livello di quelli U.S.A., ma in Argentina è già il massimo.
Al mattino ci accompagna all'aeroporto dove ci imbarchiamo con destinazione Iguazu per visitare le cascate. All'arrivo noleggiamo un taxi che ci porta all'hotel e decidiamo di servircene anche il giorno successivo per la visita alle cascate.
Qui troviamo un clima tropicale, caldo e molto umido con una pioggerella che di tanto in tanto cade ma non ci rinfresca. 


cliccare per ingrandire l'immaginecliccare per ingrandire l'immagine


Ci affrettiamo a recarci in una farmacia ad acquistare una crema antizanzara visto che qui c'è il pericolo della febbre gialla.
cliccare per ingrandire l'immagineLa visita alle cascate ci occupa tutto il giorno successivo. Sono stupende ed enormi, una massa d'acqua incredibile. Si trovano all'interno di una foresta tropicale con vegetazione fittissima. Sul lato argentino c'è un trenino con vagoncini aperti che ti porta a destinazione, mentre dal lato brasiliano c'è un bus a due piani. Non saprei dire da che parte sono più belle, sono meravigliose da entrambi i lati. Anche qui ottima organizzazione - sia argentina che brasiliana - i prezzi sono variabili a seconda della provenienza dei turisti.
Noi naturalmente siamo quelli che paghiamo di più.
Tornati a Buenos Aires giriamo per un paio di giorni nella capitale
che pur non avendo monumenti particolarmente importanti è una città che merita una visita.
I palazzi in stile europeo del centro, le nuove zone con i grattacieli di vetro e le affollatissime vie pedonali del centro: più che a Manhattan! 


cliccare per ingrandire l'immaginecliccare per ingrandire l'immagine


Certo, a pochi km dal centro trovi le favelas, ma è un male di tutte le metropoli. Si riparte il 3 marzo 2010: altre lunghe ore di volo notturne e ritorno nell'inverno piemontese.


Conclusioni.
Viaggio bellissimo ed interessante che ci ha permesso di vedere luoghi ancora non rovinati dall'intervento dell'uomo.
Spazi infiniti come nella Patagonia, dove gli animali sono ancora i veri padroni del territorio. Abbiamo percorso in camper 6500km di cui circa 1600 di strade sterrate. Un viaggio più avventuroso di quelli che di solito si fanno e che ci ha permesso di conoscere delle nuove realtà sulla vita di quei popoli, che ancora hanno molta strada da percorrere per arrivare ai nostri livelli, ma che comunque vivono abbastanza bene.


 


Autore: 
Redazione CamperLife
Punteggio: 
3.2

Average: 3.2 (5 votes)

Data Aggiornamento: 
08-03-2016
Data Pubblicazione: 
27-09-2010