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| Camperlife tecnica |
Cellula abitativa e infiltrazioni, nemici per la pelle |
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L'unico vero nemico della cellula abitativa del nostro camper è l'acqua. Purtroppo, soprattutto se non si dispone di un rimessaggio al coperto o se si usa molto il mezzo anche nella stagione invernale, dall'acqua e dalle
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conseguenti infiltrazioni è piuttosto difficile difendersi preventivamente. Questo, perché in primo luogo non si può prevedere se durante la marcia le vibrazioni, soprattutto con l'avanzare dell'età del mezzo, aggravino la consistenza dei “regali” lasciati da qualche piccolo incidente o delle crepe che si sono formate con il tempo, o se la condizione delle guarnizioni di porte e oblò, magari ormai secche o screpolate, aumenti di gravità lasciando campo aperto alle infiltrazioni. In secondo luogo, perché anche con un esame attento del mezzo sia interno sia esterno, non si è così sicuri di scoprire il malaugurato evento. Questo, a meno che il danno non sia già arrivato al punto di rendere molle il rivestimento interno e quindi di necessitare già di un bell'intervento, o addirittura
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| di manifestare fenomeni di screpolatura della vernice e di ossido sulla parte esterna del rivestimento di alluminio, fattore ancora più preoccupante. |
Per tentare di scongiurare tali fenomeni, l'unico sistema è procedere spesso - soprattutto dopo viaggi che ne hanno messo a dura prova la resistenza - a un attento esame visivo della cellula nel suo complesso. Esame esterno, prima di tutto, in modo da individuare crepe e fessure, giunti o raccordi non più così saldi o danneggiati, oppure eventuali bozzature soprattutto nella parte superiore della cellula e agli angoli, che possano favorire il ristagno d'acqua. Bisogna prestare particolare attenzione a finestre, porte, portelli e boccaporti e alle loro guarnizioni. Con il tempo, infatti, il materiale di cui sono fatte le superfici trasparenti ( non sempre
eccezionali, soprattutto nei mezzi più vecchi ) tende a deformarsi e a non aderire più alla cornice e alla relativa guarnizione. Guarnizione che, vuoi per la deformazione del pannello, per danni o strappi alla sua stessa struttura o semplicemente perché "secca" e screpolata, potrebbe a sua volta non aderire più ermeticamente alla parete. Per i mezzi semintegrali, poi, è bene procedere a un attento esame della giunzione tra la cellula e la cabina, parte veramente dolente e a rischio su questo tipo di mezzi. Infatti, i differenti materiali di cellula e cabina reagiscono diversamente alle sollecitazioni e vibrano per forza di cose diversamente in marcia, generando micromovimenti discordanti e dannosi per le giunzioni. Infine, bisogna controllare
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| scrupolosamente tutte le griglie e le prese d'aria dei componenti di servizio, che sono altri punti caratteristici d'infiltrazione. |
Passando ora all'interno, c'è da dire che qui l'infiltrazione purtroppo si scopre, ad eccezione di casi eclatanti, solo quando ha già generato un bel po' di danni. Il modo più semplice di constatare la presenza degli stessi è di procedere a un esame tattile delle pareti interne. Sia che esse siano rivestite di materiali plastici o di fogli di compensato, quando è in atto un'infiltrazione la solidità e la consistenza del lato interno delle pareti comincia a venir meno e il rivestimento tende a risultare molle alla pressione ( quando è di materiale plastico ). Quando è fatto di legno, oltre a risultare molle denota anche segni esteriori ( screpolatura del compensato, deformazione -le caratteristiche onde ). Se la parte danneggiata è rivestita di tappezzeria, generalmente si assiste a uno scollamento della stessa agli angoli o alle caratteristiche "bolle", soprattutto su pannelli di grandi dimensioni.
Per riparare la parte esterna, nonché le guarnizioni, è sufficiente munirsi di una buona scorta di silicone e darsi a un lavoro certosino di "rattoppamento". Beninteso, se in danno è al laminato ed è di notevoli dimensioni, sarebbe meglio orientarsi su stucchi appositi per alluminio o sulla vetroresina ( in fogli per i danni più grandi, mentre per quelli minori si può utilizzare anche lo stucco alla vetroresina, già pronto e più semplice da maneggiare ). Per ripristinare le guarnizioni, si può operare con prodotti siliconici appositi o con semplice
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silicone trasparente. E' più economico, meno facile da gestire, ma il risultato è grossomodo lo stesso. Cimentarsi però in riparazioni esterne, più o meno grandi, presuppone prima di tutto una buona manualità e un minimo di competenza. Poi, anche una dose di gusto estetico. Tali riparazioni infatti, per forza di cose, quasi mai riescono esteticamente appaganti. Quindi, se non volete sfigurare in coda ai valichi di frontiera, meglio rivolgersi a degli specialisti. Non sempre ci si trova di fronte a conti a tre zeri. Se non vi interessa il lato estetico, potete anche divertirvi da soli ( forse, qualcuno di voi l'avrà incontrato in giro per l'Europa… un Freccia 200 targato CZ, mi pare, completamente rattoppato con pannelli di poliuretano giallo per edilizia. Io l'ho incrociato tre volte, e alla terza non ho resistito...
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| Non è bello a vedersi, ma non ha un briciolo d'infiltrazione e una tenuta termica di prim'ordine, constatato di persona..., ndr ). |
La riparazione della parte interna è invece piuttosto complicata e presuppone di sapere non soltanto dove mettere le mani, ma anche di avere buona dimestichezza con la falegnameria, il maneggio di materie plastiche e con la tappezzeria. In ragione di ciò, il procedimento di seguito descritto è da considerarsi puramente esemplificativo e i più pratici non avranno certo problemi a integrare con la loro esperienza le piccole e volute omissioni che renderebbero, a causa della moltitudine di pignolerie da citare o di casi particolari, eccessivamente noioso il seguito o, ancor peggio, che potrebbero generare confusione nei neofiti o meno avvezzi alla materia.
Questo, perché ci si ritrova a dover segare il rivestimento interno lungo tutta la parte che, man mano che si procede, risulta danneggiata. Una volta tolta la porzione di rivestimento incriminata ci si trova alle prese con
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"l'imbottitura" interna, generalmente polistirolo compresso o simili e con la struttura a travetti, o quadrelli, di legno. Ora, una volta rimosso il polistirolo, occorre verificare la consistenza dei danni che affliggono i suddetti travetti. Se è minima, si potrebbe anche evitare di sostituire la porzione danneggiata, limitandosi a esfoliare la parte marcia della struttura, stuccandola, rinforzandola con |
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| tavolette o quadrelli e trattandola con impregnante e impermeabilizzante. Può funzionare per danni minimi, ma occorre tener presente che difficilmente si opererà alla profondità necessaria. Meglio eliminare la parte danneggiata e ricostruirla ex novo, fissandola poi all'eventuale parte integra con abbondanti dosi di giunzioni, |
mastice apposito e quant'altro e ricoprendo il tutto con i soliti impregnante e impermeabilizzante. Prima di compiere l'amara scelta, però, occorre mettere a nudo la parte interna della parete in alluminio e verificare che non sia stata intaccata. Se lo fosse, procedere al risanamento mediante pulitura, abrasione, eventuale trattamento con antiossidante e, nel malaugurato caso in cui il metallo sia prossimo alla perforazione, a un vero e proprio rattoppo ( vetroresina, fogli di alluminio, poliuretano e via dicendo ). Infine, sostituire il polistirolo con pannelli nuovi ( costano pochi euro e si trovano dello spessore desiderato, ma attenzione a usare il collante giusto, in quanto molti tipi di mastice sciolgono il polistirolo invece di fissarlo ) appositamente sagomati e il rivestimento interno di
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| compensato ( se è in materiale plastico, potete anche pulire accuratamente il vecchio e riposizionarlo, difficilmente lo troverete danneggiato, sigillando il perimetro del taglio sempre con vetroresina o con plastica liquida, ma questa è un’opzione per “artisti” ). |
Ad ogni modo, ad eccezione di eventuali incidenti, l’unico modo per scongiurare le infiltrazioni è un controllo frequente di tutte le parti sopra menzionate e un intervento tempestivo con sigillanti vari. A titolo precauzionale, e soprattutto se avete acquistato un mezzo usato con qualche primavera di troppo, non sarebbe male applicare uno strato di silicone a tutte le parti sensibili, giunzioni, guarnizioni ecc… anche in assenza di danni visibili una volta ogni paio d’anni ( stiamo sempre parlando di mezzi non recentissimi ). Certo, dopo alcuni bienni vi ritroverete uno spessore siliconico notevole e un impatto estetico non troppo appagante, ma l’accortezza dovrebbe bastare a scongiurare problemi peggiori. Per i mezzi nuovi, con strutture e pannelli in ottime condizioni, può bastare il prendersi la briga di asciugare eventuali macchie di umidità e condensa ( solamente esterne, se ne avete all’interno, qualche problema c’è già ) al ritorno da ogni viaggio. |
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