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L'Italia in lungo e in largo | I viaggi dei lettori

Da Pordenone alla Sicilia: 3 camper, 6 amici, 27 giorni, 4.000 chilometri e 5.600 foto: tra storia, arte e natura, ecco l’avventura raccontata da Paola Pascotto Carnera

Viaggio effettuato dal 3 al 30 agosto 2014
L'autrice: Paola Pascotto Carnera (66 anni) da Pordenone
Il veicolo: Elnagh Duke del 2010
Le località toccate: Pordenone - Anghiari - Monterchi - Citerna - Città di Castello - Montone - Eremo Le Celle - Cortona - Torciano - Bettona - Casciano dei Bagni - Bolsena - Civita di Bagnoregio - Viterbo - Pompei - Sorrento - Napoli - Ercolano - Vico Equense - La Pietra - Sicilia - Avola - Oasi di Vendicari - Villa del Tellaro - Pachino - Capopalo - Noto - Avola Vecchia - Cavagrande - Cave d’Ispica - Comiso - Villa di Donnafugata - Donnalucata - Scicli - Caltagirone - Morgantina - Scala dei Turchi - Mazara del Vallo - Favignana - Levanzo - Trapani - Erice - S. Vito lo Capo - Palermo - Campofelice di Roccella - Cefalù - Himera - Torre Carbonogara - Civitavecchia - Amelia - Pordenone
I chilometri percorsi: circa 4.000 (in 27 giorni)

Siamo partiti da Pordenone il 3 agosto alle 11.30, in una giornata da bollino nero.
Siamo due camper: io e Silvano su Elnagh e Graziella e Bruno su Hobby. Sono decenni ormai che facciamo le vacanze insieme, tutte in camper.
Gli amici Licia e Francesca ci raggiungeranno, a bordo di un altro Elnagh, fra una settimana.
In questi otto giorni abbiamo deciso di percorrere la E45 e di visitare molti paesini indicati tra i Borghi più belli d’Italia.
La nostra prima tappa è Anghiari, dove parcheggiamo ai piedi della città, un po’ in pendenza, per poi raggiungere il centro storico con l’ascensore. Anghiari, protetto da imponenti mura duecentesche, conserva intatti l’atmosfera e il fascino delle piccole città medievali; è un piccolo gioiello, in una posizione strategica. Giriamo per i vicoli e le scalette e ceniamo al ristorante del Granduca, con piatti locali di salumi. Bella la passeggiata alla luce della notte.

Lunedì 4 agosto
Ci svegliamo immersi nella nebbia. Peccato, perché la strada sulle colline con i girasoli sarebbe da fotografare. Giungiamo a Monterchi e andiamo al Museo della Madonna del Parto di Piero della Francesca (€ 5,5 con Museo della bilancia), che è collocato in una ex scuola, ai piedi del centro storico. Visitiamo poi il borgo, di chiara impronta medievale, ma ricostruito a seguito di un incendio nei primi del Novecento, che è arroccato su una collina isolata, sovrastante quelle della Valtiberina.
Raggiungiamo un altro tra i Borghi più belli d’Italia che, personalmente, non avevo mai sentito nominare: Citerna, un vero spettacolo. Nella storia è stato un fortilizio e conserva la memoria della sua ricca storia nei monumenti, tra cui la cinta muraria, i camminamenti medievali e l’acropoli sovrastante il borgo. La particolare struttura edilizia del borgo si sviluppa nel sottosuolo, con camminamenti, percorsi, volte e numerose cisterne di raccoglimento di acque piovane (noi abbiamo visitato quella sotto il Municipio), costituenti un sistema complesso di reperimento idrico. Imbocchiamo nuovamente la E45 e raggiungiamo Città di Castello. Sostiamo al parcheggio Ferri, alberato (con carico e scarico camper). Andiamo in centro con la scala mobile. Città di Castello vanta un notevole patrimonio artistico e una bella vista sulla valle. Accanto alle architetture trecentesche del Palazzo dei Priori e del Palazzo del Podestà, sorgono il Duomo, d’origine romanica e, a poca distanza, la gotica chiesa di San Domenico. Ci rimettiamo in marcia e, prima di Umbertide, deviamo per visitare Montone. Pur nelle sue modeste dimensioni, vanta un cospicuo patrimonio artistico, che si rivela nelle sobrie architetture di palazzi e chiese. La Collegiata è il primo monumento da vedere (risale al 1300). Ma quello che è piaciuto a noi è stata la piazzetta, un punto di riferimento molto familiare, dove i residenti si incontrano, giocano a carte, bevono un bicchiere e i bambini si divertono: un’atmosfera particolare di sereno vivere, come in famiglia. Cena al “Ristorante del Verziere”, con bella vista sulla pianura.

Martedì 5 agosto
Si riparte per Cortona sulla SP34, tra verdi colline costellate da piccoli borghi, castagni e querce, una strada panoramica senza traffico ma un po’ tortuosa. All’altezza di Torreone giriamo verso l’Eremo Le Celle (a 5 km da Cortona), arroccato tra le grotte naturali del Monte Sant’Egidio. L’Eremo è il primo convento costruito da San Francesco di Assisi (1211) ed è stato da lui abitato. Meglio parcheggiare lontano, perché l’area park di fronte all’entrata è limitata a 5 o 6 posti auto. Il luogo purtroppo ci sembra “finto”, troppo pulito e in ordine, forse un po’ troppo ristrutturato, con il suo negozietto di souvenir con la parabola satellitare. Continuiamo verso Cortona, dove tutti i parcheggi intorno alle mura della città sono occupati. Dopo molto girare, troviamo un bel parcheggio camper in mezzo alla campagna, nei pressi della parrocchia di S. Marco in Villa. Riproviamo a visitare Cortona nel pomeriggio e questa volta troviamo posto ai piedi della città, in un parcheggio gratuito per camper e auto su ghiaino, ma con panorama sulla valle e adiacente al centro, raggiungibile con le scale mobili. Cortona è tutta in pendenza, ricca di bei palazzi, chiese, tante gallerie d’arte e bei negozi.

Mercoledì 6 agosto
Si riparte da Cortona e si costeggia il lago Trasimeno fino ad arrivare a Torciano. Viene segnalato tra i Borghi più belli d’Italia, ma non mi è parso un granché: una bella torre, una bella vista sui vigneti e un bel parcheggio per camper (con carico e scarico). Dopo aver comprato al mercato frutta, verdura e paté per i crostini, ripartiamo per Bettona che, invece, è una cittadina veramente da godere. Dal colle di Bettona, che si trova al centro dell’Umbria, la vista camper san casciano dei bagni toscana terme liberespazia su Perugia, Assisi, Spello, tutte lontane più o meno una ventina di chilometri. Il centro storico è circondato dalle mura, le quali poggiano in parte su quelle originarie etrusche, composte da grosse pietre squadrate in arenaria, visibili per un tratto. Acquistiamo pane, focaccia, capocollo, pancetta, pecorino e pranziamo all’ombra, con vista sulla pianura. La prossima meta è San Casciano dei Bagni, in Toscana, in provincia di Siena, a 583 metri di altezza. Le numerose sorgenti termali presenti in paese hanno fatto sì che le popolazioni etrusche e poi i Romani si insediassero in questa zona. Anche gli imperatori romani, come Ottaviano, si curavano in queste terme. C’è un parcheggio in entrata al paese (con carico e scarico a € 10 al giorno) e lì ci fermiamo per poi giungere a piedi, dopo una bella discesa di 600 m, alle tre vasche di acqua calda, libere, che sgorgano a una temperatura di 41°C.
Il paese è molto pittoresco con tante belle chiese e palazzi e una cornice eccezionale data dalle colline. Ceniamo in piazza al “Ristorante Daniela”. Per la notte ci spostiamo di 500 metri, in un parcheggio che guarda le colline.

Giovedì 7 agosto
La nostra meta stamattina è Civita di Bagnoregio, ma, prima di arrivarvi, ci fermiamo a Bolsena, in provincia di Viterbo, una bella cittadina sull’omonimo lago, circondata da mura. Percorriamo i vicoli antichi e giungiamo, sempre in salita, alla Rocca Monaldeschi della Cervara, che si erge sulla sommità di un rilievo che domina il quartiere medievale. Ci rimettiamo in marcia in direzione di Orvieto. Arriviamo a Civita di Bagnoregio, la città che muore. Parcheggiamo in centro e prendiamo il bus perché la città vecchia dista 1,5 km: è su un colle di tufo, circondato da ampi calanchi, a cui si accede attraverso un grande ponte sospeso. Oltrepassata la porta di accesso al paese, entriamo in un altro mondo: rumori ovattati giungono dalla valle, solo il parlare dei turisti ci accompagna; sembra un isolotto sospeso nell’aria. Ripartiamo verso Viterbo, alla ricerca delle terme. Alla fine ci fermiamo al Bullicame: facciamo un bagno nelle vasche e poi andiamo in centro. Il posto era sporco e non ci andava di fermarci a lungo. A Viterbo troviamo un parcheggio sotto le mura, libero di notte, anche se rumoroso. A cena andiamo al ristorante/pizzeria “Labirinto”, molto carino.

Venerdì 8 agosto
Decidiamo di spostarci, in attesa che arrivino Licia e Francesco, che partiranno sabato. Andiamo al Campeggio Spartacus di Pompei, che è alle porte del sito archeologico, vicino all’autostrada e al trenino della circumvesuviana. Con 4,40 €  prendiamo il treno a/r per Sorrento. Il paese purtroppo è troppo sfruttato: peperoncino, olio, limoni, limoncello, tutto in comode confezioni regalo. È sicuramente una bella cittadina, che guarda il mare e il Vesuvio, e noi abbiamo atteso il tramonto affacciati dall’alto, con una granita al limone. Alle 21.40 riprendiamo il treno per Pompei.

Sabato 9 agosto
Da Pompei con il trenino andiamo a Napoli con un biglietto giornaliero molto comodo (che comprende bus e metro), a poco più di € 9. Arrivati alla stazione Garibaldi, prendiamo la metro per arrivare alla stazione Toledo, nei quartieri spagnoli. È un vero gioiello dell’urbanistica: i due grandi mosaici dell’artista William Kentridge, le scale mobili illuminate dall’interno, l’elegante gioco di colori e la suggestiva galleria del mare di Bob Wilson rendono unica questa struttura. Giriamo nel quartiere tra bancarelle di frutta, verdura, pesce, trippa e negozi dove tutto costa pochissimo, palazzi fatiscenti, alcuni con un’eleganza un po’ triste e altri magistralmente restaurati.
Questa è la vera Napoli.
Visitiamo poi il Complesso Monumentale di Santa Chiara, che comprende chiesa, monastero e convento. Visitiamo il museo, ma bellissimo è il chiostro maiolicato. Siamo davvero stanchi di camminare, ma dopo pranzo, non possiamo perderci la via S. Gregorio Armeno, famosa per le botteghe artigiane di presepi.

Domenica 10 agosto
Stavamo andando a prendere il trenino, quando ci ha telefonato alle 9.30 Francesco: erano già arrivati! Andiamo tutti insieme a Ercolano. Paghiamo 11 €  di entrata e ci consegnano una piccola e interessante guida con pianta della città. Nell’antichità Ercolano sorgeva su un promontorio a picco sul mare e l’area originaria era circa un terzo della vicina Pompei. Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio seppellì la città con un’enorme colata di fango e lava che, solidificandosi, ricoprì il centro urbano con uno strato da 12 a 25 metri, sigillandola e preservandola così dalla distruzione. Le operazioni di recupero dell’abitato hanno riportato alla luce, tra l’altro, rovine delle splendide residenze dei patrizi romani e soprattutto le terme. Una visita certamente da consigliare, insieme a Pompei. Nel pomeriggio, sempre con la circumvesuviana, andiamo a Vico Equense, verso Sorrento. Non ci eravamo mai stati ed è un gioioso paesino da scoprire. La vita sociale di Vico Equense si concentra nella sua piazza principale: piazza Umberto I. Ma è nel quartiere più antico che si scopre la vera anima di questa cittadina a picco sul mare, dove le architetture “narrano” di un periodo angioino di splendore.

Lunedì 11 agosto
Si riparte verso sud, imboccando la Salerno - Reggio Calabria. Ora la strada è a tre corsie: è quindi percorribile senza stress e regala un bel panorama. Usciamo a Vibo Valentia, ma non sappiamo dove parcheggiare. Seguiamo la litoranea verso Tropea, passando per paesini che ci fanno venire i capelli dritti: strade strette, sottopassi, auto parcheggiate in malo modo, terrazzini bassi. Ci segnalano il Campeggio Scogliera Azzurra, sul mare (loc. Scrugli – La Pietra), facile da raggiungere. Invece la strada è stretta, a imbuto, e Francesco riesce a passare a filo delle auto parcheggiate sul lato destro della strada, in divieto. Noi ci fermiamo, non saremmo riusciti a passare, e parcheggiamo in un cortile e lì aspettiamo per due ore. Poi finalmente riusciamo a entrare nel campeggio, che non è male, ma dà servizi solo a pagamento (30 €  per la notte, senza luce, né docce calde).

Martedì 12 agosto
Una luna piena alle 6.30 è ancora ben visibile. Siamo chiusi dentro al campeggio, con cancello serrato con la catena. Contesto il costo senza servizi del campeggio (solo parcheggio), ma non ottengo nulla. Ripartiamo verso Villa S. Giovanni, dove ci imbarchiamo con Caronte e con € 56 (1 camper, due persone) siamo in Sicilia. Cerchiamo un campeggio in riva al mare e al secondo tentativo telefonico troviamo disponibilità, alle porte di Avola, al Camping Sabbiadoro, un posto favoloso, sotto gli ulivi e i carrubi, a un passo dal mare. Il vento spira forte, meno male, perché ci sono 43°, ma è secco e si sta benissimo. Io e Silvano facciamo un giretto  con la vespa per conoscere Avola, la costa e i dolmen. Cena nel ristorante (rinomato) del campeggio, assaporando le squisitezze degli antipasti misti.

Mercoledì 13 agosto
Notte magnifica e stamattina gli amici prendono l’autobus e vanno a Siracusa. Noi, in vespa, andiamo verso sud. Prima tappa è la Villa romana del Tellaro, a poca distanza da Noto, con splendidi mosaici che non hanno nulla da invidiare a quelli della Villa del Casale a Piazza Armerina. Proseguendo verso Noto torno volentieri all’Oasi di Vendicari, una meravigliosa oasi faunistica e avicola con un mare blu, un cielo azzurro intenso e la vecchia tonnara. All’interno dell’Oasi si trova la Torre sveva di Vendicari, edificata in epoca aragonese.
Fino ai primi decenni del Novecento era ancora in attività la tonnara, di cui rimangono alcune strutture di cemento, in corso di restauro. A un centinaio di metri di distanza dalla Torre fu rinvenuto dalla Soprintendenza un impianto romano per la lavorazione del pesce. Andiamo ancora più a sud, sino a Pachino, per una granita al caffè. Raggiungiamo Capopalo, con il faro e lo scorcio più panoramico della Sicilia, chiamato “dei due mari”. Siamo al punto più a sud dell’isola e si sente. Riprendiamo la vespa nel pomeriggio, dopo un riposino, e andiamo in centro ad Avola, per la granita al limone e la tonnara. Dell’antica struttura, ormai, è rimasto ben poco, come il grande arco a tutto sesto. Da qui venivano tirate in secco le barche per la stagione invernale. Peccato che ora sia diroccata, ma sembra che il complesso sia stato acquistato da una società straniera e diventerà un hotel 5 stelle.

Giovedì 14 agosto
Alle 8, quando ancora il caldo è sopportabile, noi andiamo a Noto con la vespa e gli amici in autobus. La città è rinata dall’ultima volta che siamo stati qui: i restauri sono stati fatti e la città del barocco è tutta da fotografare. Abbiamo visitato la Cattedrale, gioiello dell’architettura del ‘700, che è un’icona del barocco, e poi il Palazzo Nicolaci. Il palazzo dei principi è qualcosa di spettacolare e oggi, riportato agli antichi splendori, dà la dimensione della ricchezza e dell’opulenza che la città ha vissuto in un’epoca ormai lontana. Nel pomeriggio giro in vespa sulla costa verso Siracusa: Fontane Bianche, Ognina, tutte piccole contrade con ville, casette, catapecchie, stradine verso il mare. Potrebbe essere bello, ma purtroppo tutto è mal organizzato e con strade indecenti.

Venerdì 15 agosto
Noi con la moto andiamo ad Avola Vecchia, sita a pochi chilometri dal centro di Avola. È qui che sorgeva la città prima del rovinoso terremoto, sul monte Aquilone. Sulla cima di esso si può ammirare quello che resta del passato di Avola e dell’antica civiltà e godere di un panorama mozzafiato. E poi su, sino a Cavagrande, dove è segnalata un’area sosta per camper per raggiungere i laghetti e le cascate del canyon sottostante, ma è tutto chiuso. Ci vorranno mesi o anni prima che tutto torni alla normalità. Infatti, nel giugno 2014, un enorme incendio ha distrutto la riserva naturale di Cavagrande del Cassibile. Nota per i suoi laghetti, la zona era una meta ambita dai turisti. Nonostante l’intervento dei vigili del fuoco e della guardia forestale, che hanno domato le fiamme, si è salvato ben poco. Peccato.

Sabato 16 agosto  
Lasciamo il campeggio e raggiungiamo Cave d’Ispica, ma le nostre aspettative sono disattese perché il sito è enorme e noi siamo arrivati dalla parte sbagliata. Riusciamo solo a vedere la piccola Cappella di S. Nicola. Poi raggiungiamo Modica, sempre bella ed elegante, ma non ci fermiamo perché l’abbiamo già visitata in passato. Andiamo a Comiso, paese che ci era stato segnalato, ma dopo una rapida occhiata, decidiamo di continuare verso sud. Non possiamo perdere la Villa di Donnafugata, una sontuosa dimora nobiliare del tardo ‘800 su un’area di circa 2500 mq, con un’ampia facciata, coronata da due torri laterali. Arriviamo all’imbrunire al camping Piccadilly di Donnalucata, ma è pieno. Per fortuna troviamo il piazzale sul mare libero e pernottiamo con il rumore del mare, cenando in riva. Tramonto spettacolare!

Domenica 17 agosto
Arriviamo a Scicli. Ci torniamo volentieri, dopo 8 anni. Giriamo in centro e adiamo al Municipio che, nella fiction di Montalbano, rappresenta l’entrata della Questura di Montelusa. Scicli ha creato un business intorno a Montalbano. Purtroppo abbiamo perso la festa in costume con i cavalli bardati del giorno prima, ma oggi stanno preparando l’infiorata davanti alla chiesa. È un peccato lasciare la bella cittadina, ma andiamo a nord, tra le colline di olivi e vigneti, verso Caltagirone, dove, all’ora di pranzo, parcheggiamo facilmente in alto, sotto gli alberi (altrimenti c’è sempre il parcheggio sotto la città, raggiungibile con tante strade in salita). Arriviamo facilmente alla Scala di Santa Maria del Monte, con ben 142 gradini.
Ogni alzata della scala è rivestita con mattonelle in maiolica policroma, raffiguranti vari motivi ceramici in uso in Sicilia dall’età araba all’800. Proseguiamo in camper in mezzo alle colline, con viste spettacolari della campagna. Ci fermiamo a vedere la Villa del Casale e proseguiamo poi per Morgantina, purtroppo poco visitata. Dico purtroppo perché per me è spettacolare. Portata in parte alla luce intorno agli anni cinquanta, grazie a scavi condotti da archeologi statunitensi e che proseguono ancora oggi con archeologi inglesi, in un paesaggio mozzafiato, la località conserva i resti di quella che nell’epoca ellenistica fu una ricca cittadina romana dell’entroterra siciliano; troviamo i resti di capanne dell’età del bronzo, il teatro, edifici pubblici e la fontana monumentale. È un posto che emoziona, anche se dovrebbe essere valorizzato perché c’è poca manutenzione. Notte e cena nel parcheggio.

Lunedì 18 agosto
Ripartiamo verso Agrigento. La nostra meta è la Scala dei Turchi, il Campeggio Rossello, in riva al mare.  Siamo parcheggiati su uno sterrato, non è un granchè, ma la posizione è perfetta. C’è molta gente in spiaggia nel pomeriggio e fanno anche i fanghi, come a Sciacca. Poi, all’imbrunire, quando il sole batte e risplende sulle montagne bianche della Scala Turca, ci incamminiamo lungo percorsi bianchi e godiamo dell’ultimo sole.

Martedì 19 agosto
Oggi relax, ma solo per me e Silvano. Gli amici si sono invece fatti una sfacchinata sino in cima alla Scala dei Turchi: è un giro impegnativo perché è una falesia viva costituita da uno sperone di marna bianca, alta, prominente sul mare, le cui falde digradanti a strato conferiscono un aspetto molto suggestivo, accentuato, a sua volta, dai forti contrasti cromatici, se si pensa all’azzurro del mare e del cielo, contrapposto al bianco acciecante della roccia.

Mercoledì 20 agosto
Ci mettiamo in marcia verso Trapani. Bella strada panoramica tra vigneti, olivi, che passa lungo la famosa zona delle arance di Ribera. Giungiamo così a Mazara del Vallo: che scoperta straordinaria. Parcheggiamo facilmente il camper lungo il porto. Mazara, che dista meno di 200 km dalle coste tunisine, ancora oggi è considerata uno dei principali centri per la pesca d’altura. Andiamo subito in pescheria e compriamo tanti gamberoni, a 13 € al kg! E poi giriamo per la città, tra 100 chiese, vicoli da fotografare con piastrelle decorative e il teatrino di S. Giuseppe come una bomboniera. Il vecchio centro storico, un tempo racchiuso dentro le mura normanne, include molte chiese monumentali. Uno dei reperti di pregio dell’esposizione permanente di Mazara del Vallo è la statua del “Satiro danzante”, dalla quale il museo prende il nome. Rinvenuta nel corso di una battuta di pesca nelle acque del Canale di Sicilia nel 1997, la scultura si presenta come un raro esempio di statua bronzea ellenica. Non ci sono molti campeggi in zona, ma troviamo un’area sosta per camper vicino a Trapani, all’Hotel Le Saline. Non è un granchè, ma domani abbiamo intenzione di fare un’escursione all’isola di Favignana, prenotata proprio in hotel. Cena preparata da Graziella nel parcheggio: i favolosi gamberoni alla busara, parte con la pasta e parte ai ferri.

Giovedì 21 agosto
Non volendo muovere i camper, ci facciamo venire a prendere da un taxi che ci porta all’imbarco per Favignana. Riusciamo a trovare posti comodi in alto, sotto il tendalino e con tavolino, e ci godiamo questo mare. L’isola di Favignana è bella, con il suo borgo antico, anche se un po’ troppo turistica. È la perla delle Egadi, a forma di farfalla, e ci accoglie con colori e immagini tipiche della Sicilia. Tanti gozzi colorati, un mercato del pesce improvvisato, la grande villa Florio che domina il porto con i suoi merli, la bella archeologia industriale della Tonnara Florio, all’altro capo della baia, e le grandi tende a righe che caratterizzano le case dell’isola. A me è piaciuta molto l’area dove il mare sommerge vecchie pavimentazioni, grotte e magazzini e dove naturalmente Graziella, Bruno e Licia hanno fatto il bagno in un mare limpido con un’acqua blu. Riprendiamo la nave e ci fermiamo alla Cala Rossa, con acqua dal turchese al cobalto: mare caraibico, eletta da Skyscanner “la spiaggia più bella d’Italia” nel 2014. La barca si ferma al largo per il bagno collettivo nell’acqua alta. Viene poi servito il pranzo, che devo dire è ottimo. Nel pomeriggio facciamo il giro dell’isola di Levanzo, una piccola bomboniera bianca e blu sotto la montagna. Bellissima, molto più di Favignana. Bisognerebbe avere più tempo per una passeggiata lungo il perimetro dell’isola, ma noi non ne abbiamo. Rientrati a Trapani alle 19, Nino del taxi ci aspetta e ci riporta all’area sosta. Ci diamo un’ora di tempo per prepararci e alle 20 Nino ci riprende per portarci in centro a Trapani, dove, lungo la strada vediamo le famose saline. È ora di cena, ormai, e ci viene segnalata la pizzeria “Amici miei”, in riva al mare. Facciamo poi un giro per la città che, a quest’ora, è piena di gente che passeggia, mangia un gelato tra bei palazzi e bei negozi.

Venerdì 22 agosto
Partiti alle 8.30 per raggiungere i piedi della montagna di Erice, da dove parte la cabinovia, e con € 9 a/r entriamo, quasi per primi (prima della grande affluenza turistica) nella cittadina medioevale arroccata sulla montagna, che è veramente bella, con le sue caratteristiche vie acciottolate e tante chiese ristrutturate.
Supera le nostre aspettative: anche se molto turistica e curata, è ancora piuttosto autentica. Facciamo l’immancabile abbuffata di dolci: creazioni di pasta di mandorle con granita al caffè, a un costo vicino all’oro. E per smaltire le calorie accumulate giriamo a piedi per tutto il borgo: dal giardino del Balio, al castello Pepoli, dai ruderi del castello di Venere fino alle mura puniche e al quartiere spagnolo. Ripartiamo, scendendo da Erice verso Trapani: il panorama è mozzafiato.
Giungiamo a San Vito lo Capo, al campeggio El Bahira, un posto da sballo: sotto gli alberi, il mare blu e alle spalle la montagna con le nuvole che coprono la cima, anche se siamo distanti dal paese 5 km. Ci sistemiamo e poi io e Silvano raggiungiamo la cittadina in vespa, godendo di panorami spettacolari.
 
Sabato 23 agosto
Con la moto andiamo sino alla Riserva dello Zingaro, bel percorso stradale con strada larga. Quando si vedono parcheggiate lungo la strada auto e camper si capisce che si è arrivati. Non è molto agevole per le manovre, perchè non c’è un parcheggio o una piazzola. Si entra a piedi, a pagamento (5 €), in questa Riserva Naturale che regala 7 km di costa incontaminata. Ridiscendiamo e ci fermiamo a tre chilometri dal centro di San Vito Lo Capo, dove si trova uno dei luoghi simbolo dell’intero territorio: la Tonnara del Secco, tappa obbligatoria per chi vuole conoscere la ricchezza di questi luoghi. È un luogo pieno di fascino e si vede ancora l’ombra di Montalbano.
Nel pomeriggio raggiungiamo Maccari e il Monte Cofano, tra ulivi, mandorli e fichi. Qui la natura è ancora incontaminata, anche se ci sono parcheggiati lungo il mare, su sterrato, auto e camper, ma ci sono le mucche al pascolo, non c’è un albero e le rocce appuntite hanno la meglio sui passaggi al mare. Anche il Monte Cofano è una riserva naturalistica, ma ci accontentiamo di vedere l’accesso di questa attrazione naturale, senza percorrerla.

Domenica 24 agosto
Notte calda e umida e stamane il mare è mosso: in campeggio hanno bloccato l’accesso al mare. Con la moto andiamo a S. Vito, ma prima del paese giriamo a sinistra verso il Torrazzo, saliamo sulla collina e dall’alto la vista è proprio bella: il paese, il torrione a difesa della tonnara, il faro. Lo raggiungiamo e poi andiamo in pescheria, dove compriamo il pesce spada a dadini per fare la pasta con le melanzane e la mentuccia. Nelle vicinanze della pescheria, dall’altra parte del porto, c’è una piccola area di sosta per camper in riva al mare, “al Solarium” (via Faro 36). Da tenere presente per la prossima volta.
 
Lunedì 25 agosto  
Si riparte dal campeggio lungo una strada che attraversa verdi colline coltivate a viti, ma con troppe immondizie ammassate. Sinora non avevamo mai trovato la Sicilia sporca: in quest’area, invece, la sporcizia abbonda. In internet abbiamo trovato un’area per camper comoda in centro e abbiamo telefonato preventivamente per avere conferma del posto. Arrivati a Palermo, ci sistemiamo quindi al “Green Car”, professionali e molti disponibili nel dare segnalazioni e consigli. A metà pomeriggio andiamo in giro per Palermo, visitando chiese, facendo shopping e andando un po’ a caso tra le strette vie, arrivando prima al quartiere della Vucciria e poi all’allegro Ballarò a bere una birra. I mercati rionali della città sono luoghi fuori dal tempo, che hanno conservato il fascino di una cultura che qui ha lasciato segni inconfondibili. Questi mercati sono i più visitati, dove i colori e i profumi di Palermo e della Sicilia intera si danno appuntamento sulle bancarelle degli ambulanti.

Martedì 26 agosto
Alle 8.30 siamo già in giro. Prima tappa il mercato di Ballarò: rumoroso, colorato, allegro, con prezzi che noi forse ricordiamo al tempo della lira. Bello perdersi nei vicoli della città vecchia. Poi alla chiesa della Martorana, dove è iniziato un matrimonio col rito ortodosso. Quindi in Municipio, dove un usciere ci accompagna a vedere le splendide sale del primo piano, facendoci da Cicerone, sino alla grande Sala del Sindaco, da dove si ammirano la splendida Martorana, questo affascinante edificio sacro che conserva l’originario stile arabo, e la Fontana Pretoria, la monumentale fontana rinascimentale che fa bella mostra di sé. Acquisto di pasticcini di mandorle e rientro in autobus sino al camper: siamo stanchi morti. Abbiamo deciso di ripartire, ma prima visitiamo la Cuba, un bellissimo edificio a pianta rettangolare, compatto, alto e squadrato, parte di un grande padiglione tardo normanno arabeggiante, fatto erigere nel 1180 da Guglielmo II. Anche questo nome è di origine araba, forse derivante dalla parola Ka’aba (cubo, struttura di forma quadrata). In epoca più tarda fu usato come lazzaretto e poi come unità della cavalleria borbonica. Riprendiamo dunque l’autostrada e, su segnalazione del gestore dell’area camper, arriviamo sino a Campofelice di Roccella, in zona Salinelle. Ha suggerito il posto perché qui la spiaggia è meno battuta e tre camper riescono a muoversi facilmente. Troviamo infatti un cartello e arriviamo a uno sterrato in riva al mare con acqua, luce, scarico e tre alberi di fichi: null’altro. Ci siamo solo noi: è meraviglioso.
 
Mercoledì 27 agosto
Oggi abbiamo fatto un giro stupendo con la vespa sino a Cefalù, uno dei borghi più belli d’Italia: splendida, elegante, in bella posizione su un promontorio, con un antico duomo normanno, un chiostro, palazzi gentilizi e un lavatoio pubblico del 1600.
Accanto alla Cattedrale si trova infatti il suggestivo chiostro di Cefalù, costituito da quattro gallerie di doppie colonne esili, sormontate da capitelli decorati con figure bibliche e scene mitologiche. Il lavatoio medievale è molto particolare: un’elegante scalinata di pietra lavica conduce alle vasche scavate nella roccia viva, che si colmano con le acque che scorrono da ventidue bocche di ghisa, tra cui quindici teste leonine, lungo le pareti. Nel pomeriggio facciamo un altro giro al castello/torre di Roccella e all’acquedotto romano. Sulla spiaggia ai piedi dell’abitato, presso la foce del torrente Roccella, si erge il Castello, che fu costruito o forse anche riedificato dagli Arabi sulle rovine di una torre precedente. Ruggero II (1095-1154), re di Sicilia, intuì l’importanza strategica della costruzione e ne fece un avamposto di difesa militare e un’efficiente torre di osservazione.
A poca distanza sorge l’area archeologica di Himera, colonia greca fondata, secondo lo storico Tucidide, nel 648 a.C. da coloni greci. Himera ha una splendida posizione naturale che le permetteva facili e veloci scambi commerciali. La cittadella crebbe in fretta dal punto di vista edilizio e demografico, tanto da diventare il centro della lotta tra i Greci e i Fenici di Cartagine, che avevano colonizzato la parte ovest dell’isola. Nel 480 a.C. Terone, tiranno di Akragas, invase Himera, con l’aiuto di truppe cartaginesi. Recentemente, scavando per la costruzione dell’autostrada Palermo/Messina, proprio nell’area archeologica sono stati rinvenute tombe, suppellettili e i resti di un centinaio di soldati sepolti in fosse comuni. Tutto questo per dire, però, che abbiamo visto il sito solo superficialmente perché la biglietteria è al museo, che è sulla collina di fronte al sito, ma dato che manca mezz’ora alla chiusura, ci consigliano di non tentare neppure l’accesso. Un po’ ancora più avanti, girando a caso, ci troviamo di fronte la Torre Carbonogara, edificata alla fine del XVI secolo, che rimane l’esempio più significativo di baglio Cinquecentesco. Location di eventi, oggi è chiusa; ci giriamo attorno e da quello che vediamo devo dire che è proprio suggestiva.

Giovedì 28 agosto
Torniamo a Cefalù, perché negli anni precedenti ci eravamo passati e non eravamo mai riusciti a fermarci; ora voglio godermela. Lungo la litoranea del paese, un po’ fuori, ci sono parcheggi e aree sosta per camper, quindi la prossima volta possiamo arrivare fino in centro. Un’altra passeggiata per i vicoli e una granita al limone. Ripartiamo e si arriva al porto di Termini Imerese per fare per primi il check-in. Raggiungiamo quindi la cittadina, che è tutta in salita, con una splendida gradinata che porta alla Cattedrale e a un belvedere. Ci godiamo il tramonto sul mare, ceniamo e, a mezzanotte, saliamo sulla nave. Purtroppo non siamo riusciti a salire tra i primi, perché c’era un ordine particolare di entrata e quindi abbiamo perso la possibilità di dormire sui divani. Ci siamo quindi attrezzati con materassini e abbiamo dormito, si fa per dire, per terra. Alle 15 siamo a Civitavecchia. Da qui verso Orte percorriamo una strada che è spettacolare, tra colline di olivi, vecchi borghi, resti archeologici e acquedotti. Ci fermiamo ad Amelia (deviazione rispetto alla E45 e siamo già in Umbria, in provincia di Terni), perché è una cittadina della quale avevo sentito spesso parlare, ma mai visitato. È una città murata ricca di storia, di grande bellezza e fascino. C’è un parcheggio segnalato per camper (carico e scarico) a due passi dalle mura, anche se in leggera pendenza. Amelia è in alto, tutta in pendenza, con stradine e palazzi signorili molto belli. La cattedrale si trova nel punto panoramico più alto, da dove si gode di una spettacolare veduta. Acquisto di salamini e guanciale e cena al “Ristorante Hotel Anita”.

Sabato 30 agosto
Come al solito Graziella, che è sempre la prima ad alzarsi, è arrivata con le brioches fresche per la nostra ultima colazione insieme.

 

Autore: 
Paola Pascotto Carnera
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Data Aggiornamento: 
12-05-2016
Data Pubblicazione: 
12-05-2016