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Tunisia, tra deserto e storia

La Tunisia è sempre una piacevole meta invernale, molto vicina all'Italia; anche se il tratto di mare che ci separa ci costringe ad ore di navigazione, risulta essere un Paese facilmente visitabile in 9/10 giorni, il tempo esatto che comprende le vacanze di Natale. Le strutture di buon livello sanno accogliere il turista rendendo  piacevole la sua permanenza. Anche i luoghi più interessanti da visitare, ma estremamente vari tra loro, si trovano tutti molto vicini data la superficie di questa Nazione e facilmente raggiungibili grazie  all'ottima rete stradale presente in tutto il Paese.


Decidiamo di trascorrere quindi le nostre vacanze di fine anno girovagando con il nostro camper in Tunisia; ancora meglio sarebbe poter festeggiare l'arrivo del 2015 tra le dune del deserto, che qui ha un fascino particolare, con altri camperisti, per condividere in allegria e con persone che condividono come noi l'abitar viaggiando i momenti più belli di questo periodo.


Ricercando sul WEB le varie proposte, decidiamo di affidarci a ROTTA360, agenzia che  tra i suoi itinerari di viaggi in camper, oltre che ad altre tipologie di viaggio, è l’unica ad inserire un'escursione di 2 giorni nel deserto in fuoristrada per festeggiare il capodanno.


Giorno 27 dicembre 2014.


Il ritrovo degli equipaggi è al porto di Genova, siamo 6 veicoli e 12 persone più una simpaticissima cagnolina che sarà la nostra mascotte di viaggio. Le pratiche doganali sono veloci, ma la nave subirà un ritardo alla partenza di tre ore causa il mare agitato, o almeno così ci viene detto dai responsabili. Comunque finalmente partiamo, pronti ad affrontare il moto ondoso data l'impazienza di iniziare il nostro tour.


Giorno 28 dicembre 2014.


Sbarchiamo a Tunisi in prima serata. Solito caos alle procedure di ingresso rese ancora più caotiche dall'introduzione della tassa di 30 Dinari per l'auto che costringe tutti a recarsi presso lo sportello di vendita per l'acquisto della marca da bollo. Non soddisfatti di aver aumentato la confusione con una nuova procedura, gli addetti alla dogana decidono di incrociare le auto appena sbarcate con quelle che si dovranno imbarcare creando un'incredibile ingorgo nel bel mezzo della dogana. Ma qui serve la calma e senza perderci d'animo, coadiuvati dai responsabili di ROTTA360, riusciamo a ricomporre tutto il gruppo e partire in direzione Kairouan. Subito imbocchiamo l'autostrada in direzione sud e successivamente il tratto di strada statale. E' calata la sera, ma si viaggia piacevolmente ed in tutta sicurezza facendo però attenzione agli innumerevoli dossi per la limitazione della velocità posti in prossimità delle zone abitate. Spesso sono male indicati e presi a velocità anche normali possono provocare danni ai veicoli. Tra noi equipaggi si instaura subito una grande armonia, resa possibile dagli apparecchi CB montati su ogni veicolo. Apparecchio utile non solo per rendere più piacevole le ore trascorse alla guida nei trasferimenti, con scambio di battute, ma anche per segnalazioni di sicurezza o per non perderci nel traffico cittadino. Così, tra una chiacchera e l’altra giungiamo a destinazione. La guida che ci accompagnerà l'indomani  alla visita di Kairouan ci attende alla periferia della città per accompagnarci nella struttura custodita dove trascorrere la notte. Ceniamo nei nostri camper, ma non ci faremo mancare un brindisi (il primo dei tanti) per festeggiare l'inizio del nostro viaggio prima di coricarci.


Giorno 29 dicembre 2014.


Iniziamo la visita di Kairouan, città dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO  nel 1988 e quarta città santa dell’Islam. Con una piacevole passeggiata raggiungiamo le antiche mura che racchiudono la parte vecchia della città. Prima visita la grande Moschea, il più antico luogo di culto del mondo musulmano  occidentale con il suo bellissimo cortile interno l'ampio colonnato sul quale troneggia il minareto. La sala di preghiera non accessibile, ma visibile dagli ampi ingressi, mostra le innumerevoli colonne di origine romana e bizantina recuperate dagli edifici di pregio lasciati dai precedenti popoli che si erano stabiliti in questa regione.  La passeggiata ci conduce a visitare un’antica villa padronale ora trasformata in Ufficio del Ministero dell’Istruzione, l’antica Medersa di Sidi Abi del-Ghariani con il bellissimo colonnato arricchito da capitelli bizantini ed il soffitto finemente lavorato e la Mosche dalle tre porte visibile solo esternamente. Nel dedalo di viuzze raggiungiamo Bir Barouta, l’antico pozzo dal quale l’acqua viene attinta mediante un meccanismo di ruote ed otri azionate dalla camminata continua in circolo di un povero e rassegnato dromedario. Ma è attraversando il mercato che possiamo entrare nella vita quotidiana di questa città. Dalle ricche botteghe di preziosi ai banchi di frutta, di abiti, casalinghi ed oltre un’esposizione di un’infinità di oggetti usati e non più funzionanti quali pezzi di tubi idraulici, vecchie serrature arrugginite, radio ad altre cose delle quali ci chiediamo quale potrà essere il loro valore e la loro utilità, ma soprattutto chi avrà l’abilità di poterli riciclare per essere ancora utili, ridando nuova vita ad oggetti che per il noi sarebbero solo da buttare. Raggiungiamo la Moschea del Barbiere, così chiamata perché accoglie le spoglie di Abou Dhama el-Balaoui, compagno del profeta che portava con se tre peli della barba di Maometto. Il cortile della medersa, rivestito di maioliche tunisine è un’esplosione di colori, nel percorso all’interno del complesso rimaniamo affascinati dal soffitto del vestibolo con decorazioni in gesso. E’ ora di rientrare ai nostri camper, ma prima non possiamo mancare alla caratteristica e turistica esposizione di tappeti, attività principale delle donne di Kairouan e che rende la città il principale centro di lavorazione anche per l’ottima qualità dei manufatti. Un breve pranzo ci serve per recuperare le forze prima della lunga tappa che ci condurrà a Tozeur. Entreremo nel profondo sud tunisino, la zona delle oasi, del deserto e dei miraggi. Fortunatamente la strada è in buone condizioni ed anche se i centri abitati incontrati lungo il percorso  ci rallentano la marcia riusciamo a percorrere i circa 340 Km abbastanza velocemente. Non resistiamo, durante una sosta del percorso, all’invito di visitare un’azienda per la produzione di olio. I responsabili sembrano orgogliosi e desiderosi di istruirci sulla loro produzione. Sacchi di olive appena raccolte vengono inserite nelle macchine per il lavaggio e la spremitura (con orgoglio nostro e loro ci mostrano che tutte le attrezzature sono di origine italiana) sino a veder uscire il nettare dal profumo e colore intenso. Non possiamo non approfittare di questa occasione ed acquistiamo qualche bottiglia di olio appena fatto. Cala il buio prima del nostro arrivo a Tozeur, ma al campeggio ci aspettano ed in breve sistemiamo i nostri camper sotto le palme. Siamo all’interno di una delle maggiori oasi della Tunisia, circa 400.000 palme su una estensione di oltre 1.000 ettari. Domani scopriremo i tesori di Tozeur, ma ora è tempo di una meritata cena, seguito dall’ormai tradizionale brindisi in compagnia e subito a nanna.


Giorno 30 dicembre 2014.


A bordo di taxi raggiungiamo il centro di Tozeur. Un’anziana guida locale con un’improbabile italiano misto a francese si offre come guida per mostrarci la parte vecchia della città, il quartiere di Ouled el-Hadef. Le antiche mura delle abitazioni presentano infinite geometrie architettoniche ricavate dalla disposizione degli stessi mattoni con le quali sono state costruite. I colori ocra sono dominanti nel dedalo di viuzze che accompagnano i nostri passi. L’architettura è stata utilizzata per le scenografie del film “Il paziente inglese”. Prima di salutare Tozeur acquistiamo gli squisiti datteri dividendoci tra i numerosi banchi che espongono quantità enormi di questo frutto tipico delle oasi del sud. Riprendiamo la marcia per dirigerci sullo Chott El Jerid, l’immensa depressione salata dove l’evaporazione dell’acqua crea una vasta distesa di sale dalle varie gradazioni cromatiche. In lontananza sembra esserci dell’acqua, quasi un’enorme mare interno, ma che come sappiamo, è l’effetto della rifrazione dovuta al passaggio dei raggi di luce attraverso strati d’aria di differente temperatura. Questo effetto prende il nome mitologico di Fata Morgana ed è più comunemente chiamato miraggio. Abbandoniamo la strada asfaltata per scendere lungo un percorso sicuro nel mezzo di questa crosta di sale sino alla carcassa di un vecchio autobus bloccato nel terreno e qui abbandonato. Foto di rito nel piatto deserto di sale e dopo pranzo riprendiamo la marcia per Douz,  “la porta del deserto”, come viene chiamata data la sua particolare posizione di ultimo abitato prima del grande erg ed antico centro carovaniero. Oggi però Douz è meta preferita per tutti i turisti che vogliono esplorare il deserto, facendone il loro punto di partenza. Ed ecco che anche noi raggiungiamo con la nostra “carovana” questa vivace cittadina, accolti da un turbinio di motociclette, fuoristrada, carretti ed ogni sorta di veicolo che può circolare sulle strade caotiche. Dopo aver parcheggiato i veicoli al campeggio, ci rechiamo nel cuore di Douz: la piazza centrale racchiusa da portici dove trovano la loro sede negozi di artigianato che vendono tutti gli stessi oggetti: ceramiche, tappeti, rose del deserto, abiti, souvenirs. Un caleidoscopio di colori che si spegne quando, al calar della sera, i piccoli negozi cessano le loro attività chiudendo i loro portali: la piazza si addormenta. E’ tempo anche per noi di rientrare al campeggio dove poter organizzare la prima cena di tutto il gruppo sotto una tenda già allestita. Le donne si dividono i compiti in cucina, mentre agli uomini è delegata la preparazione della tavolata, la scelta dei vini e dei liquori che come nelle migliori tradizioni italiane completano e  chiudono una cena sostanziosa.


Giorno 31 dicembre 2014.


Siamo pronti ad iniziare la nostra escursione nel deserto. Come da programma trascorreremo i prossimi due giorni tra le dune del grande erg occidentale dove festeggeremo l’inizio del nuovo anno. I nostri fuoristrada sono pronti, il tempo necessario per caricare le poche cose necessarie e personali e siamo già in partenza per il deserto. Le piste si perdono in piccole tracce appena visibili, un’alternanza di dune e ampie distese brulle segnano questo territorio. Corriamo a fianco del parco del Jebel, vasta area protetta creata per la protezione della fauna e flora locale. Incrociamo altri veicoli di turisti che come noi trascorreranno la fine dell’anno lontano dai rumori della civiltà. Con noi, oltre alle auto per i passeggeri c’è l’auto con il necessario per la cucina. Alla prima sosta gli addetti preparano un ottimo pasto con insalata ed carne di pollo cucinata all’istante, pane fresco , frutta. Incredibile vedere la loro abilità nel saper improvvisare un pasto con il minimo indispensabile e con poche attrezzature. Per molti è la prima esperienza di deserto, si passeggia come bimbi entusiasti, si scattano foto, si commenta quanto stiamo vedendo. Il primo cordone di dune ci appare all’improvviso. L’abilità degli autisti è proverbiale, seguendo le migliori traiettorie si cavalcano queste onde di sabbia, un continuo saliscendi con la speranza che la prossima duna non ci inghiotta nella sua sabbia. Raggiungiamo il campo precedentemente allestito solo per il nostro gruppo, è ancora pomeriggio ed abbiamo qualche ora di luce per poter camminare tra le dune e raggiungere la cima di una delle due colline che identificano questa località denominata Timbaine. Dall’alto si gode una panoramica a 360 gradi del deserto, ampie distese di dune intervallate da qualche pianura arida. Rientrati al campo assistiamo alla preparazione del pane che verrà cotto nelle braci sotto la sabbia. Ci vergognamo un poco nel vedere quanto il personale si stia preoccupando di noi. Uomini gentili, ma decisi e sicuri nei loro gesti, un’armonia di professionalità. Dal nulla sono cresciute le tende che ci accoglieranno per la cena e per la notte, la tenda che sarà la cucina dove verrà preparato il nostro cenone, i materassi e le coperte già pronti ad accoglierci e proteggerci dalla fredda notte del deserto. Autisti che aiutano i cuochi, si taglia, si prepara, si allestisce, si cuociono i cibi, si scaricano vivande, contenitori di acqua, bombole di gas per la cucina, decine di uova ancora intere … che chissà come hanno potuto resistere ai salti sulle dune! In un angolo è stato acceso un falò, si sta preparando la brace. L’impasto del pane viene abilmente steso come una grande pizza, poi posato sulla brace e coperto da altra brace e sabbia. Tra venti, venticinque minuti il pane sarà cotto, estratto dalla sabbia e dalle braci. Aspettiamo impazienti e non possiamo resistere ad un primo assaggio di questo gustoso, fumante e prezioso cibo. Siamo già tutti attorno al tavolo, il personale riesce a servire ognuno di noi con grande professionalità, gesti semplici, ma di grande valore dato il luogo dove ci troviamo. E’ tutto ottimo, l’harissa, piccantissima salsa tunisina, il brick, uovo racchiuso in una pastella e fritto, la chorba, tipica minestra tradizionale, il cous cous di carne e verdura, le salsicce di pollo e la carne di tacchino, la frutta e magico finale una meravigliosa torta per festeggiare il nuovo anno. Siamo sazi, ma ancora in forze per iniziare a ballare e cantare. Ora i cuochi si trasformano in musicanti, gli autisti in danzatori, ci uniamo ai loro canti ed ai loro balli cercando di interpretarne i suoni ed i passi. La stanchezza vince su di noi. A poco a poco ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo, i nostri custodi con discrezione si sono ritirati, hanno solo chiesto a che ora vogliamo la prima colazione.


Giorno 1 gennaio 2015.


Durante la notte un forte vento e brevi piogge ci hanno sussurrato che anche nel deserto il clima può essere dispettoso. Usciamo dai sacchi a pelo in silenzio, quasi timorosi di disturbare la pace che ci circonda. Ci scambiamo gli auguri, un ottimo inizio di un anno che speriamo possa riservarci altre emozioni di viaggio. Ognuno di noi esce in cerca della duna preferita per la personale toilette, c’è sicuramente l’imbarazzo della scelta; le tracce dei nostri piedi si perdono in tutte le direzioni. Rumori provengono dalla tenda vicina che serve da cucina e da riparo per la notte dei nostri accompagnatori. Tempo di riordinare le nostre cose ed è già pronta la tavolata con caffè, biscotti, pane caldo appena cotto, formaggini, burro e marmellate. Sicuramente siamo ben coccolati e la golosità prende il sopravvento sulla reale necessità di acquisire energie per la giornata che ci attende. Il campo oramai inutile viene smontato, salutiamo il personale che tornerà a Douz con le tende, materassi ed ogni altro oggetto servito per trascorrere la notte. Partiamo in direzione Ksar Ghilane, cielo sereno e pause per immortalarci sulle dune. Per la pausa pranzo dall’auto “cucina” esce nuovamente il necessario e viene servito ancora un ottimo pranzo. Corriamo verso la nuova destinazione in un alternarsi di grandi distese brulle e pietrose, grandi spazi disseminati da piccole dune in formazione che costringono a continue deviazioni dei nostri veicoli fra montagne di sabbia da scavalcare. Raggiungiamo il forte di epoca romana ed ultimo avamposto dell’impero. Un’architrave con iscrizioni in latino ne ricorda l’origine, poi trasformato nel corso degli anni sino alla sua ultima funzione di caserma per la legione straniera. Pochi chilometri di dune lo separano dall’oasi di Ksar Ghilane, ultima tappa della nostra escursione nel deserto. L’oasi è immersa in una calma innaturale, forse postuma delle feste che si sono succedute nella notte per festeggiare il nuovo anno si sta ancora svegliando. Notiamo resti di palcoscenici ed impianti sonori in fase di smontaggio: questo è il luogo di maggior interesse per i turisti che vogliono festeggiare il nuovo anno in un ambiente insolito. Alcuni di noi partono con i quad per un’escursione attorno all’oasi, i meno intraprendenti si rilassano in uno dei bar che accerchiano il laghetto di acqua sorgiva o curiosano nei vari piccoli negozi di artigianato. Altri 140 Km di asfalto ci separano da Douz, ed è già ora di rientrare. Lasciamo il grande mare di sabbia con nostalgia. Ora davanti ai nostri occhi solo una nera lingua di asfalto, ma il tramonto ci regala gli ultimi colori del deserto, il miglior saluto per ricordarci questa avventura. I nostri camper ci accolgono con l’intimità di casa; i nostri oggetti ed il calore di un comodo letto non disturbano però il ricordo dell’esperienza trascorsa. Riuniti per l’ultimo brindisi della giornata rievochiamo i momenti vissuti.


Giorno 2 gennaio 2015.


L’ultima visita di Douz e dei suoi negozi prima della partenza, poi all’ippodromo, dove si può vedere l’inizio del deserto. Vorremmo correre in direzione delle dune, degli spazi infiniti, ma il nostro programma prevede la visita di Matmata e delle antiche abitazioni troglodite, scavate nel sottosuolo per ripararsi dalle elevate temperature con le camere si sviluppano attorno ad una corte centrale a cielo aperto, una sorta di grande catino nel quale si può raccogliere l’acqua piovana.  Poche famiglie vivono ancora in queste antiche abitazioni, la maggior parte di esse sono ora disabitate. Accompagnati da una guida locale possiamo accedere ad una abitata, la padrona di casa ci guida fra le stanze: c’è la cucina, la camera da letto, la sala … ma che differenza con le nostre case! Continuiamo la nostra passeggiata lungo la moltitudine di crateri per recarci infine al luogo dove fu girato “Guerre stellari”: qualche pezzo di scenografia qua e là ricorda l’utilizzo di questa struttura per il film. Ora è stata trasformata in albergo. Pranziamo nel ristorante di Abdul, una festosa tavolata ricca di piatti tipici prima di continuare il nostro cammino per Toujane. Il villaggio berbero ci appare all’improvviso dietro una curva e dall’alto della collina, sostiamo per scattare qualche foto prima di raggiungere il centro di questo piccolo abitato. Parcheggiamo i nostri camper in un piazzale alla fine del villaggio e camminiamo sulla strada principale dove si affacciano le piccole botteghe che espongono tappeti di manifattura locale. Molte abitazioni risultano abbandonate e diroccate, si respira la difficoltà di queste persone per faticano a sopravvivere in un territorio difficile nel quale i mestieri che davano ricchezza un tempo, non sono più sufficienti ai giorni nostri. Dopo esserci ristorati con un te al rosmarino proseguiamo percorrendo le alture di queste montagne sotto le quali si apre lo spazio infinito della piana di Gabes e più in là il mare. Fantastico  panorama prima di raggiungere l’antico Ksar di Matameur. Arriviamo al tramonto, qui sosteremo per la notte. Hachim e sua moglie ci accolgono festosi e ci offrono un delizioso te alla menta. Custodi di questo antico granaio fortificato, lo rendono disponibile alla sosta delle moderne carovane di camperisti, viaggiatori di passaggio e chiunque abbia bisogno di una sosta. Un nuovo modo di far rivivere un’antica struttura. È suggestivo il contrasto di questo antico edificio con la modernità dei nostri veicoli. Allestiamo all’interno di una gorfas la nostra sala pranzo dove consumeremo una festosa cena di gruppo attorno ai tavoli di pietra. E’ ora di festeggiare il nuovo anno secondo le nostre tradizioni: dai camper escono cotechini e lenticchie, salumi e sottaceti, tartine e panettoni … il tutto bagnato da un buon vino!


Giorno 3 gennaio 2015


Ci pensa il muezzin della vicina moschea a segnalare l’inizio del nuovo giorno. Così prima dell’alba siamo tutti svegli in attesa dell’ora dell’appuntamento. Iniziamo questa giornata di sole viaggiando in direzione sud. La moglie di Hachim ci ha preparato pani tradizionali cotti a legna per il pranzo di mezzogiorno. La nostra colonna attraversa le cittadine di Medenine e Tataouine, dietro indicazioni via radio del capogruppo di ROTTA360 ci districhiamo facilmente nel traffico locale ed attraversiamo i centri abitati con facilità. Alla prima tappa di Chenini la guida Hamed è già pronta ad accoglierci. Solo il tempo di parcheggiare i veicoli ed iniziamo la salita lungo la collina sulla quale si adagia questo antico villaggio berbero. Le abitazioni di pietra si confondono con la roccia naturale, unica nota di colore il bianco candido della piccola moschea posta alla sommità del villaggio. Da lassù il panorama spazia nelle valli circostanti. Visitiamo un’antica abitazione dove l’anziana donna che la abita veste gli abiti tradizionali berberi. Piccola pausa nei negozi di souvenirs e già in marcia per Douiret. I pochi kilometri di strada si snodano lungo piccole colline e vallette dai diversi colori dell’ocra nelle quali spiccano i verdi intensi delle palme. A differenza di Chenini, Douiret essendo più piccolo risulta essere meno turistico, poco conservato, ma più accogliente ed originale, nessun negozio di artigianato, nessun assalto di ragazzini in cerca di stilo, monete o bon bon. Pranziamo nel piazzale sotto i resti di questo antico villaggio e riprendiamo il cammino sino a Ksar Ouled Soltane, il miglior esempio di granaio fortificato della regione anche per lo stato di conservazione ed i recenti lavori di restauro. I piani di queste stanzette, dal fascino originale dovuto alle linee storte ed armoniose, sembrano essere assemblate da una mano distratta e veloce. Poste una sull’altra per quattro livelli, resistono ad un equilibrio precario e sembrano quasi in procinto dover precipitare da un momento all’altro. Le ripide scale di accesso sono una sfida per coloro che vogliono salire. Lasciamo l’ultima tappa di visita della giornata e rientriamo al nostro meno conservato Ksar dove Hachim e sua moglie, avvisati telefonicamente dal nostro capogruppo sull’ora del nostro arrivo, ci attendono come sempre gentili per il saluto serale. Rientreranno a casa propria per la notte lasciandoci soli custodi di questo pezzo di storia. I tavoli sono già pronti. Infatti  in vista di una seconda cena, quasi padroni di questo granaio, abbiamo lasciato dalla sera precedente molte vettovaglie. Oggi il piatto forte sarà pasta all’amatriciana di Pietro, ma ancora cotechino, carni, contorni vari, buon vino, liquori ed uno spumante per un eterno brindisi, ma soprattutto tanta, tanta allegria.


Giorno 4 gennaio 2015.


Di buon mattino lasciamo il cortile dello ksar per dar vita alla nostra colonna con direzione El Jem. Lasciamo il sud della Tunisia ed iniziamo la nostra marcia di avvicinamento a Tunisi. L’arteria principale che collega i due estremi di questo paese è abbastanza scorrevole, il traffico ordinato. Si susseguono villaggi ricchi di piccoli ristoranti affacciati sulla strada con le povere bestie appena sacrificate come  cibo per passanti in bella mostra, banchi di ceramiche e prodotti locali. Le città più importanti quali Gabes e Sfax sono evitate da moderne e scorrevoli circonvallazioni. Subito dopo Sfax ci immettiamo nella veloce autostrada che lasceremo ad El Jem, punto finale della tappa odierna. Questa città di quasi 20.000 abitanti deve il suo interesse alla presenza del grande anfiteatro di epoca romana: il terzo in ordine di grandezza con una capienza di 35.000 spettatori. Fermati i nostri camper nel vicino parcheggio pubblico custodito, dopo pranzo ci rechiamo alla visita di questo maestoso complesso. In parte ristrutturato ci dà subito l’idea di quanto fosse enorme in origine. Sono ancora visibili le zone interrate adibite a gabbie per le fiere, le ampie scalinate alle quali si può accedere ai livelli superiori dai quali si gode una panoramica della cittadina, costruita con bassi edifici che esaltano ancora di più la grandezza dell’anfiteatro. Una breve passeggiata ci porta al vicino museo archeologico dove possiamo ammirare gli stupendi mosaici recuperati dalle ville di epoca romana ed i resti delle stesse nell’ampio spazio esterno. Ceniamo al ristorante Le Bonheur, a poche centinaia di metri dal nostro parcheggio. Il proprietario avvertito del nostro arrivo dal capogruppo ha mantenuto il locale aperto solo per noi, servendoci una squisita cena a base di chorba, carne di pollo al curry, agnello, il tutto con contorno di legumi. Il solito giro di superalcolici davanti ai nostri camper accompagna i saluti di fine giornata.


Giorno 5 gennaio 2015.


Purtroppo siamo giunti alla fine di questo intenso tour in terra tunisina. Solo 200 kilometri ci separano da Tunisi, tutti in autostrada, una veloce marcia per la capitale ed il porto di imbarco di La Goulette. Ma prima ci rechiamo a Sidi Bou Said, piccolo centro poco distante dalla capitale amato dagli artisti che qui hanno trovato la loro dimora o sono stati ospiti di passaggio. I colori bianco della calce delle murature, il blu dei portali damascati, delle inferriate e dei balconi, i colori intensi delle bouganville ne esaltano il fascino, colori ancora più evidenti sotto lo splendido sole che ci accompagna. Ricca località turistica Sidi Bou Said richiama molti visitatori nella sua atmosfera particolare, quasi si può immaginare di trovarsi in un piccolo villaggio andaluso o su una piccola isoletta delle Cicladi. Dall’alto del paese una meravigliosa panoramica sul mare. E’ giunto il tempo di lasciare questo paradiso per ributtarci nelle meno idilliache aree portuali. Siamo prossimi all’imbarco e tristi di dover abbandonare questo meraviglioso Paese. Il nostro capogruppo svolge le pratiche di biglietteria, i soliti moduli da compilare … e ci avviamo all’ingresso del porto per ricominciare con qualche esitazione le procedure. Sembra quasi tutto più veloce se non per il fatto di dover pagare la tassa di uscita per le persone. Naturalmente la si può acquistare appena entrati in area portuale e capita così che i veicoli vengono fermati prima dei controlli iniziando quell’ingorgo che sembra piacere tanto a poliziotti e doganieri. Il capogruppo coadiuva, assiste, sollecita i doganieri e ci guida nei vari passaggi. Timbri sui passaporti, ritiro moduli, controlli doganali e siamo in breve tempo sotto la pancia della nave in attesa di essere inghiottiti da questo enorme mostro metallico. Partiamo in serata quando le luci del porto illuminano la nostra via verso il mare.


Giorno 6 gennaio 2015


La navigazione tranquilla ci permette di consolidare la nostra amicizia. Ormai il gruppo si muove all’unisono, nuovi progetti di viaggio si discutono con il capogruppo, richieste di informazioni, promesse di rivederci presto. Termina così anche l’ultimo panettone superstite. Arriviamo a Genova quasi in orario, i saluti prima dello sbarco lasciano intravedere qualche lacrima. Siamo stati veramente un gruppo di amici, come poter dimenticare le risate, l’allegria e le battute che ci hanno accompagnato nel corso del nostro viaggio. Un’armonia di gruppo sviluppatasi nelle fantastiche scenografie di questo piccolo, ma accogliente paese del nord Africa.


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