Tu sei qui

In camper alle manifestazioni del Carnevale in Italia

Vi abbiamo preparato un elenco, sicuramente incompleto, degli appuntamenti in Italia per il carnevale. Visitate le pagine:

Carnevale in camper 1^ pt.


Carnevale in camper 2^ pt.


 


 


 
 
Il vestito di ArlecchinoPer fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un'altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano,
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese e dottorone:
"Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene il mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l'altro bolletta"
(Gianni Rodari)

 

La poesia di Rodari c’introduce al Carnevale, fra maschere famose e altre meno note, fra sfilate di carri alti decine di metri, vere opere d'arte in movimento realizzate dai maestri della cartapesta animate da congegni sempre più sofisticati frutto d’ingegneria e robotica, o costruiti dai ragazzi presso scuole ed oratori con tanta fantasia e ingegnosità pronti a sfilare per le strade e le piazze di grandi città e piccoli borghi accompagnati da gruppi folkloristici e rappresentanti delle scuole di ballo, allietati dalle bande musicali fra coriandoli e stelle filanti, fra maschere indossate da bimbi di tutte l’età, vestiti con i costumi classici e tradizionali o ispirati a cartoni animati e telefilms, abiti pomposi fatti con tessuti preziosi ricchi di trine e merletti, abiti fatti in serie o con del semplice cartone, gente allegra che tutti insieme fanno festa.
Legato a tradizioni e riti propiziatori, in occasione del passaggio dall’inverno alla primavera, fin dal paleolitico (e presso le attuali comunità da noi considerate primitive) venivano utilizzati dagli stregoni maschere e travestimenti con pelli d’animale per propiziare cacce e raccolti.
Nell’antico Egitto si festeggiava in occasione dell’equinozio d’autunno, quando il fiume alimentato dalle piogge estive dell’altopiano etiope, riversava grandi quantità d’acqua esondate sui campi cospargendoli di fertile limo. Per le vie di Menfi, fra ali di popolo festante col volto coperto da maschere, sfilavano dei buoi “i cherubs” accompagnati da inni di lode, i festeggiamenti duravano una settimana.
I romani celebravano in questo periodo alcune grandi festività:
I Saturnali duravano sette giorni, venivano celebrati a marzo e a dicembre erano dedicati a Saturno, dio creatore legato al solstizio d’inverno quando il sole vecchio muore per rinascere fanciullo, durante i quali gli schiavi diventavano padroni e il “re della festa” veniva eletto dal popolo.
Altri riti propiziatori per la fertilità della terra erano i Lupercali (Lupercalia) di cui l’origine è incerta venivano celebrati il 15 febbraio presso una grotta chiamata Lupercale sul colle del Palatino presso cui la tradizione colloca la tana della Lupa che allattò Romolo e Remo, in onore del dio Fauno nella veste di protettore del bestiame e dei lupi, giorni in cui il popolo romano si riversava nelle strade spesso col volto coperto da maschere ed era consentito, fra lodi al dio, dire apertamente frasi satiriche sui vari personaggi pubblici diversamente non tollerate.
Verso la metà di marzo si tenevano i Baccanali, già festeggiati dai Greci e dagli Etruschi, festa dedicata al Dio del vino Dionisio. Veniva eletto un capo festa che organizzava i giochi, inizialmente sul volto venivano poste delle foglie di vite con fori in corrispondenza degli occhi e in seguito si adottò un vestito che impediva di riconoscere il nobile dal plebeo e lo schiavo dal padrone. Anche l'imperatore partecipava alla festa mascherata, e tutto questo per non essere riconosciuti durante le licenziose pratiche libertine.
Al Medioevo risalgono le prime tracce del Carnevale, carnem levare eliminare la carne, e all'abitudine di tenere un banchetto prima del digiuno quaresimale. Ad esso erano collegate le feste “dei folli” o degli "innocenti”, manifestazioni ancora presenti in alcune località. Spesso i festeggiamenti terminavano con il processo e l’esecuzione alla condanna a rogo del fantoccio che impersona il re della festa e era anche il capro espiatorio di tutti i mali accumulati durante l’anno e propiziatori per la nuova stagione. Queste sono all’origine dei vari falò alimentati dai resti dei raccolti dell’anno precedente e delle potature che illuminano le notti di molte regioni in questo periodo dell’anno, momenti di gioia ed allegria condivisa da tutta la comunità .


Il periodo del Carnevale non in tutte le città ha una data d’inizio uguale, essa varia fra S.Stefano, Capodanno, Epifania (che corrispondeva al 1° giorno dell’anno), e Candelora (2 febbraio), nella maggior parte delle località si conclude con il Martedì Grasso giorno prima del Mercoledì delle Ceneri che dà inizio alla Quaresima. A Venezia si festeggia il Giovedì Grasso in ricordo della vittoria (XII° secolo) conseguita dal Doge Michiel su Ulrico Patriarca di Aquileia, a seguito di ciò la città fu costretta ad inviare al Doge dei maiali, il popolo e nobili festeggiavano mangiando carne di maiale, e divertendosi tra balli è spettacoli fra cui il Volo dell’ Angelo (o Colombina) quando una persona partendo dal Campanile attraversa Piazza S. Marco scendendo lungo un filo e fuochi pirotecnici. A Milano il Carnevale non termina il martedì grasso, ma il sabato seguente, perché, secondo la tradizione, Sant’Ambrogio, Patrono di Milano, era impegnato in un pellegrinaggio e chiese alla popolazione di aspettare il suo ritorno per iniziare le liturgie quaresimali. Perciò oggi nell'arcidiocesi di Milano, secondo il rito ambrosiano il rito delle Ceneri si celebra la prima domenica di Quaresima e pertanto il carnevale finisce il Sabato Grasso.


Nel Rinascimento il Carnevale si trasforma, nelle più importanti città, in un evento sfarzoso per la nobiltà con sfilate e l’introduzione dei carri allegorici. Lorenzo de’ Medici, in occasione del carnevale del 1490, scrisse una canzone carnevalesca dedicandola al carro di Bacco e Arianna il cui ritornello è:
“ Chi vuol essere lieto,sia: di doman non c’è certezza”


 


 


Ad ogni città fu attribuita una o più maschere, ossia personaggi che impersonavano i pregi e difetti degli abitanti, che ritroviamo negli attori della commedia dell’arte ma mentre l’opera seria era più per re e nobiltà, nell’opera buffa, la gente comune si riconosceva, e gli stessi personaggi, vennero inseriti nel teatro dei burattini e nelle sfilate di Carnevale nacquero così:


Gianduja Gianduja: un allegro contadino astigiano (Piemonte) originario di Callianetto di nome Gioan, con buon senso e coraggio ama il buon vino, quando si reca all’osteria ordina sempre ” na duja" (ossi un boccale) e ama la buona tavola. E' il personaggio popolare simpaticamente presente in tante manifestazioni torinesi, ha la faccia rubizza ed è vestito con brache di fustagno, in testa porta un tricorno e un codino rivolto all'insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso.
Gicometta Giacometta: Moglie di Gianduja, è coraggiosa e pratica come il marito, maliziosa e dal carattere forte ma gentile, capace con il buonsenso di risolvere qualsiasi problema, veste con un abito rosso con sopra grembiule bianco, al collo porta un fazzoletto verde, in testa un cappello giallo adorno di un nastro rosso, calze nere e scarpe gialle
Meneghino Meneghino - Domenighin: Nacque a Milano nel 1600 dalle ceneri di una precedente “maschera”, il nome deriva dall’appellativo dato ai servi che la domenica accompagnavano le nobili milanesi nelle loro uscite “Domenighin”. Servile e irriverente allo stesso tempo fedele e saggio, al quale piace prendere la vita per il verso giusto anche quando le cose vanno come non dovrebbero. Spavaldo a parole ma cauto nei fatti, camuffa con l'ignoranza le sue opinioni, deplora i vizi, tanto che negli anni il termine “Meneghino” è sinonimo di milanese inteso come persona sincera, simpatica e cordiale. Porta il tricorno, la parrucca con un codino, la giacca lunga rossiccia e marrone, i calzoni in cima al ginocchio verdi e in fondo le calze a righe rosse e bianche. Sotto la giacca indossa una camicia gialla con ai bordi del pizzo e un fazzoletto intorno al collo. Le scarpe sono marroni con fibbia davanti. Il suo vero nome è Domenico Pecenna (pettine in milanese, perchè era un acconciatore per signore ma anche perché con le sue battute strigliava gli aristocratici). Sposato con Cecca (Francesca) Di Berlinghitt (in milanese fronzoli, decorazioni) che di mestiere smercia nastri alle clienti del marito.  
Arlecchino Arlecchino: Tipica maschera bergamasca, nasce nei quartieri più poveri di Bergamo. Servo molto loquace, sempre in lite con il suo padrone, apparentemente ingenuo e credulone ma dotato di molta astuzia, non esita a dir bugie o ad ingannare pur di togliersi dai guai, sempre alla ricerca di cibo. Inizialmente indossava un abito bianco che a forza di rattopparlo divenne di tutti i colori, in testa porta un cappello di feltro nero con un codino di coniglio, il volto è parzialmente coperto da una mascherina nera che non si toglie mai, alla cintola porta sempre una borsa di cuoio (scarsella) sempre vuota e un bastone (batocio mestolo con cui nella bergamasca viene girata la polenta) col quale somministra botte sonanti nelle zuffe. Rappresenta il simbolo di colui che si adatta a qualunque situazione ed è disposto a servire chiunque, pur di ricavarne dei vantaggi.
Colombina Colombina: La compagna di Arlecchino. Conosciuta anche col nome di Arlecchina, Corallina, Smeraldina, Betta, Franceschina, Diamantina, Marinetta, Violetta, è l'unica maschera femminile in mezzo a tanti personaggi maschili Indossa un vestito a righe bianche e blu, ed è furba, allegra, maliziosa e pungente, spensierata, chiacchierina un po' pettegola. Prende in giro le persone che le stanno vicino ed è portata a farsi beffe di loro. E' molto affezionata e complice negli intrighi amorosi della sua giovane e graziosa padrona Rosaura, va poco d’accordo con il vecchio padre della stessa e schiaffeggia chi osa importunarla o le manca di rispetto.
Brighella Brighella: Nasce nei quartieri ricchi di Bergamo, attaccabrighe (da questa sua caratteristica prende il nome Brighella), è cuoco o cameriere, imbroglione, chiacchierone; capo della servitù insolente con i sottoposti e insopportabilmente ossequioso con i padroni, antagonista di Arlecchino. E' un servo sempre in cerca di avventure. Suona e canta molto bene: è un tipo spiritoso e scherzoso, indossa mantello, giacca e pantaloni bianchi decorati con strice verdi, ha le scarpe nere con i pon pon verdi, il volto è parzialmente coperto da una maschera, porta un cappello in tinta col vestito.
Scapino Scapino: E' una maschera di carnevale bergamasca nata verso la fine del cinquecento. E' un personaggio che con il passar del tempo ha subito qualche modifica. E' un giovane che ama la musica e passa il tempo a comporre melodie e canzoni. Ha un costume colorato ed indossa una mantella. Sua fedele compagna la chitarra che porta sempre con se.
Pantalone Pantalone: E' un ricco e avaro mercante veneziano pedante e brontolone, personaggio che crede solo nel denaro e di poter governare il mondo col potere che gli deriva dal suo lavoro di commerciante. E' continuamente ripreso per questo suo modo di fare dalla moglie e dalla figlia. Non disdegna le avventure galanti, spesso nei guai proprio per il suo amore per le gonnelle.
Capitan Spaventa Capitan Spaventa: Giovane spadaccino ligure, il suo nome intero è Capitan Rodomonte Spaventa di Val d'Inferno che preferisce, per colpire i nemici, le parole alla spada.
E' un soldato spagnolo di ventura, magro e allampanato, con voce tonante e cavernosa, prepotente, codardo e vile, spacciatore di gigantesche frottole di gesta strepitose. Indossa un grande cappello piumato e porta un'enorme durlindata (spada da moschettiere) come i gentiluomini del '600.
Stenterello Stenterello: Maschera tipica fiorentina, è un giovane dall’aspetto sparuto e smagrito proprio come dice il nome, cresciuto a stento. E' la figura di un giovane che grazie alla sua astuzia ed all'ingegno riesce sempre a cavarsela. E' molto generoso con chi è più povero di lui, è dotato di arguzia e di saggezza che, unite all'ottimismo gli fanno superare le avversità della vita. Spesso è ricercato dai suoi creditori. Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri, ha un panciotto puntinato verde pisello e dei pantaloncini scuri e corti, ha una calza rossa e una a strisce bianco - azzurro e le scarpe nere. In testa porta un cappello a barchetta nero e una parrucca con il codino.
Burlamacco Burlamacco: E' la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, è un pagliaccio, il nome Burlamacco deriva da Buffalmacco, pittore fiorentino e personaggio del Decamerone, ma e’ anche legato ad un cognome lucchese. Veste con una tuta a rombi biancorossi, al collo una gorgiera (colletto pieghettato che fece parte dell'abbigliamento aristocratico maschile e femminile) bianca, un pompon nero sulla pancia, una feluca (copricapo) rosso e un mantello nero e faccia truccata da clown.
Ballanzone Balanzone: E' la maschera tipica di Bologna che nel cinquecento era considerata la città della cultura, è un avvocato ben nutrito, rotondo, pieno di buon umore e sempre con il viso color rosso vivo, burbero e brontolone si vanta del suo sapere mentre in realtà molto spesso truffa la gente. Infiora discorsi metà in dialetto bolognese e metà in lingua italiana, sempre pieni di paroloni in greco e in latino sgrammaticato per impressionare il pubblico. Veste completamente di nero, con una lunga casacca, il colletto bianco inamidato, calzoni corti sino al ginocchio, calze, cappello con i bordi rialzati e una grande quantità di libroni impolverati sotto il braccio, come simbolo della sua scienza.
Sandrone Sandrone: Maschera dell’ Emilia Romagna, è un contadino un po' ignorante, ma gran lavoratore. E' molto furbo e scaltro, cerca di sbarcare il lunario con vari stratagemmi e di far valere i diritti del popolo vessato e maltrattato. Ama il buon vino e ne porta sempre con se un fiasco pieno. Veste con un paio di pantaloni fino ai polpacci e delle calze lunghe, una giacca ed un panciotto. Ha le scarpe grosse ed un cappello floscio in testa.
Rugantino Rugantino: Romano, è la caricatura dei gendarmi dell'epoca, ha un caratteraccio, è scortese e scorbutico. Indossa un paio di calzoni ed una giacca lunga, ha il panciotto colorato e le calze a strisce, in testa porta un grosso cappello tipo gendarme.
Meo Patacca Meo Patacca: E' la maschera romana che, assieme a quella di Rugantino, rappresenta il coraggio e la spavalderia di certi tipi di Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Spiritoso ed insolente, Meo Patacca é il classico bullo romano, sfrontato ed attaccabrighe, esperto ed infallibile tiratore di fionda, ma in fondo generoso e di animo aperto. Gli piace, é vero, fare lo spaccone e parlare in dialetto romanesco, in modo declamatorio, ma poi all'occorrenza non fugge. Anzi, quando ci scappa la rissa, si getta nella mischia e la sua fama é ben nota in Trastevere e in tutta Roma.
Pulcinella Pulcinella: E' la maschera caratteristica di Napoli. E' la personificazione del dolce far niente. E' un servitore furbo, coraggioso oppure vigliacco, parla e gesticola tantissimo, non è capace a starsene zitto quando dovrebbe e proprio per questo é rimasta famosa l’espressione “é un segreto di Pulcinella”. Canta dolcemente e prende la vita con allegria, senza prendersela troppo. Le sue più grandi aspirazioni sono mangiare (adora i maccheroni) e bere. Pur essendo spesso fatto oggetto di pesanti bastonate, è simpatico anche ai potenti che prende in giro e inganna con amabile furbizia. Veste con un camiciotto e pantaloni molto larghi e bianchi, in testa un cappello a punta e sul volto porta una maschera nera che fa risaltare il suo naso particolare. Ha le rughe e la gobba.
Scaramuccia Scaramuccia: Nasce in Campania ed è un personaggio napoletano. E' un po' buffone e spaccone e si diverte a fare scherzi, però finisce sempre per prendere le botte. E' molto pigro e di lavorare non se ne parla nemmeno. Ha un paio di pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta ed un mantello. Porta un baschetto nero in testa ed una maschera nera gli copre il viso.
Tartaglia Tartaglia: E' una maschera di Carnevale napoletana del '600. Rappresenta un vecchio notabile presuntuoso invadente, ridicolo nel vestire e balbuziente. Con ventre grosso e grossi occhiali sul naso adunco, calvo. Indossa un abito verde, calze bianche, mantello verde variegato di giallo e un ampio cappello grigio.
Farinella Farinella: La maschera tipica del Carnevale di Putignano è Farinella, simile ad un jolly, con un abito a toppe multicolori e sonagli sulle punte del cappello, delle scarpe e del colletto. Prende il nome dalla farinella, antichissimo cibo povero del mondo contadino. E' uno sfarinato di ceci ed orzo abbrustoliti particolarmente gustoso che si usa mescolare a sughi ed intingoli o accompagnato ai fichi appena raccolti oppure come farina per alcuni particolari tipi di dolce.
Beppe Nappa Beppe Nappa: Tipica maschera calabrese ma che rappresenta un servitore siciliano amante della buona tavola ma fannullone, intorpidito da un sonno perenne che lo costringe a sbadigliare continuamente. ("Nappa" ??? Toppa in dialetto significa un uomo buono a nulla). Indossa un abito bianco e le maniche della camicia sono lunghissime. Ha un paio di scarpe con sopra delle palline colorate. Porta un cappello nero (tipo quello di Pierrot)
Giangurgolo Giangurgolo: E' una maschera calabrese. Il suo nome significa "Giovanni dalla gola piena", fu ideato dai Calabresi che volevano mettere in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani spagnoleggianti. Ha un lungo naso, un'andatura bellicosa e porta sempre un cappello di feltro a cono. Nei suoi pranzi consuma carretti di maccheroni, molto pane e intere botti di vino. Adopera la spada per inezie, ma è sempre pronto a fuggire come il vento.
Marmuthones Mamuthones e Hissohadores: Maschere tipiche sarde della Barbagia.
I personaggi indossano maschere in legno, pelli di animali adornati di campanacci che con un gran frastuono fanno danze propiziatorie per un buon raccolto.
   

Vi abbiamo preparato un elenco, sicuramente incompleto, degli appuntamenti in Italia per il carnevale. visitate le pagine:


Carnevale in camper 1^ pt.


Carnevale in camper 2^ pt.


 


 

 


 


 


 


Punteggio: 
0

Average: 0 (0 votes)

Data Aggiornamento: 
25-01-2015
Data Pubblicazione: 
26-01-2011