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I fuochi di sant'Antonio nella tradizione sarda, occasione per spostarsi in camper


E' l'inizio del Carnevale tradizionale: le maschere fanno la loro prima comparsa e intorno ai fuochi si canta e si balla con un buon bicchiere di vino a riscaldare i cuori.


"E sentirai l'eco di antichi riti, emergere dal crepitare dei fuochi, dai suoni cupi dei campanacci, dai canti... "

LA FESTA



17 gennaio, giorno di Sant'Antonio

Alcuni giorni prima della ricorrenza, si raccoglie la legna per formare la catasta da bruciare alla vigilia della festa, che cade il 17 gennaio; in alcuni centri, si inizia addirittura il sabato precedente.


Dopo la benedizione del sacerdote il fuoco divampa crepitando tra rami e ciocchi rinsecchiti.


La notte si illumina, lo scintillìo sale alto verso il cielo bruno e sembra confondersi con le stelle: si balla, si canta, si beve il miglior vino e si mangiano i dolci preparati per la ricorrenza: su pan'e saba, pabassinos o pabassinas (in molti centri dell'isola), su pane de Sant'Antoni (così chiamato a Mamoiada) e sos pistiddos (a Oliena, a Sarule e in numerose comunità dell'interno), su pane nieddu (a Orosei).


In molti paesi, quando il fuoco si consuma e la legna arsa comincia ad intiepidirsi, si prendono con le mani i tizzoni neri di fuliggine e vi potrà capitare che qualcuno vi accarezzi il viso con quelle stesse mani.

Prendetela simpaticamente è un segno di buonaugurio.

In altri paesi, soprattutto dove si accende un fuoco per lo scioglimento di un voto o per ottenere una grazia desiderata, si conservano i tizzoni, come cimeli ai quali si attribuisce la facoltà di allontanare la mala sorte.



LE ORIGINI, FRA MITO E REALTA'



Il Mito


E' probabile che all'origine della leggenda dedicata a Sant'Antoni de su fogu ci sia il mito del furto del fuoco celeste compiuto da Prometeo.

In luoghi e notti senza tempo, infatti, quando ancora l'uomo non conosceva il fuoco, l'isola fu investita da temperature glaciali e Sant'Antonio, pietosamente, discese negli inferi e riuscì, ingannando Lucifero, a recuperare un ramo di ferula infiammato e a portarlo sulla terra.



 

 

 

Le scintille scaturite dal legno bruciato si sparsero per tutto il territorio, il santo asperse gli uomini di luce e calore, la terra si riscaldò e diede i suoi frutti.



La Realtà


Secondo diversi studiosi i falò dedicati al santo nascono da antichi riti pagani dedicati alle divinità fecondatrici.

Per esempio, dal modo e dalla rapidità con cui divampano le fiamme o dall'orientamento del fumo si possono trarre auspici sul raccolto.


I PAESI DELLA FESTA


In pratica non c'è paese in cui non si festeggi il santo del fuoco. Ancora oggi è una festa molto sentita.


In questa pagina trovate i riti tradizionali come vengono descritti dalle fonti, ma in alcuni paesi il rito dei fuochi si è perso o si è modificato.


Abbasanta (Nu)

Nel piazzale della chiesa di Sant'Antonio, vengono erette, accese e benedette sas tuvas, degli enormi tronchi cavi recuperati nei giorni precedenti da gruppi di persone che portano il nome del santo, da gruppi di pastori e contadini, da un gruppo di ferrovieri o da un comitato di giovani (sa leva noa): spetterà a sos sozios organizzare canti, balli tradizionali e altre manifestazioni di intrattenimento.

Nella piazza dove è stato acceso il fuoco, intanto, ha luogo sa ditta, una vendita di prodotti gastronomici con scopi di beneficenza.

Bosa (Nu)


Vengono realizzati diversi fogulones attorno ai quali si effettuano tre giri che, una volta compiuti, dovrebbero preservare dal mal di stomaco. Intanto, giovani questuanti attraversano le vie del paese e riempiono le bisacce di dolci e salumi. Anche a Bosa i fuochi "accendono" il carnevale.


Budoni (Nu)

Si bruciano le piante di cisto ammucchiate in altissime cataste.



 

 


Dorgali (Nu)

Si accende un falò di rosmarino in cima al quale vengono poste delle arance.

Laconi (Nu)

In passato, in occasione della ricorrenza de su foghidone, si svolgeva una processione particolare: i fedeli portavano dei bastoni avvolti nella carta stagnola e agghindati di nastri colorati con i quali bussavano alle porte delle case.


Nuoro

Nei diversi rioni, vengono accesi i falò votivi: a Santu Predu, nella piazza di Su Cuzone, dopo l'accensione del fuoco si consuma la favata tradizionale.


Orgosolo (Nu)

Si accendono diversi fuochi attorno ai quali, si balla e si canta fino a tarda notte. Nel pomeriggio, inoltre, si corre sa vardia, una corsa equestre che caratterizza anche un' altra ricorrenza orgolese, quella dell' "Assunta", il 15 di agosto.


Orosei (Nu)

Le ceneri del fuoco sacro venivano conservate per usi terapeutici.


Ottana (Nu)

E' il giorno de "sa prima essia", la prima uscita delle maschere tradizionali di Ottana: i merdules, i boes, sa filonzana.....

Intorno al grande falò ("s'ogulone") sos merdules danno inizio al Carnevale.


Sarule (Nu)

In ogni rione vengono predisposte cataste di legna e fascine a forma di cono capovolto e, una volta accesi i fuochi, alcune donne con un fazzoletto nero sul viso offrono sos pistiddos a coloro che portano il nome del santo.


Silanus (Nu)

La parrocchia è intitolata al santo del fuoco. Nella piazza Santa Rughe, vengono accesi due fugulones.


Siniscola (Nu)

Si dà fuoco a cataste e ciocchi di ramasinu (rosmarino).

Il rosmarino viene trasportato il giorno prima da gruppi di giovani che pongono sulle fascine due bastoni incrociati simbolo rudimentale della "croce di Sant'Antonio". Superstizione e fede si mescolano: i fuochi hanno potere divinatorio, le fiamme bruciano le influenze negative che rendono sterile la terra.


Arborea (Or)

Si accende un falò nella borgata di Tanca Marchesa: viene effettuata una pentolaccia e si svolge il rito tradizionale della benedizione delle stalle.


Ardauli (Or)

La festa è preceduta da sa panizzedda, un'usanza secondo la quale i bambini si presentano nelle abitazioni di parenti e vicini che offrono loro dei dolci particolari.


Carloforte e a Calasetta (Ca)

Nel pomeriggio del 17 gennaio, maschere escono a frotte e ballano a rundia (a girotondo), inaugurando così il carnevale tabarchino.


Ghilarza (Or)

In un suggestivo scenario, tra la chiesa di San Palmerio e la torre aragonese, viene sistemata una tuva.


Samugheo (Or)
Anche qui i bambini si presentano nelle abitazioni di parenti e vicini che offrono loro dei dolci particolari: e l'usanza de sa pedida (la questua).


Sedilo (Or)


A distanza di una settimana, vengono accesi due falò, e la mattina della festa i bambini bussano alle porte delle case e chiedono pabassinas e tziricas.


Fluminimaggiore (Ca)

La parrocchia è intitolata al santo del fuoco. Vengono accesi sei fogaronis


Monastir (Ca)

I festeggiamenti in onore del santo si protraggono per una settimana. Davanti a una chiesetta, alla periferia dell'abitato, viene acceso su fogadoni. A Sant'Antonio, così come a San Sebastiano, altra figura molto venerata nell'isola (un altro fuoco in suo onore viene acceso il 20 di gennaio), gli abitanti di Monastir attribuiscono la salvezza del paese da una inondazione del 1888.

Ogni comitato incaricato di organizzare le due sagre mira a realizzare il falò più imponente.


Pabillonis (Ca)

Le braci di un altissimo falò servono ad arrostire agnelli e porchetti. E c'è anche la curiosa tradizione di distribuire, oltre al pane benedetto, dei piatti di pastasciutta.


Soleminis (Ca)
Su fogaroni viene acceso a seguito di una processione con fiaccolata


Tuili (Ca)

Dove il santo è anche patrono, il fuoco viene acceso davanti all'omonima chiesa campestre.


Castelsardo (Ss)

La parrocchia è intitolata al santo del fuoco. Qui non c'è alcun fuoco ma si celebrano solenni riti religiosi al termine dei quali ha inizio il carnevale


I FUOCHI DEI MAMUTHONES


Il 16 gennaio viene acceso il fuoco benedetto all'esterno della chiesa parrocchiale e i fedeli ci girano intorno recitando il Credo per 3 volte.

Secondo la tradizione ogni rione deve accendere il suo fuoco con un tizzone preso da quello principale acceso davanti alla chiesa.

Per tutta la notte e per i due giorni successivi, il paese si raccoglie intorno ai fuochi. Vengono offerti dolci e vino.


E' in questo giorno che compaiono, per la prima volta nell'anno, i "Mamuthones" e gli "Issohadores", le maschere tipiche del carnevale mamoiadino: il suono cupo dei campanacci, le maschere scure e terribili, le pelli selvagge di pecora, il tragico passo cadenzato. Danzano intorno ai fuochi e un'atmosfera misteriosa avvolge Mamoiada.


E' l'inizio del carnevale: per circa un mese i campanacci dei mamuthones faranno vibrare l'aria, fino a quando riusciranno a scacciare l'inverno e propizieranno l'avvento della primavera.


di Salvatore Corrias


Tratto da

Sardinia point

foto di PC Murru

Rielaborazione ed adattamento a cura di Renzo Sgaravato



 



 



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Data Aggiornamento: 
02-01-2014
Data Pubblicazione: 
08-01-2010