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Medjugorje: mare e misticismo

Un itinerario che tocca le coste di Slovenia e Croazia e che arriva a : ce lo racconta Barbara Barichello, in viaggio con la famiglia e con il suo Ark Design Goal 90. 

Nei vari viaggi che, con la mia famiglia, abbiamo fatto un aspetto molto importante è stato “la meta” del viaggio. Anche questa volta su sollecitazione di amici che già erano stati a Medjugorje, pensavo che arrivare alla meta fosse l’essenziale, invece è stato ancora una volta il percorso: l’”andare” si è rivelato una vera scoperta e abbiamo vissuto il viaggio come un cammino che ci ha accompagnati a trovare il luogo delle apparizioni.

Abbiamo deciso di partire e di goderci il viaggio, quindi di visitare le città e i villaggi della Croazia e della Bosnia, per avvicinarci alla cultura balcanica e non arrivare in una sola tappa diretti e filati a Medjugorje.

Raggiunta Trieste, dove abbiamo sostato per la prima notte, di buon mattino ci siamo diretti verso il confine Sloveno: ci avevano avvisato che passando per  Padriciano, Basovizza e il valico Pesek avremmo evitato un tratto di autostrada sloveno che prevede l’acquisto della vignetta. Così ci siamo poi addentrati in Slovenia e, attraverso una bella strada tra i boschi che passa per la cittadina di Kozina, ci siamo diretti verso Opatjia (Abbazia), quindi con un tratto veloce di autostrada abbiamo raggiunto Rjieka (Fiume). Si inizia a costeggiare il mare e, a Bakar (Buccari), tornano alla mente i ricordi di scuola con la famosa “beffa di Buccari”  con le gesta eroiche dei MAS guidati da Gabriele D’Annunzio. In effetti, la strada domina la baia e dimostra come il luogo sia veramente adatto a proteggere le navi stanziate al porto da eventuali imboscate: si trattava veramente di personaggi audaci e temerari!

 

Percorriamo la strada n. 8 e sostiamo a Senji: siamo al 45° di latitudine Nord, come segnalato nella piazza principale del paese. Noi parcheggiamo nel piazzale sterrato che domina il paese e vediamo il castello Nehaj, base degli Uscocchi, terribili pirati che minacciavano l’Adriatico. Lasciamo la costa e con la strada n. 23, con un paio di facili tornanti, raggiungiamo in breve l’autostrada  A1, che ci porta velocemente a sud.

Arriviamo a Trogir, che ci sembra una piccola Venezia, sia perchè è costruita su un isolotto ed è collegata alla terra solo da un ponte, sia per l’architettura di case e chiese di netta influenza veneziana. Proseguiamo il giorno successivo visitando la città di Spalato (Split): con fatica troviamo un parcheggio adatto al camper e piuttosto vicino al centro città, però poi ci addentriamo nel Palazzo di Diocleziano che, in pratica, ha inglobato (o è inglobato) nella città stessa. E’ una vera e propria sovrapposizione di stili e architetture che lascia senza fiato. Vicoli e stradine sono ferme nel tempo, in alcuni momenti sembra di camminare nel pieno dell’età augustea e subito dopo ci si accorge che ormai sono passati duemila anni; gironzoliamo senza una meta precisa perché siamo attirati da ogni angolo ma dirigendoci verso est scopriamo il mercato delle erbe, o comunque un mercato all’aperto dove si vende un po’ di tutto, dalle verdure alle carni ai jeans e ai pulcini: un’atmosfera d’altri tempi, per noi!

 

Proseguiamo lungo la costa passando da Omis e arriviamo fino al termine dell’autostrada; transitando dalla dogana di Prolog arriviamo facilmente a Medjugorje: si tratta di un povero villaggio ai piedi di colline aride e sassose che, lo si capisce arrivando, deve il suo sviluppo al turismo religioso associato alle apparizioni della Vergine. Ci avevano indicato una fattoria-campeggio, il Camp Zamo per la sosta, ma ci accorgiamo che nel frattempo altri contadini si sono attrezzati e ospitano i camper e le caravan.

Visitiamo subito il centro religioso con la chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo e poi chiediamo informazioni per salire al monte delle apparizioni. Con fatica ci orientiamo (sia per la lingua sia per gli scarsi cartelli di segnalazione) ma raggiungiamo il punto dove i pullman scaricano ondate di pellegrini che salgono al monte Podbrdo, dove ci sono le famose croci blu. Il luogo si trova poco lontano dalla strada asfaltata ma, sia mio marito che mio figlio (due scettici di natura), rimangono stupiti dalla fede di alcune persone sofferenti che si trascinano fin là: chi è cieco e chi è gravemente malato e percorre questo breve tratto in salita con fatica, chi è a piedi nudi, tra pietre e fango e sale recitando il rosario. Veramente riconosciamo anche noi, è tangibile e percepibile, qualcosa di potente che ti prende, ti coinvolge e ti cattura. Tra le tante persone c’è chi si ferma e prega, altri (e anche noi) continuano la salita verso un’area chiamata Ukazanja, cioè “delle apparizioni”; il percorso diventa ancora più impervio e faticoso, perché è caratterizzato da un misto di pietre e fango molto scivoloso, ma lo percorriamo anche noi mescolandoci tra altri pellegrini, alcuni dei quali continuano a salire scalzi e recitando il rosario. In cima la sosta per una preghiera e poi la discesa, se possibile ancor più difficoltosa, proprio a causa del terreno calcareo molto scivoloso. Ci spostiamo con il camper presso il parcheggio del Kriezevac, anche questo un luogo sacro, di vera fatica e non a caso dedicato alla Via Crucis. Non apparteniamo ad alcun gruppo religioso e non seguiamo altro se non le funzioni pubbliche e comuni in lingua italiana, ma ci accorgiamo che alla S. Messa della domenica saremo almeno in tremila persone, che riempiono un grande anfiteatro all’aperto che ha ospitato anche il Papa. Consideriamo Medjugorje, al Camp Zamo, il nostro punto base per conoscere questa parte della Bosnia e così andiamo a Mostar: sia lungo la strada sia in città, rimaniamo colpiti della presenza ancora tangibile dei segni della guerra. Molte case sono ancora fatiscenti, sventrate dalle bombe, oppure portano i segni dei colpi di granate; ci rendiamo conto che c’è miseria, però notiamo anche che la gente è abituata a vivere con chi ha una religione diversa: cimiteri ebraici, cristiani e musulmani sono confinanti e si differenziano solo per colore e simboli nelle tombe, così come le epigrafi mortuarie o le rispettive chiese. Per noi è strano pensare che una popolazione abituata a convivere con il “diverso” abbia iniziato una guerra (…e che guerra!). Naturalmente percorriamo il ponte che tante volte abbiamo visto in televisione, quando era integro, quando poi è stato distrutto (nonostante fosse inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità) e infine ricostruito, ma vogliamo visitare la città, le sue chiese e le moschee, di cui tanto abbiamo sentito parlare. Proseguiamo per Capljina: tanti i campi coltivati con cura e poi per Svitava, attraverso una valle paludosa ma ora bonificata, una zona umida veramente interessante per la flora e la fauna e dove si notano ancora i segni della guerra, con bunker e aree mitragliate.

La strada principale ci riporta in Croazia, ma per procedere verso sud si ritorna in Bosnia: solo 9 km di Bosnia di sbocco nel mar Adriatico con un’unica città, Neum, un porto fortificato e, a nostro parere, anche un po’ minaccioso, ma soprattutto una cementificazione selvaggia: è chiaro che ogni bosniaco vorrebbe avere una piccola dimora al mare! Rientriamo in Croazia con una certa apprensione perché al valico ci controllano i documenti con una certa severità, diciamo di essere diretti a Dubrovnik (Ragusa), limite sud del viaggio e, forse, questo ci aiuta un po’. Dubrovnik è una splendida città, una città fiera e nobile che percorriamo a piedi solo dopo aver sistemato il camper in uno dei tanti campeggi nella zona di Babin Kuk (un po’ caro per la verità). E’ racchiusa in una piccola penisola a picco sul mare e il giro delle mura è veramente una delizia per gli occhi, perché offre scorci incredibili a qualunque ora del giorno e della notte. Ci riportiamo verso nord sostando a Slano, dove il mare bellissimo è proprio a pochi passi dal camper. Il tempo a nostra disposizione è agli sgoccioli perciò rapidamente torniamo verso casa: non trovando un campeggio confacente alle nostre richieste, chiediamo a un’osteria la possibilità di cenare e poi sostare nel piazzale di proprietà. Così dormiamo proprio in riva al mare a Jadranovo, dopo una lauta cena a base di pesce e una lezione di storia moderna tenuta da “Nino”, il gestore del ristorante. Il rientro come al solito è doloroso perché ci riporta alla quotidianità: rimangono nel cuore e nella mente gli incontri con le persone e i luoghi visitati, l’incontro con una cultura simile alla nostra lungo la costa, ma molto diversa non appena ci si allontana dal mare. E poi il pellegrinaggio a Medjugorje, iniziato tiepidamente e trasformatosi invece in un momento emotivamente molto forte, da ricordare e da ripetere in futuro.

 

Il viaggio in numeri


  • Autrice: Barbara Barichello (barbarabarichello@gmail.com)



  • Membri dell’equipaggio: Luigi (marito), Francesco e Chiara (figli)



  • Città: Jerago con Orago (provincia di Varese)



  • Veicolo: ArkDesign Goal 90 su IVECO 35 C18 del 2011



  • Viaggio: effettuato dal 4 aprile 2012 al 10 aprile 2012 



  • Tappe: circa 2500 chilometri percorsi complessivamente, per una spesa di circa 1000 €



  • Soste: Trieste N 45°38’47,9” E 13°45’20,9”; Senji N 44° 59’37,4”  E 14° 53’ 58,7”; Camp Zamo – Medjugorje N 43°11’37,5” E 17° 40’ 36,2”; Slano N 42° 46’31,6 “ E 17° 53’ 6,0”; Jadranovo N45° 13’53” E 14° 36’ 47,0”; Duino N 45° 46’24,6” E 13° 35’ 56,2”


Note importanti

Il viaggio a Medjigorie descritto è possibile sia per autocaravan sia per auto più caravan: le strade sono infatti agevoli e veloci, non è difficile trovare campeggi e luoghi per i rifornimenti.

L’autostrada slovena prevede l’acquisto di una vignetta (validità 1 gg, 5 gg o 1 mese) per evitarla noi abbiamo percorso la strada n. 14 per Basovizza, valico di Peseke poi Kozina (strada n. 12  in Slovenia) e poi valico di Rupa (Ruppa) per entrare in Croazia.

In Croazia è severamente proibito sostare per la notte fuori dagli spazi attrezzati o privati, i campeggi ci sono sembrati piuttosto cari (tranne quelli “familiari”);  invece contrattare una cena con sosta camper con il gestore di un’osteria è risultato spesso più conveniente.

Sia in Slovenia che in Croazia si utilizza l’euro, invece in Bosnia si usa il “Marco bosniaco” (BAM) che vale circa 0,50 €, ma vengono facilmente accettate le banconote in euro. Il prezzo del gasolio è inferiore a quello italiano e il costo della vita è decisamente favorevole per gli italiani.

 

Bibliografia

Guida  T.C.I, Croazia, ed. 2004
Guida T.C.I,  Europa e paesi del Mediterraneo: Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina,  Serbia e Montenegro, Albania, Macedonia, ed. 2008
Lonely Planet,  Croazia, ed. 2011

 

Autore: 
Barbara Barichello
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Data Aggiornamento: 
08-08-2014
Data Pubblicazione: 
08-08-2014