Tu sei qui

Austria, itinerario storico, in camper

Austria 2010 (piccole città storiche e dintorni)

 

Veicolo: semintegrale Elliot 15 Living (CI) su Fiat Ducato 2300

Equipaggio: Tommaso (alla guida), Daniela (navigatrice e prima redattrice di questo diario)

+ “la peppinella” (navigatore intruso)

Età complessiva: 115 anni (?!!!)

Periodo: dal 19 luglio al 2 agosto

Località: Feldkirch, Innsbruck, Hall in Tirol, Schwaz, Krimmel Wasser falle, Zell am See, Hallstatt, Gmunden, Scharding, Wels, Kremsmunster, Steyr, Enns, Linz, Melk, Durnstein, Stein an der Donau, Heilingenkreuz, Rust, Lebeny, Pannonhalma, Fertod, Graz, Judenburg,

Oberwolz ,Gurk, Klagenfurt, Maria Saal, Villach, Heilingenblut, Kaiser Franz J. Hohe.

 

                                CONSIDERAZIONI GENERALI                              


 

Dobbiamo premettere che la nostra scelta ultradecennale di vacanze in camper è fortemente legata alla liberta di arrivare, fermarsi e partire, senza prenotazioni e preavvisi o file alla reception. Quando è possibile facciamo in modo di pernottare fuori dalle classiche strutture ricettive, questo ci permette di conoscere meglio i luoghi che visitiamo. Svegliarsi all’alba sulla puszta ungherese e correre incontro alle cicogne, dormire e svegliarsi sulla falesia del faro di Antifer, o assistere alla prima grande marea dall’alto della cittadina di Grandville, sono solo alcuni esempi del rapporto che riusciamo a stabilire con i luoghi che visitiamo. Ecco perché preferiamo pernottare in posti che oltre a garantirci libertà, discrezione e tranquillità, possono offrirci come valore aggiunto scenari naturali e paesaggistici non comuni. Noi ci impegnamo, nello stesso tempo, a garantire rispetto dei luoghi e discrezione nei confronti delle persone del posto.

L’Austria purtroppo non è un paese per camper. Questo non significa che un paio di settimane in questo paese possa non essere piacevole e non riservare gradevoli sorprese. Purtroppo aree destinate ai camper, contrariamente a quanto avviene in tutta Europa, compresa l’Italia, sono molto rare e questo ha comportato difficoltà soprattutto per lo scarico delle acque nere. I pernotti, 9 su 10 al di fuori dei campeggi, sono stati tutti tranquilli; spesso la sosta è avvenuta in posti che hanno garantito sicurezza, senso di libertà e peculiarità paesaggistiche, beni fondamentali per chi ha scelto questo tipo di vacanza

Attraverso i pochi diari di bordo, che abbiamo letto prima di affrontare il viaggio, ci eravamo accorti che i camper non sono molto popolari in Austria. Durante il viaggio, la scarsità dei mezzi ricreazionali in circolazione e alcuni fatti, ci hanno confermato che l’attenzione per questo tipo di vacanza è abbastanza scarsa. A tale proposito vogliamo raccontare due episodi abbastanza significativi.
Ad Hallstatt, incantevole e famosa cittadina dell’Alta Austria sulla riva dell’omonimo lago, l’unica sosta consentita ai camper è su una sterrata a oltre due chilometri dal centro, pagando 9 € indipendentemente dal tempo di permanenza e senza mezzi di collegamento. Inutile dire che, giunti sul posto e preso atto di queste condizioni, evangelicamente abbiamo scosso la polvere dai nostri calzari e abbiamo proseguito verso luoghi più accoglienti

A Judenburg, in Stiria, sotto una pioggia a catinelle, facciamo diversi giri alla ricerca di un’area di parcheggio che possa permetterci la sosta notturna; abbandonati alcuni piazzali in zone tranquille riservati al parcheggio dei residenti, prendiamo in considerazione la sosta sulle strisce blu che normalmente sono a pagamento fino alle 18,00, ma poiché ci sembrano troppo esposti al traffico, decidiamo di ricorrere ad una delle tante indicazioni (non sempre attendibili) scaricate on line in coordinate GPS. La “peppinella” ci porta in un ampio parcheggio per auto appena fuori città (davanti al palazzo delle terme) dove nessun cartello indica o proibisce la sosta dei camper. Stiamo già valutando come sistemarci quando un ragazzo, nonostante la pioggia inclemente, si avvicina al camper e ci fa capire che, scendendo verso l’edificio delle terme e girando a sinistra, avremmo trovato un posto migliore. Con sorpresa, seguendo le indicazioni ricevute, abbiamo scoperto, a qualche centinaio di metri dal piazzale, una decina di piazzole livellate su un ampio sterrato e una tabella che indicava il posto come sosta camper. Naturalmente nessuna indicazione nel paese né nelle immediate vicinanze dell’area.
Encomio invece alla cittadina di Schwaz in Tirolo dove abbiamo trovato l’unica area attrezzata del nostro viaggio, ben indicata, pienamente usufruibile e al modico prezzo di 4€.
Le strade e autostrade austriache, seppure non comodissime, sono risultate molto più sicure di quelle italiane, sia per la scarsità di mezzi pesanti che per un sostanziale rispetto dei limiti di velocità: limiti agevoli da rispettare poiché appropriati e non assurdi come frequentemente accade da noi. Spesso è stato facile accorgersi di superare la velocità consentita dando un’occhiata allo specchio retrovisore e scoprendo di aver distanziato la colonna delle altre macchine. Sulle strisce pedonali gli automobilisti austriaci (come quelli tedeschi, francesi, belgi, olandesi …) si fermano al solo cenno del pedone di guardare dall’altra parte della strada.
Se il grado di civiltà di una nazione si misura anche sull’osservanza del codice stradale, … le conseguenze sono facili da trarre.
Le numerose località dove ci siamo fermati, spesso piccoli borghi, ci hanno sempre riservato delle gradite sorprese e non ci hanno impegnato nella visita per più di qualche ora. Alcuni centri maggiori come Linz, Villach, Klagenfurt ci hanno piuttosto deluso.

 

Il Diario

Finalmente si parte.
Costretti a rinunciare al nostro programma iniziale , Spagna del Nord - Portogallo, a causa di qualche acciacco che facilmente si presenta alla nostra tenera età, ripieghiamo su mete e strade più vicine.
Nonostante sia luglio inoltrato la giornata non è calda, il cielo è coperto, partiamo dal nostro paese, Guardiagrele (CH), nel pomeriggio. Sull’autostrada il traffico è scorrevole ma i soliti TIR occupano quasi tutta la corsia di destra. Come spesso accade, iniziato un sorpasso, si è costretti a rimanere molto più di quello che si vorrebbe in seconda corsia. Non mi piace guidare di notte né fare lunghe tirate pertanto si pernotta a Bologna in via Gaspare Nadi, una strada senza uscita vicino ai giardini Lunetta Gamberini, posto collaudatissimo; ci sostiamo da anni quando passiamo per Bologna.
Il giorno dopo, poco prima le ore 7,00, perché si sa che che il mattino ha l’oro in bocca e perché noi diamo il meglio (!!!) a queste ore, accendo il motore e via.
Abbiamo previsto l’arrivo in Austria attraverso Passo Resia perché vogliamo aggiungere Glorenza ai tanti “borghi più belli d’Italia” visitati, inoltre Daniela ha sentito parlare del campanile che spunta dall’acqua del lago di Curon Venosta.

Arriviamo alla cittadina dell’Alto Adige verso mezzogiorno e parcheggiamo in un’area a 100 metri da una delle porte del paese. La cittadina è molto carina e in un’ora la si percorre in lungo e in largo; approfittiamo di un chiosco e di tavolini lungo il torrente per un panino e una bibita. Poi, tornati al camper che è all’ombra di alti pioppi, ci concediamo un riposino. Alle 16,00 siamo a Malles, una cittadina a pochi chilometri da Glorenza, ci siamo accorti di non aver portato antibiotici (non si sa mai!) e cerchiamo una farmacia.
Parcheggiamo in una piazzetta vicino al centro di Malles, troviamo una farmacia ma senza ricetta medica niente antibiotico, ripieghiamo su speck e altri prodotti tipici acquistati in un negozietto lì davanti.

Dopo una breve visita al paese torniamo in camper e ripartiamo. Passiamo per Curon Venosta, vediamo il campanile sommerso ma non ci fermiamo. Il nostro passaggio di confine è segnato solo dall’acquisto della classica vignette che ci permetterà di circolare per le autostrade austriache e da un pieno di gasolio più economico che in Italia.
La nostra prima meta in Austria è Feldkirch una cittadina del Vorarlberg, una piccola regione incuneata nel territorio svizzero e isolata dal resto del paese da alte montagne. Rimaniamo abbastanza sorpresi quando percorrendo la E 60, nonostante la vignette appena acquistata, troviamo un casello per il pagamento del pedaggio: non stiamo a discutere con l’addetto né in tedesco (di cui non conosciamo una parola), né tantomeno nel mio inglese turistico e maccheronico. Ci accorgiamo ben presto che stiamo percorrendo una galleria a pagamento lunga 10 chilometri che costituisce l’unico collegamento fra il Vorarlberg e il Tirolo. Giunti a Feldkirch giriamo un po’ per la cit tadina cercando di trovare un’area adatta alla sosta notturna, alla fine ritorniamo indietro all’ingresso del paese, dove abbiamo visto in precedenza l’indicazione di un parcheggio in direzione del castello che sovrasta il centro urbano (lo Schattenburg). Ci dirigiamo in questa direzione e, in alto in ottima posizione, troviamo un parcheggio alberato con piazzole ampie e livellate: è un parcheggio a pagamento dalle 8,00 alle 18,00 ma gratuito a quest’ora della sera, pertanto decidiamo di parcheggiare e fermarci lì anche per la notte. Poco dopo arriva un altro camper con due ragazzi svizzeri.
Dopo una notte tranquilla, poco dopo le 7,00 del mattino, siamo pronti per raggiungere il centro: dal castello ci trasferiamo in un parcheggio a pochi minuti dalla Domplatz.
Feldkirch è una cittadina medioevale, forse una delle località più interessanti che abbiamo visitato: è contornata da diverse porte e torri ed è attraversata dal fiume Ill lungo le cui sponde si affacciano importanti palazzi; l’abbiamo visitata con calma, alle prime ore di una splendida giornata di sole.

Dopo qualche ora siamo pronti per riprendere la strada alla volta di Innsbruck ripercorrendo la galleria a pagamento. Dopo un paio di soste, poco dopo mezzogiorno, arriviamo nel capoluogo di regione del Tirolo e parcheggiamo in prossimità del centro storico.C’eravamo fermati a Innsbruck nel precedente viaggio in Austria e della città ricordavamo solo il Goldnes Dachl, in realtà tutta la Friedrich -Strasse e le strade circostanti sono contornate da case e palazzi con belle finestre e loggiati sporgenti riccamente ornati; anche la cattedrale di St. Jakob si rivela molto interessante.

Dopo due ore lasciamo la città: il caldo e la cambusa quasi vuota ci spingono a cercare un po’ di refrigerio all’interno di un supermercato.

Fatti gli acquisti proseguiamo verso Hall in Tirol, arriviamo alla cittadina, ma senza accorgercene, la superiamo e proseguiamo per Schwaz dove troviamo l’unica Area Attrezzata di tutto il viaggio, ottimamente segnalata e a cinque minuti dal centro.
Visitiamo la cittadina medioevale dominata dal possente torrione del castello di Freundsberg. Lungo la Franz-Josef-Strasse sorgono diverse case caratteristiche e alla fine della strada si erge l’insolita facciata a pinnacoli della chiesa parrocchiale, interessante per la sua struttura gotica e per la sua bipartizione interna: come la maggior parte delle chiese austriache, anche questa, presenta arredi barocchi.
Il pomeriggio è molto afoso, cerchiamo un po’ di frescura in un parco ricavato da un antico cimitero al quale si accede attraverso un antico portale chiuso da un bel cancello in ferro battuto.
Per fortuna ci accorgiamo in tempo dell’arrivo di un temporale e torniamo in camper prima che un potente acquazzone con lampi e tuoni ci sorprenda per strada. Cena in camper e nottata tranquillissima.
Al mattino siamo pronti per lasciare Schwaz e tornare a Hall in Tirol che abbiamo abbandonato la sera precedente. Poco dopo le 8,00 siamo in un parcheggio a pagamento dal quale in pochi minuti, attraversando un piccolo parco, raggiungiamo il centro della città alta il cui cuore è la Oberer Stadtplaz.
La piazza è contornata da edifici antichi il più interessante dei quali è senz’altro il gotico palazzo del Rathaus di fronte al quale si erge la parte absidale della parrocchiale St. Nikolaus: l’interno, ornato da decori barocchi, presenta un coro e un altare insolitamente spostati a destra rispetto all’asse della navata centrale.

La giornata è ancora fresca, passeggiando nella parte bassa della cittadina raggiungiamo la Burg Hassegg, la torre della zecca con coronamento superiore a dodici lati.
Dopo qualche ora siamo pronti per partire vero le cascate di Krimml nel Salisburgo. Krimml costituisce il punto di partenza per la visita delle Krimmel Wasserfalle, cascate fra le più grandiose delle Alpi; dista da Hall in Tirol circa 90 km ma, forse ingannati dall’autostrada e affidandoci troppo alla “peppinella”, facciamo un lungo anello che ci porta fino a Worgl e da qui, attraverso belle strade panoramiche in ambiente alpino, attraversiamo il passo di Thurn e dopo alcune soste arriviamo a destinazione dopo aver percorso una sessantina di chilometri in più (!!?).
In uno dei piazzali di sosta troviamo un camper di italiani (di Brescia), parlando con loro ci accorgiamo che il lungo giro che abbiamo fatto ci ha evitato un tratto di strada a pagamento, non credo ne valesse la pena. Decidiamo di sistemarci nel parcheggio di fronte alle cascate, dove anche i bresciani hanno dormito la notte precedente.
Prima di sera ci muoviamo col camper per ammirare le cascate da alcuni punti panoramici lungo la strada e ne approfittiamo per effettuare altre spese alimentari. Cena al ristorante delle cascate dove ordiniamo un piatto a base di pollo e patate: ci arrivano due enormi piatti con carne, patatine, insalate e salse, ma solo quando arrivano altri due piatti di patate fritte da noi incautamente ordinati come contorno ci viene il dubbio di aver esagerato. Nonostante la cena non leggerissima andiamo a dormire abbastanza presto preparandoci per l’escursione del giorno dopo.
Notte tranquilla cullati dal fragore ovattato delle cascate.
La mattina seguente, da provetti montanari, scarponi ai piedi e zainetti alle spalle, baldanzosi lasciamo il camper quando il piazzale è ancora vuoto. Siamo i primi ad arrivare alla biglietteria e a iniziare il sentiero che ci porterà dopo qualche decina di minuti all’altezza del primo salto e in seguito al secondo e al terzo con un dislivello totale di 380 m. Il sentiero è comodissimo e ombreggiato, il gioco di luci è notevole e nei tanti punti panoramici le gocce d’acqua nebulizzate ci bagnano il viso e bagnano la macchinetta fotografica, sono costretto a pulire in continuazione l’obiettivo.Procediamo abbastanza lentamente facendo molte pause per ammirare lo spettacolo offerto dall’acqua, dopo circa un’ora raggiungiamo il secondo salto dove facciamo uno spuntino e poco dopo le dieci siamo al terzo salto a quota 1460 metri. Durante l’ultimo tratto il fiatone si è fatto sentire e un po’ di pioggia ci ha costretto a indossare le mantelle. Il ritorno è piacevole, ci permette di ammirare le cascate con una luce diversa, a quest’ora però, una fila ininterrotta di escursionisti si snoda lungo il sentiero e i punti panoramici sono affollati. A mezzogiorno siamo al piazzale, i parcheggi sono completamente pieni, anche se i camper non sono molti.
Dopo il pranzo e il meritato riposo siamo pronti per partire alla volta di Zell am See.Ripercorriamo la vallata di Krimml sotto la pioggia e arrivati al lago di Zell am See, sempre con la pioggia battente, decidiamo di cercare subito un posto per la notte; fra aree vietate ai camper e parcheggi troppo esposti al traffico non riusciamo a trovare una sistemazione soddisfacente, raggiungiamo anche il parcheggio di un impianto di risalita ma il posto isolato e i soliti cartelli di divieto di campeggio non ci invitano alla sosta notturna. Tornando indietro di qualche chilometro, all’ingresso del paese di Kaprun, troviamo un ampio piazzale quasi vuoto dove ci sono due camper in sosta: decidiamo di fermarci senza preoccuparci del divieto di campeggio né di essere rimasti soli poco dopo l’arrivo. Trascorriamo una notte tranquillissima accompagnati dal rumore della pioggia che continua fino alle prime ore del mattino.

Ha piovuto tutta la notte e pioviggina ancora, la nostra prossima meta è la famosa località turistica di Hallstatt nell’Austria Superiore. Ripassando per Zell am See, poiché ha smesso di piovere, decidiamo di fermarci. Troviamo un parcheggio vicino alla stazione e percorrendo un tratto del lungo lago arriviamo alla graziosa piazzetta: nonostante l’ora insolita troviamo la chiesa parrocchiale aperta. E’ una chiesa dall’architettura gotico-romana con l’interno abbastanza austero, in controfacciata archi in gotico fiammeggiante sorreggono la tribuna dell’organo.
Ben presto siamo di nuovo in marcia, arriviamo ad Hallstatt dopo un paio di ore.

Il paesino è veramente incantevole: un gruppo di casette incassate fra alte montagne che si specchiano sulla riva dell’omonimo lago.
Il centro è chiuso al traffico ma, dopo una breve galleria, a qualche minuto dalla zona pedonale, troviamo diverse aree di parcheggio nelle quali proviamo ad entrare ma ad ogni tentativo c’è sempre qualcuno che ci fa segno di andare più avanti; siamo quasi dall’altra parte del lago e a oltre due chilometri dal centro troviamo un terrapieno adibito a parcheggio: una graziosa signorina ci chiede 9 euro per le sosta.
La somma richiesta, unita alla distanza dal centro ci sembrano indicative di scarsa tolleranza nei nostri confronti: siamo disposti a pagare tariffe superiori in relazione all’ingombro ma non possono esserci centri urbani, per quanto piccoli e esclusivi che non consentono la sosta ai camper. Rinunciamo alla visita e decidiamo di proseguire verso Gmunden. Purtroppo a Gmunden la pioggia è tale da non permetterci neanche di mettere il naso fuori dal camper, ne approfittiamo per pranzare e riposare. La visita a queste ultime tre località lacustri è stata certamente compromessa.

Proseguiamo verso la nostra prossima meta: Scharding.
Abbiamo deciso di visitare questa cittadina dopo aver visto alcune immagini di una piazza che, delineata da frontoni curvilinei di edifici a colori vivaci, si presentava abbastanza insolita rispetto alle altre cittadine austriache e che ci ricordava alcune località della repubblica Ceca.
A Scharding, non piove ma è nuvoloso, troviamo una sistemazione provvisoria sotto le mura del castello poi girando per la cittadina ammiriamo la piazza che ci aveva tanto incuriositi e visitiamo la modesta chiesa parrocchiale. Alla fine della piazza, attraversando la wassertor, una massiccia torre con un arco ribassato, ci troviamo sulla riva dell’Inn con una favolosa vista del castello di Neuhaus che sorge su un isolotto al centro del fiume. Ci rendiamo conto che Neuhaus è in Germania e il fiume a separa la cittadina austriaca da quella tedesca, la diversità architettonica delle case di Scharding è probabilmente dovuta all’influenza della vicina Baviera: i confini nazionali sono solo limiti che l’uomo ha voluto imporre all’interno di territori spesso unici. Facciamo appena in tempo a rientrare in camper che ricomincia a piovere, è quasi sera e avendo notato sull’altra sponda del fiume un altro camper in sosta, attraversiamo l’Ill e siamo in territorio tedesco. Ci fermiamo a fianco di un camper di un signore tedesco il quale ci assicura che il posto è molto tranquillo e che lui dorme lì ogni volta che esce dalla Germania. Una conversazioni fra le più lunghe dell’intero viaggio, non ricordo in quale lingua, suppongo che il linguaggio dei gesti abbia avuto la meglio sulla comunicazione orale.

E’ già una settimana che siamo in giro, anche se nessuno di noi due lo dice ad alta voce, tutto stà filando liscio.
Dopo una notte di pioggia, un timido sole sembra promettere bene; il tempo necessario per qualche ultima foto a Wels la StadplatzScharding vista dall’altra parte dell’Inn e, ripercorrendo un pezzo della strada del giorno prima, ci dirigiamo lungo la romantikstrasse.
Qualche centinaio di chilometri e ci fermiamo a Wels in un parcheggio a pagamento al centro, dopo qualche minuto a piedi siamo alla Stadtplatz cuore della città medioevale. Più che una piazza è un largo tratto di strada circondato da notevoli palazzi alcuni dei quali con arcate e sporti gotici, una di queste, “la casa di Salomè”, è riccamente adornata e affrescata; basta poco più di un’ora per gironzolare nel grazioso centro storico.

KremsmunsterA metà mattinata riprendiamo per Kremsmunster, un poderoso complesso abbaziale benedettino il primo dei numerosi che vedremo.

Dopo qualche sosta lungo l’autostrada, arriviamo all’abbazia e ci fermiamo nell’ampio parcheggio, all’ombra di alberi. Rimaniamo un po’ delusi perché non troviamo nessuna indicazione per la visita e ci aggiriamo da soli per i pochi locali aperti. Arriviamo a un ricco salone decorato nel momento in cui, al termine del primo tempo di un concerto, ne escono l’orchestra e i numerosi ascoltatori. Notiamo per la prima volta che molte delle persone del pubblico indossano eleganti costumi tradizionali, fatto non insolito né occasionale come avremo modo di scoprire nei giorni successivi. Approfittiamo della pausa dell’orchestra per ammirare la bellissima sala, la Kaisersaal, poi tornati al cortile entriamo nella chiesa sulla cui facciata si stagliano due imponenti campanili; l’interno a tre navate è adorno di stucchi e decorazioni barocche mentre degli arazzi contornano le enormi colonne della navata centrale.
Poco dopo, trovando chiusa al pubblico una sala che dovrebbe contenere rari oggetti di oreficeria di età tardo medioevale, ci convinciamo che tutto il complesso monastico è stato probabilmente destinato ad accogliere la manifestazione musicale.

Dopo il consueto riposino pomeridiano prendiamo per Steyr, e la raggiungiamo dopo appena mezzora.
SteyrSteyr, una fra le cittadine più caratteristiche dell’Alta Austria, sorge alla confluenza di due fiumi sui quali, dall’alto di un castello barocco, si aprono bellissimi scorci.
EnnsNotevole è il suo centro storico il cui cuore è una lunga piazza circondata da edifici gotici e palazzine rinascimentali. Elaborate insegne in ferro battuto sovrastano le porte e le vetrine dei numerosi negozi. Lasciata questa bella cittadina finiamo per passeggiare lungo le strade di Enns un piccolo paese dove ci accingiamo a passare la notte.

Il giorno dopo, l’equipaggio è pronto per ripartire, come sempre, io al volante e Daniela, cartina alla mano, a correggere e confutare le indicazioni della “peppinella”.
Ci dirigiamo verso Linz, capoluogo dell’Austria Superiore, una mezzoretta di viaggio e siamo al centro; la città è molto rumorosa e abbastanza deludente, dopo un paio di ore torniamo in camper.
Abbazia di MelkSempre lungo la romantikstrasse ci dirigiamo all’abbazia di Melk nella regione dell’Austria Inferiore. Arriviamo a destinazione che è quasi ora di pranzo, decidiamo di salire all’abbazia dopo esserci rifocillati e riposati.
L’imponente costruzione sovrasta la cittadina e sembra schiacciarla; fondata dai Abbazia Melk l'imponente scala a chiocciola.Benedettini nell’XI secolo, rappresenta oggi una delle più alte testimonianze dell’età barocca. Molte sale interne sono adibite a museo e illustrano la storia dei Benedettini, notevole è l’antica biblioteca alla quale si accede attraverso un terrazzo con magnifica vista sul Danubio. Spettacolare e insolita è una grande scala a chiocciola barocca.
Terminata la visita a pagamento al complesso monastico e ripercorsa la strada pedonale fino al sottostante paese decidiamo di entrare in un campeggio sulla riva del Danubio. Il campeggio, segnalatoci dal locale ufficio turistico, si rivela essere non altro che un ampio prato dotato di attacco luce con un unico servizio igienico annesso a un ristorante. Ci accorgiamo della scelta poco felice ma vista l’ora decidiamo di rimanere. Ci consoliamo con una squisita cena al ristorante.

Notte tranquilla vicino a un numerosissimo gruppo di ragazzi arrivati in bicicletta dall’Italia probabilmente silenziosi per la stanchezza. DurnsteinAl mattino siamo pronti per proseguire lungo la romantikstrasse per Durnstein, poco più di un villaggio sulla Krems an der Donau Steiner Tor riva sinistra del Danubio, in posizione sopraelevata rispetto al fiume, con case e viuzze pittoresche. Anche qui c’è un’abbazia trasformata in stile barocco, dai suoi terrazzi e camminamenti si gode di un suggestivo panorama sul Danubio e sul Wachau.

A pochi chilometri da Durnstein sorge la cittadina di Stein tutt’uno con Krems an der Donau. Lasciamo il camper in un parcheggio libero all’inizio di Stein e, attraversando questa prima cittadina, dopo una passeggiata di qualche chilometro, arriviamo a Krems. La giornata è luminosa, non fa molto caldo e ci intratteniamo piacevolmente fra le due località fino ad ora di pranzo.
HeilingenkreuzAl rientro, con il camper all’ombra, ci godiamo la meritata siesta. Studiando sulla cartina il percorso per Rust, il paese delle cicogne, nella regione del Burgeland, all’estremità orientale dell’Austria, troviamo Heilingenkreuz, un villaggio sorto attorno all’omonima abbazia cistercense che la nostra guida Touring indica come una delle meglio conservate del paese. Decidiamo di fermarci e parcheggiamo tranquillamente nelle immediate vicinanze del complesso monastico. Attraversati il portale di ingresso ci troviamo all’interno di un ampio cortile barocco sul quale si apre l’originale facciata romanica della chiesa; anche l’interno, a tre navate con volte a crociera, conserva la preziosa austerità dell’architettura cistercense.
Purtroppo l’unica possibilità di visita è a intervalli di un’ora e nessuna è in lingua italiana, ci accontentiamo di ammirare la chiesa rinunciando alla visita del chiostro. Siamo a Rust nel pomeriggio, la cittadina ci accoglie con i suoi nidi di cicogne, ogni comignolo ne ospita uno. Rust le cicogneIl paese è molto caratteristico, la vicinanza all’Ungheria si riflette nell’architettura del centro urbano costituito da basse case dai tetti spioventi, le facciate sono dipinte e decorate con colori luminosi, mancano però i tipici fregi dorati delle altre cittadine austriache: graziosa la piazzetta prospiciente la chiesa dei pescatori. Dormiamo appena fuori della zona pedonale, tranquilli come al solito.
La giornata di oggi sarà dedicata a tre località dell’Ungheria vicine al confine.  Attraversata la frontiera, la nostra prima meta è Lebeny, dove dovrebbe trovarsi una delle più importanti chiese romaniche dell’Ungheria. Lebeny chiesa di St Jakob

Troviamo questo villaggio con un po’ di fatica, la nostra cartina non è molto dettagliata e la “peppinella” tace, sono nelle mani di Daniela che, da navigatrice provetta, ci conduce ben presto a fianco alla magnifica chiesa dedicata a S. Giacomo. Scopriamo con sorpresa che l’imponente basilica che abbiamo di fronte è la stessa che aveva attirato la nostra attenzione nel 2000 durante il nostro viaggio verso Budapest. Ammiriamo ancora una volta il gioco delle tre absidi e le preziose decorazioni dei due portali, purtroppo l’edificio è chiuso e non possiamo rivederne l’interno.
Riprendiamo l’autostrada, superiamo Gyor dirigendoci verso Pannonhalma sede di una millenaria abbazia benedettina.
Troviamo posto nell’ampio parcheggio del centro di accoglienza e prenotiamo una visita alle undici, purtroppo non è in italiano. L’abbazia dell’XI secolo è la seconda d’Europa per grandezza dopo quella di Montecassino. Il complesso monastico Pannonhalma il portale ingressoconserva una basilica a tre navate in stile gotico con alte volte a crociera, un notevole portale in marmo rosso del XIII secolo e la cripta. Interessanti sono anche la biblioteca monumentale che ospita numerosissimi libri e antichi manoscritti e un refettorio barocco.
La facciata e la maggior parte della muratura esterna risale al XVIII secolo.

 

Dopo pranzo, direzione Fertod.
Fertod palazzo EstherhazyIl complesso architettonico di Fertod chiamata la “Versailles ungherese” fu fatto costruire nel 1700 dal principe Miklos Esterhazy e rappresenta uno dei castelli barocchi più grandi del paese, è circondato da un esteso parco e da un giardino con belle fontane. La visita guidata non è in italiano ma è possibile avere un opuscolo scritto nella nostra lingua, le numerose sale interne contengono mobili d’epoca e porcellane; A corte visse per molti anni come ospite e come maestro musicale Haydn. Da Ferto Rust capanno pesca sul Neusie dler See d, verso sera siamo nuovamente a Rust. Ceniamo in un ristorante che è sulla piazza dove abbiamo parcheggiato e ordiniamo ancora una Wiener che arriva con il solito corredo di contorni, la carne è tenerissima, veramente ottima.
Rust è in riva al Neusiedler See, il più esteso lago dell’Austria, approfittiamo della restante luce del giorno per una passeggiata sul lungo lago; percorrendo la strada che porta all’affollato porticciolo abbiamo modo di ammirare la vegetazione di canneti attorno all’intrico dei canali dai quali, nella luce di uno splendido tramonto, emergono i tetti dei capanni di pesca e gli alberi delle barche a vela. Dormiamo ancora a Rust accompagnati dal leggero picchiettio della pioggia sul tetto del camper.


 

Oggi invertiamo la direzione di marcia, si torna verso ovest diretti a Graz il capoluogo della Stiria, vi arriviamo poco dopo le dieci e ci fermiamo nelle immediate vicinanze del duomo. La domkirche, assieme al mausoleo dell’imperatore Ferdinando II, è purtroppo stretta fra gli edifici circostanti e non se ne può cogliere appieno l’architettura esterna. L’interno, molto luminoso e a tre navate, nonostante altare e arredi barocchi, risulta molto armonioso; singolare è la copertura con volte fittamente reticolate. 
Percorriamo la Harren Gasse contornata da edifici antichi e moderni fino a giungere alla Hauptlatz con una maestosa fontana e l’edificio del Rathaus. Dall’alto della torre dell’orologio, la Uhrturm, godiamo di uno spettacolare panorama sui tetti e sugli edifici della città e da qui scopriamo il Kunsthaus, una insolita costruzione avveniristica sede di esposizioni di arte contemporanea, la ammiriamo da vicino scendendo dalla torre e dirigendoci verso il fiume.


 

Lasciamo la città a pomeriggio inoltrato e dopo alcune soste arriviamo, quasi a sera, a Judenburg. Abbiamo raccontato in premessa la travagliata ricerca di un’area di sosta e la pioggia incessante che è continuata per l’intera notte e per le prime ore della giornata successiva.  

 

All’indomani, rinunciando a visitare la cittadina, decidiamo di proseguire per l’abbazia di Gurk. Lungo la strada ci fermiamo a Oberwolz, un piccolo borgo medioevale circa a metà del nostro percorso. Anche se a tratti piove, abbiamo modo di apprezzare le pittoresche case del ‘700, la cinta muraria e le antiche porte di accesso al piccolo paese. Insolita e caratteristica la piazzetta che accoglie su una colonna una bella statua policroma della Vergine affiancata da due statue di santi ( S. Sebastiano e S. Rocco), interessanti anche le due chiese una vicina all’altra all’ingresso della prima porta.
Dopo alcune piccole spese in un negozietto sulla piazza, siamo pronti per continuare verso Gurk.

 

  Abbazia di Gurk altare maggioreA Gurk parcheggiamo a ridosso del muro di cinta del cimitero all’interno del quale sorge la possente cattedrale dell’abbazia. Apprendiamo con sorpresa che è prevista una visita guidata in italiano alle quattordici, pertanto decidiamo di tornare in camper per uno spuntino. All’ora stabilita siamo di nuovo all’ingresso, attendiamo ancora una mezz’oretta e l’attesa è ben ricompensata: un giovane seminarista che parla correttamente l’italiano si mette a nostra disposizione per una visita di oltre un’ora. La magnificenza del maestoso altare barocco, il ciclo di affreschi del XIII secolo della cappella episcopale e le scene bibliche del portale d’ingresso, ci vengono illustrate in tutti i particolari. Siamo veramente Klagenfurt Alter Platzsoddisfatti, le spiegazioni e le informazioni ricevute, unite a una conversazione piacevole, vanno molto al di là del costo del biglietto. Maria Saal S Cristoforo

Il viaggio continua verso Klagenfurt capoluogo della Carinzia. Ci aggiriamo per la parte più antica il cui centro è occupato dall’ampia piazza con la fontana del drago, poi passeggiando fra eleganti edifici raggiungiamo l’Alter Platz e il palazzo del governo regionale.
Dopo un paio di ore lasciamo la città per tornare verso Maria Saal, un edificio religioso a qualche chilometro da Klagenfurt. La scegliamo per la bella posizione col solo scopo di passarci la notte, ci sistemiamo in posizione comoda e tranquilla in uno dei piazzali destinati al parcheggio dei visitatori.  
Le nostre consuete abitudini mattutine ci portano fuori dal camper già alle otto. Con grande sorpresa scopriamo che il santuario di Maria Saal è una fra le chiese più integre viste fin qui: una severa architettura gotica sovrastata da un tetto spiovente e da due poderose torri campanarie; murati nella fiancata destra numerosi reperti romanici e, sulla stessa parete, alcuni affreschi fra cui un enorme S. Cristoforo. Altri edifici religiosi abbastanza singolari fanno parte del complesso. Villach

Ci stiamo preparando ad aspettare qualche ora per poter visitare l’interno quando un signore austriaco, appena sopraggiunto, in un buon italiano ci spiega che è in attesa di accompagnare un gruppo di nostri connazionali, nel frattempo ci apre la chiesa e ci permette di visitarla. L’interno della chiesa si rivela molto interessante: tre navate precedute da un nartece, poderose colonne e copertura a volte con costolature reticolate.

Prossima meta Villach.
La città è carina, la passeggiata lungo le strade del centro è piacevole ma non molto interessante; approfittiamo della splendida giornata per gustare con calma gli ottimi dolci di una pasticceria.
Oramai siamo vicino al confine italiano, ma non possiamo rinunciare a percorrere almeno un tratto della Grossglockner Hochalpenstrasse.
HeilingenblutQuesta famosa strada panoramica collega la regione della Carinzia a quella di Salisburgo partendo da Heilingenblut fino a raggiungere Zell am See; un tratto di strada poco dopo Heilingenblut però devia verso il rifugio Franz Josefs Hohe (m.2422) dominato dal massiccio del Grossglokner e dal ghiacciaio del Pasterze.  Grossglockner rifugio Franz Josefs Kaiser

Per non allontanarci di nuovo dal confine, scegliamo di percorrere solo questo tratto.
Ci lasciamo Villach alle spalle e arrivati ad Hellingenblut iniziamo, in forte salita, il tratto iniziale della strada panoramica; dopo poco più di un chilometro ci fermiamo alla barriera per il pagamento del pedaggio (28 €).
La cifra, valevole per l’intera strada, può sembrare eccessiva per i soli sedici chilometri che abbiamo deciso di percorrere ma è ampiamente compensata dalla bellezza e dalla spettacolarità dei panorami. 
Dopo numerosi tornanti, con la strada che si snoda fra maestose montagne dalle quali scendono numerosi torrenti alpini, arriviamo nel parcheggio vicino al rifugio F. J. H. Lo spettacolo che abbiamo davanti è veramente superbo, ne valeva la pena!
Riprendiamo la discesa dopo poco meno di un’ora, vogliamo rientrare in Italia attraverso Tarvisio. Arrivati ci sistemiamo in un’area attrezzata, poi ci allontaniamo a piedi verso il centro dove ceniamo con un’ottima pizza e un boccale di birra.

Siamo agli sgoccioli del viaggio, conosciamo pochissimo il Friuli e i posti da vedere sarebbero tanti ma è l’ultimo giorno e decidiamo di dirigerci verso Cividale del Friuli per poi arrivare ad Udine. Per conoscere meglio il territorio lasciamo perdere l’autostrada e per una stretta strada di montagna saliamo fino al passo del Predil, a quota 1156 m. varchiamo il confine Sloveno. Per svariati chilometri non incontriamo anima viva, scendiamo verso Bovec attraversando una splendida vallata alpina, selvaggia e a tratti quasi inospitale; lungo la strada le rovine di molti fortini militari sembrano ricordarci i costi dell’assurda difesa del suolo e di confini che oggi, per fortuna, si attraversano senza nessuna formalità.

 

Cividale Friuli palazzo ComunaleSolo dopo Bovec l’orizzonte si allarga e incrociamo qualche altra macchina, dopo aver attraversato Caporetto (Kobarid) rientriamo in Italia, siamo a Cividale dopo aver impiegato oltre due ore per percorrere 80 km, anche questa volta ne valeva la pena.
La cittadina è interessante per il suo palazzo comunale e le sue case medioevali ma soprattutto per il tempietto longobardo, raro cimelio architettonico dell’alto medioevo (VIII secolo). Nonostante il vetusto monumento si presenti occupato da ponteggi per il restauro, riusciamo a coglierne il fascino e la magia soprattutto nella preziosità dei lineamenti e nell’eleganza delle sei sante. Dopo un ottimo pranzetto alla Taverna Longobarda e dopo il caffè ripartiamo alla volta di Udine. Udine loggia Lionello
Prima del viaggio ci era capitato di vedere, da qualche parte, uno scorcio del centro storico di Udine così ci è venuta la curiosità di vedere questa città da vicino. Parcheggiamo in piazza Primo maggio e nonostante il gran caldo ci avviamo verso il centro. Arrivati in piazza della Libertà, ci basta un’occhiata per capire che siamo di fronte ad una delle più belle piazze d’Italia, le due logge (superba quella del Lionello ma altrettanto elegante quella di S. Giovanni) racchiudono uno spazio architettonico fra i più interessanti. Completiamo questa rapida visita col duomo, rimandando il resto della città ad un’altra occasione. Prima di sera siamo a Gradisca d’Isonzo, altro “borgo più bello d’Italia” che abbiamo deciso di visitare e dove abbiamo previsto di passare la notte. 
Giornata dedicata completamente al rientro in Abruzzo; viste le nostre abitudini, ci costa poca fatica avviare il motore alle quattro del mattino e, com’è consuetudine del giorno del rientro, fare colazione con brioche e cappuccino in un’area di servizio. Vista l’ora, riusciamo ad evitare il gran traffico e i frequenti rallentamenti sulla cintura di Bologna e il caldo delle ore centrali. A mezzogiorno siamo a casa dopo 15 giorni e 4150 chilometri. 
Ma come sempre il viaggio continua; continua anche quando, computer acceso, tiriamo le somme: itinerario effettivo, chilometri totali, giornalieri, e… quanto ci è costato?   

Poco, sempre poco, un viaggio vale sempre più di quanto costa.

 

Qui sotto la mappa che riassume il percorso. Per l'itinerario dettagliato e completo dei punti sosta corredati di coordinate GPS cliccate la mappa

 



 

 


Autore: 
Redazione di CamperLife
Punteggio: 
0
Average: 0 (0 votes)