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A Mesola in camper

 


 


 


Questa volta Amontillado vi porta con mano nelle segrete di un inquietante e misteriosissimo maniero situato nella valle del Po: il castello estense di Mesola.
Sarà un viaggio inquietante… e misterioso.


L'edificio è sede di numerose visite da parte dei turisti, che ne apprezzano le qualità architettoniche e il valore storico, ma pochi sanno delle strane apparizioni che da tempo si verificano fra le sue mura, e soprattutto, poco si sa degli sconcertanti documenti fotografici emersi di recente grazie all'inchiesta condotta dalla nota rivista scientifica "L'eco di Nostradamus".


Le foto non hanno bisogno di commenti: fra le antiche pareti del castello è visibile una figura dai contorni assai chiari, che senza ombra di dubbio non può classificarsi se non come un vero e proprio spettro.


La prima foto è stata scattata nel salone: l'illuminazione è eccessiva, ma la presenza del fantasma è comunque distinguibile. La seconda, di qualità migliore, sorprende il fantasma da tergo mentre osserva il paesaggio esterno attraverso la feritoia.

Le immagini sono state accuratamente passate al vaglio da esperti di tutto il mondo, molti dei quali di formazione decisamente scettica, e il responso è unanime: si tratta di fotografie autentiche.


Ma a quale misterioso trapassato corrisponde lo spettro?

Per rispondere a questa domanda è bene raccontare tutto dall'inizio, a partire da quel lontano 1634, anno in cui ha origine la travagliata vita del duca Romualdo d'Este, protagonista della storia che andiamo a raccontarvi.


La famiglia d'Este dominava la valle da diversi decenni, e gli storici riferiscono che la sua signoria si fosse distinta in Italia per intransigenza e ferocia reazionaria.

Secondo la leggenda (che noi misterologi naturalmente prendiamo integralmente per buona), il primogenito di Abelardo, 3° duca d'Este, e di Morganina Nascimbeni, sua sposa, mostrò già dalla nascita un evidente difetto fisico, che lo avrebbe segnato amaramente per il resto dei suoi giorni.

Romualdo, questo il suo nome, aveva infatti le sopracciglia unite.


Si dice che la levatrice, non avendo mai visto un neonato con delle sopracciglia, e per di più unite, lanciò un urlo agghiacciante, per poi accasciarsi a terra, morta dallo spavento.

Non dobbiamo dimenticare che siamo nel Seicento, e le sopracciglia unite, a quell'epoca, erano considerate un segno del maligno, e chi le portava veniva alla meglio emarginato; alla peggio, pestato a sangue.

Romualdo crebbe forte e vigoroso, e insieme al resto, anche le sue sopracciglia. La povera madre gli depilava continuamente la fronte, ma la ricrescita dei peli era istantanea. Provò a bruciarli, ma neanche questo bastò.

Il ragazzo fu costretto a girare per strada con una vistosa fasciatura sulle tempie, ma non appena la famiglia d'Este si accorse delle malelingue che circolavano in città, per scongiurare pericoli di sommosse popolari, gli proibì da quel momento in poi di varcare la soglia del castello, che da lussuosa dimora si trasformò per lui in un tetro carcere.




L'incredibile rassomiglianza tra Romualdo e lo spettro di Mesola

Un giorno, mentre suo figlio osservava sbavando la figlia dello stalliere attraverso la finestra, donna Morganina prese atto del fatto che era arrivato il momento per Romualdo di possedere una donna. Si recò in città e prese accordi con una giovane e bella prostituta, la pagò profumatamente e la portò al castello per presentarla a suo figlio.
Romualdo si fasciò la fronte, ricevette la donna con grande onore, come si addiceva a un onesto gentiluomo del tempo, e alla fine la montò, stando alle cronache del tempo, assai brillantemente.

Gli incontri si ripeterono spesso, anche più volte al giorno, fino a che la prostituta si innamorò del giovane rampollo.

Ma la sciagura era dietro l'angolo. Durante uno dei focosi incontri, la fascia che Romualdo portava alla fronte si allentò e cadde per terra, rivelando alla ragazza il disdicevole difetto del suo amante.

Resistendo allo svenimento, questa corse spaurita lungo il corridoio del castello, ma subito Romualdo la raggiunse, e in preda al delirio, la strangolò.

Non appena il fumo dell'ira fu svanito, e presa coscienza dell'orrendo crimine, il dolore fu insostenibile, e Romualdo si impiccò, usando una delle sue sopracciglia come corda.

Da quel giorno, ogni 17 giugno dell'anno, tra le stanze del castello di Mesola riecheggiano le grida della povera prostituta, e lo spettro di Romualdo si aggira senza pace, seminando il terrore fra i turisti. -


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a cura della Redazione di Camperlife.it


 



 



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Data Aggiornamento: 
02-01-2014
Data Pubblicazione: 
01-04-2009