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Cicloturismo nel delta ferrarese

Sta per arrivare la Primavera, vogliamo quindi accompagnarvi - in sella alle nostre bici - a visitare le bellezze del delta ferrarese del Po.
L’arrivo della primavera mette voglia di rispolverare le bici e pedalare, per iniziare senza troppi traumi e sforzi sovrumani, proponiamo un facile percorso cicloturistico interamente pianeggiante all’insegna della natura con qualche scorcio di storia.
Consigliamo come base di partenza l’area di sosta Oasi Park di Bosco Mesola, qui potete trovare, oltre a un’ottima accoglienza, indicazioni e piantine stradali dei percorsi consigliati. Lasciamo ora l’area con direzione Alberazzo, Santa Giustina, la prima tappa del nostro percorso è Torre dell’Abate, sicuramente la struttura idraulica più interessante di tutto il Delta del Po, costruita nel 1569 durante la Grande Bonificazione Estense per favorire il deflusso a mare delle acque provenienti dall’alto ferrarese.
Opera di ingegneria idraulica all’avanguardia per il tempo, era posta sul canale di bonifica in prossimità del suo sbocco a mare. La chiavica era dotata di porte vinciane che, sistemate nelle conche in acqua, si aprivano solo verso il mare permettendo il deflusso con la bassa marea e si chiudevano impedendo il riflusso con l’alta marea.
Lasciamo Torre Abate e riprendiamo a pedalare in direzione di Mesola, dopo qualche chilometro ci si trova su un lungo stradone alberato da dove il Castello Estense si scorge, già da una certa distanza, imponente fino ad apparire in tutta la sua maestosità, il Castello Estense è identificabile come esempio di architettura fortificata, fu edificato all’interno di una vasta riserva naturale e adibito a residenza estiva e di caccia. La sua realizzazione è ancora oggi di incerta attribuzione: fonti recenti sembrano identificare nell’architetto Marcantonio Pasi l’autore sia della progettazione che della costruzione dell’opera; certa è invece l’attribuzione allo stesso Pasi dell’edificazione della cinta muraria della tenuta. L’edificio, a pianta quadrata, senza cortile interno, con quattro torri merlate disposte trasversalmente sugli spigoli, è costruito su tre piani e presenta il paramento murario di pietra a vista e tre ordini di finestre rettangolari. La corte esterna è coronata da bassi edifici porticati che, un tempo, ospitavano gli alloggi dei servitori, le stalle, i magazzini ed altre attività complementari alla vita del Castello. Terminata la visita al Castello riprendiamo la nostra pedalata, ora lungo la sponda destra del fiume Po, fino a raggiungere il centro abitato di Goro, piccolo borgo marinaro, conosciuto per la coltivazione delle Vongole veraci che costituiscono il principale sostentamento degli abitanti del luogo. Da Goro, dopo aver visitato il porto, possiamo proseguire per la frazione di Gorino, con la possibilità di scegliere tra due alternative, tornare sulla via dell’argine del Po oppure proseguire sullo sterrato che costeggia la sacca di Goro, considerando che da Gorino si può solo tornare indietro, si possono fare entrambi i percorsi alternandoli per poi rientrare in tutta tranquillità alla base.

Stanchi?
Spero di no visto che si riparte per una visita all’Abbazia di Pomposa, considerata uno dei più importanti edifici romanici italiani. Fu fondata dai Benedettini prima del IX secolo, su un'"isola" chiusa tra il mare e il Po e conobbe periodi di grande splendore, soprattutto nei secoli successivi al Mille.
La cosa che subito balza agli occhi a chi giunge oggi a Pomposa è lo slanciato campanile, alto ben 48 metri ed eretto nel 1063. Ben più antica, invece, la basilica di Santa Maria, datata tra l'VIII e il IX secolo, a tre navate e a nove campate. Da notare il bellissimo pavimento costruito con intarsi di preziosi marmi qui collocati tra il VI e il XII secolo. Al piano superiore si trova il Museo Pomposiano, che ospita affreschi e altre opere architettoniche provenienti, in genere, da parti distrutte del complesso monastico. La visista dell'abbazia prosegue poi con il refettorio, con il suo prezioso ciclo affrescato, e può concludersi con il Palazzo della Ragione, che sorge staccato dall'abbazia e che ebbe funzioni di "centro amministrativo" .
Non dimentichiamo una visita allo smeraldo dell'Adriatico", così veniva chiamato nel Rinascimento il Boscone della Mesola, ciò che rimane di una grande foresta, che copriva il litorale e parte della Bassa Padana sino ad un migliaio di anni fa. Situato in località bosco Mesola, nel comune di Mesola, attualmente il Boscone ha un'estensione di 1058 ettari circa, 100 dei quali sono visitabili. La flora è ricchissima: si contano oltre quattrocento specie arboree e arbustive ed erboree, fra le quali spicca il leccio. La fauna si qualifica per la presenza del "cervo della Mesola", specie autoctona e protetta, del daino e di altri mammiferi minori. Miriadi d'uccelli popolano questo bosco e sul suo lato sud, a ridosso della Sacca di Goro, si possono ammirare numerose specie acquatiche. Il Boscone della Mesola è visitabile solo il sabato e la domenica dalle ore 8.00 alle ore 18.00.
L’accesso al bosco è gratuito e libero in piccola parte, per chi vuole visitarlo nella sua interezza può farlo a piedi oppure affittando all’esterno per pochi euro una bicicletta che vi permetterà di attraversare tutta l’area boschiva e fare degli inaspettati incontri.
La passeggiata è articolata in tre percorsi che hanno tempi di percorrenza e grado di difficoltà differenti.
Iniziando dal primo percorso, che è il più semplice ed il più breve, si incontrerà una vegetazione caratterizzata dalla presenza del leccio e la quercia sempreverde caratteristica della macchia mediterranea. Questa vegetazione preferisce luoghi aridi, assolati e non sopporta temperature invernali troppo basse. Invece sulle dune è possibile incontrare l’orniello, il ginepro ed altre specie del sottobosco come il pungitopo e l’asparago. Nelle zone più depresse e fresche si trovano anche le specie che amano l’umidità come: la farnia, il frassino meridionale, il pioppo bianco, l’olmo. Inoltre molte sono le specie di giunchi e canne che si ritrovano nelle zone che periodicamente si allagano. Ancora nel Boscone è possibile ritrovare numerose specie di funghi, alcune anche rarissime.

Proseguendo la passeggiata in bicicletta nel bosco della Mesola attraverso i tre percorsi si può vedere come l’ambiente sia ricco di dune, che sono ancora visibili come delle ondulazioni del terreno che testimoniano la posizione delle antiche linee di costa e l’avanzamento del delta verso il mare. La formazione geologica del territorio è recentissima, risale al XVI secolo, come è possibile osservare nelle antiche carte geografiche del tempo.
In tutto il bosco la falda acquifera è molto elevata e, nei periodi in cui piove di più, alcune delle parti più depresse si allagano formando delle zone umide. Una presenza di fitti canali permette la regolazione idrica della zona.
Il clima è caratterizzato da due periodi di massime precipitazioni, autunno e primavera, che porta ad un totale di circa 700 mm di pioggia ogni anno. Le temperature medie estive sono elevate, si oscilla tra 26° e 27° C, mentre le temperature minime in inverno arrivano sino a 0,3°C. Ma il bosco della Mesola è soprattutto conosciuto e famoso per la sua fauna. Sugli alberi si vedono colombacci, tortore e rigogoli. Nei cavi dei tronchi fanno il loro nido i gruccioni e il martin pescatore. Ricca è anche la presenza di rapaci sia diurni, come falchi di palude, poiane, albanelle, sia notturni, come le civette, i barbagianni ed allocchi. Il bosco ospita anche molti anfibi, come il rospo smeraldino, la rana agile, il tritone punteggiato e la raganella. Nei canali si possono vedere le anguille, i persici, le carpe ed i pesci gatto. Vi sono anche molti rettili, presente è la testuggine comune e quella palustre; mentre rara è la presenza della vipera comune.
Nel bosco della Mesola vive l’unico cervo autoctono dell’Italia peninsulare che è stato salvato dal Corpo Forestale dello Stato.
Il Corpo a partire dal 1994 ha dato vita ad un piano di tutela del cervo attraverso il miglioramento del loro habitat naturale, un nuovo assetto idraulico ed un’alimentazione di sostegno nei periodi più critici. La popolazione del Cervo della Mesola, circa 70 capi, è l’unica in Italia perché è considerata l’ultima testimonianza dei cervi della Pianura Padana. Vi è anche la presenza di daini, che sono stati introdotti di recente per fini venatori. Oggi nel bosco vivono insieme cervi, daini, tassi, lepri, germani reali, aironi, garzette, anatre, folaghe e limicoli.
Questa che vi abbiamo descritto è una zona fortemente vocata al turismo, specie quello itinerante. Non mancano perciò nel circondario le possibilità di sosta per i camper. Noi vi segnialiamo due aree delle quali una nelle immediate vicinanze: l'Oasi Park 2, a Mesola (per saperne di più).
La seconda si trova invece a Casal Borsetti ( ve ne parliamo qui)

Il nostro dbase delle aree di sosta è comunque ricco di informazioni preziose, consultatelo qui

 

Autore: 
Redazione CamperLife
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Coordinate: 
Latitudine: 12.232475000000 - Longitudine: 44.925432000000
Data Aggiornamento: 
30-01-2016
Data Pubblicazione: 
20-03-2010