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Visite e Viaggi Itineranti

I villaggi più belli della Francia

 

 

Les plus beaux villages de France

Castello di Saumur


Equipaggio: Paola e Luigi (nonni viaggianti)

Mezzo: Laika Kreos 3008 semintegrale


Dopo aver ipotizzato di andare in Norvegia prima e Portogallo poi, con lo studio metodico di tutto il viaggio, suddiviso nelle varie tappe, per ragioni contingenti e personali, “ripieghiamo” sulla tanto amata Francia alla ricerca di quello che per un motivo o l’altro, sin qui ci eravamo perso.
Sarà comunque una vacanza itinerante nel senso più letterale del termine e di gasolio ne bruceremo parecchio; un po’ di rimorso per aver contribuito ad inquinare il nostro mondo ma anche tanta soddisfazione per essere riusciti, a 60 anni abbondantemente compiuti, in una bella impresa, peraltro realizzata dopo mesi di lavoro faticoso e malanni vari, specie a luglio quanto tutto pareva dovesse svaporare per lasciare spazio ad un malinconico periodo di vacanze “da pensionati”.
Sabato rientriamo da Cervia dove lasciamo i nostri amati nipoti ai loro genitori; domenica andiamo a far visita alla bisnonna nella casa di riposo di Casasco d’Intelvi e finalmente lunedì mattina ci mettiamo in moto, non prima di aver pulito casa ed essere passati dall’Esselunga per far scorta di viveri. Il mio orologio segna le 11,30 quando a Rho imbocchiamo la A4. Un cielo grigio e cupo ci saluta, ma la rotta è verso ovest in cerca di sole. I primi chilometri sono come al solito di studio, quando ancora devi realizzare di essere davvero in vacanza e non in un sogno.

Lunedì
Prima sosta a Torino in tangenziale per una pastasciutta in bianco con abbondante spolverata di parmigiano. Abbiamo bisogno di carboidrati per affrontare il viaggio e le bizze del frigorifero che sembra non voler funzionare a gas, tanto che per qualche terribile istante ipotizziamo di rimandare tutto per andare in cerca di un tecnico Dometic. Insistendo riesco a far “svaporare” la bolla d’aria che si era creata nel tubo del gas e più sollevati ci rimettiamo in marcia. Raggiungiamo Susa in autostrada, poi Cesana e il Monginevro dove il campo di golf è illuminato dal sole, mentre il cielo è una tavolozza azzurra, totalmente sgombra da nuvole.
Rosans vista dal camping Atterriamo su Briancon (stupenda città alpina che conosciamo ma che tuttavia ci sembra ancora più bella illuminata com’è dal sole) e iniziamo la discesa su Embrun. La giornata è splendida e confidiamo di fermarci all’area di sosta di Savines-le-lac, appena prima del ponte del scavalca il lago. Sfortunatamente l’area è completa e non ce la sentiamo di fare come altri colleghi che sono in sosta selvaggia, così a malincuore riprendiamo la strada per Gap. I colori sono vividi ed il paesaggio da cartolina. Purtroppo anche a Gap non riusciamo a fermarci. Lavori in corso in città costringono a deviazioni su strade periferiche, inoltre il traffico è caotico, così che la nostra nuova meta diventa Serres dove però l’area di sosta per camper, oltre ad essere un parcheggio lungo la via principale molto trafficata, è occupata da
auto e camion in sosta che ne impediscono l’utilizzo. Ormai stanchi e sfiduciati, arrivati a Rosans e individuato il campeggio municipale, preferiamo fermarci. Ci posteggiamo in una piazzola libera e attendiamo l’arrivo dell’addetto.
È una consuetudine in Francia che la gestione dei campeggi municipali sia affidata a dipendenti comunali che durante il giorno fanno altro e passano solo a orari prestabiliti per controllare e rilasciare le eventuali ricevute. Così non ci preoccupiamo e andiamo a visitare il paese che in realtà è un villaggio medioevale situato a circa 800 metri di altezza, inserito nelle Baronnies de Buech (che è il fiume che attraversa queste terre) con una torre fortificata, un vecchio castello, la fontana al centro del paese, un ecomuseo sul tema della lavanda (e qui è zona anche di ginestra) ed un vecchio tempio ebraico, oggi trasformato in municipio. Le mura sono costruite in grosse pietre a vista. Il tutto appare un poco trasandato, ma le vie del borgo sono ben tenute e pulite. Rosans
Ricorda molto la struttura e le atmosfere del villaggio in cui è stato girato Chocolat. Poi scopriamo che anche qui è stato girato un film: Il figlio del droghiere, di un regista mai sentito nominare.

Martedì
Notte fresca e molto ventilata, ma tranquilla. Acquistiamo baguette, pain au raisin e pechè (primi dolci francesi molto attesi) e alle 9,30 siamo in strada con rotta su Nyons. La strada corre tortuosa tra le gole del fiume. Proseguiamo sino a Mirabel aux Baronnies dove ci fermiamo nell’AA, scarichiamo il wc e ne approfittiamo
Mirabel - arco in pietra salendo al villaggio
per visitare e fotografare il paese che domina dall’altura. È una sorpresa questo piccolo villaggio tutto raccolto intorno alla chiesa e dal sagrato si vedono sino in lontananza le colline che ondulano il paesaggio particolarmente riposante. Ci rimettiamo in marcia per entrare nell’ingorgo di Vaison la Romain, già vista. Al vecchio parcheggio dell’anfiteatro romano, dove sostammo anni fa non si arriva più e così alla prima rotonda giriamo per Malaucenne. Il traffico in questa zona è caotico ed esprime tutta la sua vocazione turistica. In programma c’è la salita al Mont Ventoux, che rientra nei luoghi mai visitati, ma che anche questa volta non vedremo. Paola soffre il vento, che oggi soffia particolarmente intenso, e non se la sente di salire anche in quota per offrirsi ulteriormente al caldo e alle raffiche di vento. Superiamo le strettoie di Malaucenne, ammiriamo da lontano l’osservatorio astronomico del Mont Ventoux e ci dirigiamo prima a Carpentras (anche qui traffico caotico e disordinato) e successivamente a Isle sur le Sorgue.
Ci indirizziamo al parcheggio della stazione ferroviaria, gratuito per i camper e pranziamo. Il vento forte e teso che fa galoppare le nuvole nel cielo non si è mai fermato e fa dondolare il camper anche da fermo. Dopo pranzo lunga passeggiata per il paese con numerose fotografie degli scorci più caratteristici e acquisto di sapone di Marsiglia per noi e saponette profumate a forma di cuore
per Sara.
Siamo vicini a Fontaine de Vaucluse e anche qui le acque della Sorgue sono chiare e trasparenti, con diverse ruote di mulino che oggi rappresentano un’attrazione turistica, mentre ieri erano strumenti di lavoro. Questa zona della Provenza è sicuramente una delle più densamente popolate di attrattive e a volerlo si potrebbero trascorrere qui le vacanze, spostandosi di soli pochi chilometri per avere interessanti spunti di visita turistica. Non è il nostro programma ed inoltre c’è troppa gente per i nostri gusti. Attraversiamo a fatica e con difficoltà Fontaine de Vaucluse che ha numerose strettoie verificando che l’AA è straripante di camper e auto e proseguiamo per Gordes alla ricerca dei luoghi non visitati nelle nostre precedenti venute. Poco prima di Gordes ci fermiamo per visitare Le village des Bories. Dal parcheggio per i camper all’ingresso del villaggio sono ruota d'acqua a Isle sur la Sorgue
km. 1,5 che percorriamo su di una stretta strada asfaltata dove transitano continuamente le auto a cui è consentito raggiungere il parcheggio all’ingresso del villaggio. Ogni incontro tra chi va e chi viene da luogo a lunghe e tribolate manovre. Il sole è caldo ma il fastidio viene mitigato dal vento che spira senza requie. Le village des Bories è stato acquistato e ristrutturato da un lungimirante francese.
village des Bories Le costruzioni sono in pietre a secco, senza utilizzo di malte, con una struttura simile ai nostri trulli e nuraghi, ma che sono presenti in varie parti del mondo, dall’Irlanda alla Valle della Morte in USA. Un documentario racconta la storia del villaggio e visitandolo è possibile immaginarsi il tenore di vita di queste popolazioni, tra l’altro di origine ligure. Assolutamente incredibile che nel 1800 si potesse sopravvivere in queste condizioni. Torniamo al camper molto stanchi e valutiamo le varie possibilità a nostra disposizione: seguire il percorso originario o invertire il giro di Francia programmato procedendo in senso antiorario? Quello che più ci spaventa è la quantità di persone, e soprattutto camper, che affollano questa zona, riducendo sensibilmente le possibilità di sosta e facendoci temere che verso il mare (verso cui domani dovremmo dirigerci) troveremo ancora più turisti e difficoltà.
Del resto siamo nella settimana che precede ferragosto. Dopo un té e un briefing optiamo per perseverare nell’itinerario originale e visto che siamo molto vicini ci dirigiamo verso l’abbazia di Senanque per vedere i famosi campi di lavanda. La strada per l’abbazia è un budello con slarghi programmati per consentire l’incrocio con mezzi provenienti in senso opposto. La visione dall’alto dell’abbazia coi suoi grandi campi di lavanda (già raccolta ovviamente) ripaga delle difficoltà di guida me, ma non Paola angosciata anche dall’aver percorso inavvertitamente una strada vietata ai nostri mezzi. Tra l’altro una volta scesi all’abbazia scopriamo che non c’è nemmeno un buco in cui sostare. Per tutti questi motivi, attraverso una provinciale leggermente più larga, torniamo a Carpentras (saltando Venasque - uno dei villaggi più belli di Francia - che ci sembrava troppo abbarbicata sulla collina con una strada molto stretta) e quindi raggiungiamo Orange con la sofferta decisione di modificare il nostro progetto originario e dirigerci a nord proseguendo il viaggio in senso antiorario. Tra l’altro in una curva molto stretta ci si è spalancata la porta del frigorifero (non fissata in modo corretto) e si è rotto il supporto inferiore. Con un po’ di manualità riesco a rimetterla in sesto, ma da ora in poi dovremo porre molta attenzione nell’aprirla, chiuderla e soprattutto bloccarla in viaggio.

Mercoledì
Il punto sosta che abbiamo recuperato dalla Guida per i Camper Europa 2011 è proprio sotto l’arco di trionfo romano, leggermente defilato dalla strada ed eccellente per la vista che ci offre dalla dinette e per la vicinanza alla città che visiteremo sia di sera che al mattino.

Una sorpresa per noi ignoranti. Il teatro romano con la sua imponenza è molto ben tenuto ed utilizzato per manifestazioni teatrali che in questo contesto ne vengono esaltate. Un patrimonio per l’umanità riconosciuto dall’Unesco. Saliamo anche sulla collina di Sant’Eutropia a vedere i resti del castello dei principi d’Orange, di cui resta ben poco, e per la cui costruzione sono state utilizzate anche le pietre del teatro. Fortuna che questi monumenti passati attraverso diverse guerre siano ancora qui a testimoniarci la grandezza di un impero romano che ha dato lustro anche a noi bistrattati pronipoti.
Oggi comunque è una lunga tappa di trasferimento. Dirigendoci a nord, risaliamo lungo il Rodano incontrando due siti di centrali
nucleari a

teatro romano a Orange
breve distanza l’uno dall’altro che, a causa di una deviazione stradale tra Mondragon e Pierrelatte, costeggiamo. È una zona industriale a cui più avanti sulla N7, seguendo il tracciato suggerito dalla Lyon Bis, fa seguito un’area agricola. Attraversando Montelimar scopriamo che è una città rinomata per il torrone e due golosi come noi non possono non fermarsi per un assaggio e qualche compera. Agli interessati raccomandiamo le paté de nougat a la noix de coco et ananas (eccellente) acquistabili presso Le Gavial, in chemin de Gery (nessun problema di parcheggio, ma le opportunità sono diverse). Prima di Valence ci fermiamo ad un chiosco rurale per acquistare dal contadino delle albicocche e pesche, davvero molto buone e pagate poco. Saranno il nostro pranzo. Nel primo pomeriggio, a malincuore e forzando i nostri principi, entriamo in autostrada perché la distanza percorsa è minima e inoltre il vento che da due giorni ci perseguita (è il famoso Mistral?) rende faticosa anche la guida. Salate le autostrade francesi: € 30,70 per poco più di km. 150! Attraversiamo Lione, luminosa nella sua bellezza sotto il cielo terso e rischiarata da un sole splendente, che si specchia nel Rodano imponente per il flusso delle sue acque. Proseguiamo in autostrada sino a Pouilly en Auxois dove però l’area camper segnalata non è altro che un parcheggio sconnesso, e qui ci perdiamo in giri viziosi e improduttivi nella vana speranza di avvicinarci a Chateaneuf meta finale odierna in cerca di un parcheggio pianeggiante. Alla fine opteremo per un campeggio-villaggio a 4 stelle, dove ci sistemiamo storti, quando ormai è sera inoltrata. Capitano quei giorni in cui tutto sembra andare storto e la stanchezza del viaggio (unita al caldo afoso e al vento continuo) fa sembrare tutto molto pesante, incrementando i disagi a dismisura. Il campeggio - che si specchia su di un piccolo bacino d’acqua artificiale - ha tutto ciò che non ci serve e che solitamente evitiamo: piscina coperta e scoperta, ristorante, snack bar, sauna, area fitness, noleggio bici, take away, giochi e animazione. Ne approfittiamo solo per farci una doccia senza parsimonia d’acqua (ma con acqua solo appena tiepida) e sistemare il camper, con lavaggio vestiti e ricarica batterie.

Giovedì
Notte umida e sonno disturbato dalla non planarità del camper. Al risveglio fa quasi freddo e c’è grande condensa sugli oblò. Chateauneuf che abbiamo visto, arrivando dall’autostrada, stagliarsi dall’alto di una
collina è vicino ed è
Chateauneuf la nostra prima meta odierna. La strada per arrivarci è stretta, ma priva di pericoli; tra l’altro è presto e non c’è traffico. parcheggiamo, transitando sotto un arco poco più alto del nostro camper, e poi visitiamo il borgo (un altro dei più belli) molto ben tenuto e con scorci particolarmente caratteristici. L’essere venuti di buon ora ci favorisce nella nostra ricognizione in quasi perfetta solitudine. Visitiamo ovviamente il castello per € 10,00 e incontriamo Marcja Hadjimaarkos una gentile concertista con cui scambiamo qualche battuta e che alla sera avrebbe tenuto un concerto per pianoforte. Ci suona, solo per noi e per esercitarsi, un brano musicale di un fiorentino medioevale utilizzando il piano in esposizione - uno dei primi pezzi costruiti senza pedaliere - con un suono armonioso ben armonizzata dall’acustica della
sala delle guardie. Quando cominciano ad arrivare i turisti noi ci rimettiamo in marcia per Flavigny sur Ozerain che da qui dista poche decine di chilometri e dove arriviamo poco dopo mezzogiorno.
Pranziamo e poi cerchiamo le location di “Chocolat”. Il paese non è così ben tenuto come il precedente, pur essendo segnalato come uno dei più belli di Francia e noi che siamo venuti qui richiamati dal film non possiamo che restarne un poco delusi. La signorina dell’ufficio turistico ci informa che qui hanno girato poche scene; solo la facciata del negozio è quella originale (tra l’altro oggi sporca e vuota) tutto il resto è stato girato in interni, mentre le scene sul fiume addirittura in Inghilterra. Potenza del cinema. Un po’ delusi ci dirigiamo a Vezelay, altro piccolo gioiello arroccato su di una collina. Parcheggiamo approfittando di un collega camperista vicentino che ci lascia il posto unitamente al tagliando di pagamento sino alle 19. Eventualmente
Flavigny sur Ozerain
per la notte pagheremo la differenza. Ci sistemiamo per bene, poi entrando nell’ufficio informazioni per recuperare piantine e notizie sulla città scopriamo che quel parcheggio non è usufruibile per la notte. Ne esiste un altro,
Vezelay gratuito, a poca distanza, destinato per la sosta camper. Peccato sia in forte pendenza, assolutamente inutilizzabile per la notte. Piccoli contrattempi che però contribuiscono ad amareggiare il turista e a rendergli il posto meno simpatico di quanto in realtà sia. Vezelay oltre ad essere annoverata tra i più bei villaggi è anche patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco. In passato si trovava sulla strada che i pellegrini percorrevano per andare a Santiago de Compostela. Oggi è turistica, incentrata sull’unica via che dispiega negozi alimentari e di souvenir, che taglia perpendicolarmente il villaggio portando alla basilica che domina dall’alto questa zona della Borgogna. Scopriamo che anche qui va di moda il gelato all’italienne: peccato che il richiamo al nostro gelato sia solo nel nome. E anche il costo: € 2,00 per una
palla di gelato ci sembra decisamente eccessivo. Per la notte ci indirizziamo al campeggio municipale, poco fuori, dove però non riusciamo a sistemarci in piano come volevamo.

Venerdì
Anche oggi tappa di trasferimento verso il nord e la zona della Loira. Alle prime luci del giorno il camping si svuota e noi non facciamo eccezione. Il vento è calato nella notte e ha portato le nuvole. Il cielo è coperto sin dove lo sguardo riesce ad arrivare. Lungo la strada incontreremo anche la pioggia. Per mezzogiorno, su strade
rigorosamente provinciali, arriviamo a Bourges e ci sistemiamo in un buon parcheggio a fianco di un centro sportivo, in un’area riservata ai camper. Siamo finalmente in piano e molto vicini al centro città. Pranziamo e mentre pioviggina ci stendiamo a leggere, finendo per addormentarci a causa della stanchezza sin qui accumulata. Cominciamo ad abituarci ad essere in vacanza, senza impegni e liberi di assecondare le nostre voglie. Ci alziamo storditi e visitiamo la città in catalessi. Del resto Bourges non ha molto da offrire e ci riprende la voglia di andare. Lungo la strada scartiamo un paio di AA segnalate sul nostro “breviario” e finiamo per fermarci in un parcheggio racchiuso tra la D976 e il canal du Berry. Decidiamo di fornirci di un gettone da € 2,00 che acquistiamo dal panettiere per attaccarci alla corrente palazzo Jacques Coeur a Bourges
dell’eurorelais e, visto che il paese di Langon si riduce a quattro case e due negozi tutti rigorosamente chiusi, vedere almeno un film sul PC così da riempire la serata. Ma è destino che oggi non è il nostro giorno fortunato: l’eurorelas si succhia il nostro gettone e non ci da servizio. Pazienza: ne approfitteremo per leggere.

Sabato
La notte ovviamente è disturbata dal passaggio di camion e auto, in aggiunta la Mairie (a cui dovremmo rivolgere il nostro reclamo) è chiusa perché prefestivo e noi ci rimettiamo in marcia con in tasca il gettone che la prestinaia ci ha ridato nella speranza di poterlo utilizzare in qualche paese successivo, assodato che comunque ci serve un altro cambio delle acque. Proseguendo sulla D976 arriviamo a Selles sur Cher, dove acquistiamo del collirio antistaminico per Paola (disturbata dall’ambrosia) e ci facciamo indicare dal farmacista come arrivare all’AA che sul nostro navigatore non risulta. Qui abbiamo una lunga traversia: l’eurorelais è all’esterno di un camping, tra l’altro in posizione scomoda, ma il nostro gettone non funziona e quello buono può essere acquistato in vari negozi del paese, non proprio vicinissimo. Ci avviamo per strade tortuose verso il centro, parcheggiando in piazza della Mairie per prendere il gettone all’ufficio informazioni. Costo € 4,50! Incredibile! Ma abbiamo bisogno di acqua e abbozziamo. Torniamo all’eurorelais e mi accorgo che abbiamo attraversato il paese, tra dossi e curve, con il tappo dell’acqua e le chiavi inserite, appoggiate sul fascione posteriore. Me n’ero completamente dimenticato e la fortuna vuole che non le abbiamo perse. Buon segno! Forse è il nostro giorno fortunato. Non faccio in tempo a pensarlo che inserisco il gettone ma l’eurorelais non da acqua. Leggermente alterati (sic!) torniamo al Punto informazioni dove la signorina, molto gentile, ce ne dà
un altro mentre telefona all’addetto che ci raggiunge sul posto.
il castello di Blois Quando costui arriverà e con lui seguirò la procedura, l’apparecchio funziona e mi sento molto idiota. Comunque ringrazio e lui mi augura un “bon vacanse” dal vago sapore ironico. Ci rimettiamo in marcia ma prima di Blois ci fermiamo ad un Auchan per rifornimento cambusa. Quando arriviamo a Blois ci accorgiamo che la meta originaria era invece Amboise. Destino o demenza senile? Fedeli comunque alla nostra filosofia che se siamo arrivati qui, un motivo ci sarà, dopo aver pranzato ed esserci riposati, sotto un cielo mutevole, andiamo a vedere il centro, che dall’area camper dista poche centinaia di metri. E’ una tranquilla cittadina di provincia, carina e caratteristica che in passato avevamo snobbato per andare a vedere i castelli più nominati della zona.
Questa volta optiamo per una combinazione visita del castello e museo della magia, nel palazzo di fronte al cui ingresso ci aveva catturato la statua di Houdini e la fuoriuscita molto scenografica dalle finestre del primo piano di tante teste meccaniche di drago. In realtà il museo si dimostra ben poca cosa e lo spettacolo teatrale penoso. In compenso la visita agli interni del castello ci ripagherà della spesa (€ 31,00 in due). Le camere arredate sono molto austere, ma nel contempo interessanti. Il castello è sviluppato in diversi stili che si sono evoluti nei vari secoli a partire dal medioevo fino al massimo splendore dell’impero francese, quando tutta la zona della Loira è diventata terra di esibizione di potere (attraverso la costruzione dei castelli) dei nobili dell’epoca. Uno spettacolo di duelli alla spada completa la nostra visita. Infine ci concediamo una lunga passeggiata sulle rive della Loira che ripeteremo dopo cena per andare a vedere la zona del vecchio ghetto ebreo, dove sono state ristrutturate le case e una moltitudine di ristoranti caratteristici attirano i turisti e respingono noi con i loro afrori troppo aromatizzati. Molto intrigante è invece l’illuminazione notturna del castello, che noi vediamo solo dall’esterno, ma che dovrebbe essere ancora più coinvolgente vedere nello spettacolo di suoni e luci appositamente instituito all’interno.

Domenica
Ha piovuto tutta la notte e al mattino ci ritroviamo con un cielo grigio. In tutto l’orizzonte non c’è uno spiraglio di chiarore quando ci rimettiamo in marcia e per la via turistica raggiungiamo Chaumont, col suo castello lungo il
fiume, Amboise e poi Saumur. Come nella canzone di Brel (che però era dedicata al Belgio e, tradotta in italiano, alla Lombardia) “qui il cielo è così grigio che sembra cadere giù”. Pochi turisti per strada, per la maggior parte camperisti con cui ci scambiamo il classico saluto con un cenno della mano incrociandoci. A Saumur abbandoniamo la sponda destra della Loira e attraversiamo il fiume per posteggiarci proprio sotto le mura del castello. Una tregua nella pioggia e ne approfittiamo per salire lungo una ripida scalinata al castello che da lassù domina tutta la valle. È stato faticoso ma ne è valsa la pena. Facciamo appena in tempo a rientrare in camper che riprende a piovere. Pranziamo e quindi decidiamo di proseguire lungo la strada panoramica sino ad Amboise
Saumur - in sosta ai piedi del castello Angers. Begli scorci sulla Loira - è una strada che abbiamo percorso più volte sempre con piacere - ma il grigiore è tale da offuscare ogni cosa. Arrivati ad Angers ci dirigiamo a sud verso Cholet. La strada diventa monotona con continui saliscendi e meditiamo di fermarci tra Cholet e Montague in un campeggio lungo la strada per ricaricare le batterie del PC e scaricare un po’ di foto, ma stranamente non ne troviamo in questa zona. Piove con sempre maggior insistenza e improvvisamente il cicalino che segnala gradino aperto comincia a fare le bizze. Bisogna fermarsi, provare ad asciugare i contatti e per un po’ funziona, poi riprende il suo cicalio fastidioso. È una tortura sino al nostro arrivo a Noirmoutier, dove ci sistemiamo tra una marea di camper e poi usciamo a fare quattro passi approfittando di una breve
schiarita. Il tempo di arrivare in piazza, ambientarci e riprende a piovere fino e fitto, tanto da costringerci a rientrare frettolosamente, bagnati sino alle ossa. Proseguirà per buona parte della notte prima che il vento spazzi via le nuvole.

Lunedì
Siamo nel punto più lontano da casa e da oggi la rotta sarà sud-ovest. Un bel sole ha accolto il nostro risveglio e l’aria è frizzante. Alla luce del sole tutto acquista un aspetto diverso. Passeggiamo per il paese fotografando il
castello e alcuni luoghi caratteristici, poi m’informo alla gendarmerie sull’orario di bassa marea che consente la transitabilità del Passage de Gois. La chausseè submersible è una delle aree più caratteristiche di Francia e siccome l’apertura è imminente, ci affrettiamo a comprare del pane “baulette” che ci affettano a macchina e un dolce al caffè (da segnalare entrambi per la loro bontà) e poi ci mettiamo in marcia. Abbandoniamo l’isola (che abbiamo voluto rivedere dopo anni) rammaricandoci di non avere mai tempo sufficiente. Anche qui si potrebbero trascorrere vacanze estive rilassanti e corroboranti percorrendo percorsi ciclabili in solitudine per poi sostare sul bordo dell’oceano, magari raccogliendo vongole e telline durante la bassa marea, come vediamo fare a migliaia di improvvisati pescatori lungo i
passage de Gois
4 km di strada lasciata scoperta dal mare. È sempre un’emozione transitare sul pavé dove da poco il mare si è ritirato lasciando depositi di sabbia melmosa che inevitabilmente si attaccano al sottofondo del camper cementandosi, così che sarà un’impresa toglierla. Tornati sul continente a Beauvoir sur mer, attraverso Challons e proseguendo verso sud, raggiungiamo La Roche sur Yon, dove nell’AA per camper - gratuita - pranziamo e ci concediamo un po’ di riposo. Poi visita della città (fondata da Napoleone) che però non offre granché. Ancora un’ora di viaggio e arriviamo a La Rochelle, dirigendoci verso l’Ile de Re. Il transito sul ponte e l’ingresso nell’isola sono a pagamento (€ 16,50 per camper) ma il costo è giustificato. Si cerca di contingentare l’ingresso dei mezzi su quest’isola dove i panorami gradevoli si succedono e l’aspettativa è ripagata. Peccato che per un’ordinanza locale (comunque in linea con l’intenzione di contingentare il turismo) non sia possibile effettuare soste libere e anche le 3 AA per camper presenti nell’isola siano già complete al nostro arrivo. Così ripieghiamo sul camping municipale di Ars en re dove ne approfittiamo per lavare i panni. Al di là delle siepi di pini marittimi che ricoprono la duna c’è l’oceano ed il vento ci porta si nella piazzuola minuscole particelle di acqua salmastra. Dopo essermi fatto la doccia siamo scesi in spiaggia e ho voluto bagnarmi i piedi per sentire la temperatura; un’ondata improvvisa mi ha lavato i pantaloni sino all’inguine. Da un motoscafo di un campeggiatore vengono scaricati due squali. C’è chi dice siano piccoli, ma almeno due metri di lunghezza sono. Concordiamo che questo non sia proprio il mare adatto a noi e alla nostra voglia di bagni. Bello da vedersi, molto coinvolgente emotivamente ma certo non il mare a cui un italiano pensa per una vacanza estiva in spiaggia.

Martedì
Nella notte un velo di umidità ha rivestito tutto il camper e ci ripromettiamo di lavar via appena possibile la salsedine, i granellini di sabbia trasportati dal vento e la fanghiglia accumulata nel passage de Gois. Prima meta
di
il porto a St. Martin de Re giornata è il faro des Baleines. Siamo come al solito mattinieri; i negozi non hanno ancora aperto e di turisti in giro ancora pochi. Ci gustiamo questi momenti in solitudine per scattare diverse foto e all’arrivo di gente, giunti ormai al culmine dell’isola, invertiamo la rotta. Ad Ars en Re non c’è modo di parcheggiare il camper per andare a visitare questo che è classificato come uno dei più bei villaggi, così ripieghiamo su St. Martin de Re che invece ha predisposto in un campo un’area temporanea di sosta per camper (dove però non è possibile rimanere di notte). Il paese è cinto da mura ben conservate, con tanto di fossato. Attraverso una porta d’accesso entriamo a camminare per i suoi vicoli. Il paese è vecchio, ben conservato, poco ristrutturato ma molto gradevole (come tutta l’isola del resto).
Nelle sue mura c’è il porto canale dove le barche ancorano per ripararsi dalla furia dell’oceano. È una bella giornata solare, calda con leggera brezza. Acquistiamo pan de mie (coupé), brioché au bour e una tart chocolat. Tornando al camper ci concediamo gustosi bocconi di pan briochè. Con un po’ di rimpianto lasciamo l’isola ( a nostro avviso delle tre isole unite alla terraferma da ponti in Vandea questa è sicuramente la più bella, meglio attrezzata e conservata)
e torniamo sul continente per fermarci per il pranzo a Chatelaillon Plage. L’area sosta è gratuita, a pochi passi - attraversata la ferrovia - dal centro e dalla spiaggia. Saltiamo il pranzo - ancora saziati dal pan brioché - e all’una siamo stesi sulla sabbia a prendere il sole, approfittando della magnifica giornata di cielo terso. L’oceano si è parecchio ritirato; difficile valutare senza punti di riferimento ma a mio avviso almeno di un chilometro. La temperatura è ideale e l’ambiente tranquillo. Meriterebbe una sosta questo paese scoperto per caso, ma non riusciamo a stare stesi su di un asciugamano sulla sabbia per molto tempo. Le ossa dolgono e gemono. Purtroppo qui non ci sono bagni con ombrelloni e lettini, così a malincuore ce ne torniamo al camper e ci rimettiamo in strada. Chatelaillon Plage
Attraversiamo Rochefort, Marennes e avendo già visitato l’isola di Oleron puntiamo su Les Mathes sulla Pointe de la Coubre. La zona è molto bella, inserita in una splendida pineta con grandi spiagge sabbiose, attrezzatissime e davvero “in”, con tanto di campo di golf e club Med. Purtroppo entrare nell’AA non è possibile e altri camper arrivati prima di noi sono in attesa della polizia che consenta loro l’accesso attraverso la fornitura di uno speciale codice che unitamente al pagamento tramite carta di credito, apra la sbarra che preclude l’accesso all’area. Decidiamo che questo metodo non ci piace e ce ne andiamo. Il traffico è davvero caotico, ormai è quasi sera e quindi optiamo per dirigerci a Sajon, distante pochi chilometri, dove non dovrebbe esserci un così grande affollamento. E abbiamo ragione. L’area è gratuita, ben fornita, tranquilla ed il paese rilassante. Dopo tanti anni di camperismo ancora fatichiamo a capire perché ci si debba ostinare ad andare a raggrupparsi in luoghi affollati e alla moda che ci vedono di malocchio.

Mercoledì
Giornata calda. Ci allontaniamo dal mare inoltrandoci verso l’interno e percorriamo la zona del cognac su strade secondarie ma scorrevoli. Lungo la via a Barberzieus ci fermiamo ad un Champion per rifornirci di frutta e
la piazzetta di Aubeterre sur Drome acqua. Verso mezzogiorno il caldo diventa afoso e soffocante. Arriviamo ad Aubeterre sur Dromme, individuiamo l’AA e ci sistemiamo all’ombra di secolari platani; una leggera brezza ci rinfresca un po’. Dopo pranzo usciamo le sedie e ci mettiamo a leggere cullati dal vento in attesa che la morsa del caldo attenui un poco la sua presa. Sono poche centinaia di metri, ma sotto il sole cocente su per un’erta salita, molto faticosi da percorrere. Saremo abbondantemente ripagati dallo spettacolo dell’Eglise souterain di St. Jean, un piccolo gioiello (€ 10,00 l’ingresso in due). La chiesa è stata scavata nella roccia della collina e ha tutto il fascino di secoli fa. Visitiamo tutto con religiosa deferenza, dalla galleria alla cripta, al corpo centrale aiutandoci nella lettura di un opuscolo in inglese.
Improvvisamente dalla galleria proviene il canto di una soprano ed è subito misticismo. La voce viene amplificata dalla perfetta sonorità del luogo e si spande per tutti gli ambienti. Siamo nel Perigord, che tanto amo e ho girato nel
passato, dove credevo di avere visto tutto e invece… All’uscita siamo freschi ma intrisi di umidità, presto asciugata dal sole cocente. Ci aggiriamo per il paese - un altro dei più bei villaggi - in cerca di scorci panoramici che non mancano: segnalo solo il castello, privato, e la chiesa di St. Jacques, oltre la piazzetta centrale molto caratteristica e poi rientriamo. L’area camper è situata in un parco, a fianco del campeggio sul Drome proprio ai piedi del paese, destinata alla balneazione, dove è possibile affittare canoe e prendere il sole. La gente si affolla, ma noi ci limitiamo a prendere un po’ di fresco, riposare e leggere in questo contesto di tutto relax. Scambiamo qualche chiacchiera coi vicini inglesi e poi a letto. Nella notte ci hanno svegliato dei lamenti-ululati probabilmente di animali. la Drome
Nel buio totale della zona, rischiarata a tratti da lampi di calore, non siamo riusciti a vedere nulla. Paola suppone si trattasse di lupi.

Giovedì
Al risveglio il cielo è coperto e intorno a noi i camper sono silenziosi e dormienti. Facciamo tutto con calma, cambiamo le acque e ci mettiamo in viaggio che sono le 10. Ci stiamo abituando a poltrire. Dopo il pieno di
gasolio
Monflanquin ci dirigiamo a Monflanquin, un altro dei villaggi più belli di Francia, anche questo medioevale e posizionato su di un’altura. Tutto ruota attorno alla piazza centrale - la bastide - dove convergono le case a graticcio e con pietra a vista, con i portici che hanno ancora le antiche travi in legno. Oggi è giorno di mercato. Acquistiamo frutta (pesche bianche e un melone) che si rivelerà poco appetibile. Ma oggi anche il pane che abbiamo acquistato strada facendo non è come al solito fragrante, anzi oserei dire raffermo. Per non parlare del croissant e della pasta con l’albicocca. Per strade secondarie e poco panoramiche (nonostante la segnalazione sulla cartina topografica) ma molto guidate arriviamo a Lauzerte, anch’esso arroccato su di uno sperone di roccia. Parcheggiamo sotto le piante sui bastioni ed entriamo a
visitare la cittadina. Lauzerte che significa luce appariva come un miraggio per i pellegrini che si recavano a Santiago de Compostela, arrivando da Cahors. Arroccata e fortificata nel medioevo conserva ancora tante strutture originali,
ristrutturate ed il giardino dei pellegrini, dove si può simulare il viaggio verso la Spagna. Nella piazza centrale molto luminosa un pavé di pietre molto particolari presenta un rialzo molto originale, simulando un angolo di carta che si arriccia. Ci sono pochi turisti e la nostra intenzione è di fermarci a riposare per rivedere il tutto di notte, ma l’area di sosta è lontana oltre due chilometri e sistemata ai piedi della collina, per cui a malincuore ci rimettiamo in marcia per dirigerci a Montauban. Per un errore del navigatore attraverseremo la città centralmente, con molte preoccupazioni di riuscire a districarci nel dedalo dei vicoli interni dove le facciate dei palazzi sono tutte di mattoni rossi. Alla fine riusciamo a scendere sino alle sponde del Tarn - che qui è largo e non ricorda per nulla quello che abbiamo attraversato Lauzerte
lungo le sue gole e che rimarrà per sempre nella nostra memoria - e riusciamo a raggiungere l’area di sosta che somiglia molto ad un camping a la fermé. Ci sistemiamo in una comoda piazzola, ma appena apriamo le sdraio per riposarci e leggere, circondati dalle galline, grossi nuvoloni provenienti dal mare ci scaricano addosso acqua a volontà. Il caldo è soffocante e la pioggia pare non rinfreschi affatto.

Venerdì
Sveglia di buon’ora e via, verso il mare. Il paesaggio è monotono. Attraversiamo Tolosa, estesa e incasinata, tanto che siamo costretti a percorrere il periferique interior ed un pezzo di autostrada per districarci, e ci dirigiamo a Carcassonne, molto più estesa e caotica di quanto ricordassimo; ma l’altra volta arrivavamo da
sud e per visitare
Carcassonne - la Cité il castello non avevamo dovuto attraversare tutto il centro. La cittadella fortificata ci appare così all’improvviso, ed è subito uno squarcio di bellezza in questa terra catara dura e oggi anche particolarmente assolata. Soprassediamo alla tentazione di tornare a visitare “la cité” ma non a quella di acquistare una confezione surgelata di “cassoulette”, il piatto tipico locale. Per pranzo siamo a Narbonne e nel primo pomeriggio arriviamo a Leucate Plage. Anche questa volta non riusciamo ad entrare nell’area camper per un problema di codice (ma i soldi dalla carta di credito scopriremo che se li sono comunque succhiati) e quindi ripieghiamo sul campeggio municipale che è proprio subito dietro. Piazzole enormi, ma la nostra è un po’ disturbata perché confinante con la strada che corre accanto.
Il pomeriggio lo trascorriamo in spiaggia anche qui non attrezzata, sdraiati sulla dura sabbia. Ci concediamo un bagno nel mare che precipita velocemente e qualche faticosa passeggiata sulla battigia, poi l’incidente ad un bagnante - forse un collasso, forse un principio di annegamento - che richiederà l’intervento dell’elicottero di salvataggio medico, senza esito positivo, ci amareggerà portandoci a considerazioni poco vacanziere quali la fragilità della vita e la precarietà della nostra esistenza. Dopo cena passeggiando sul lungomare molto bello, tranquillo ed elegante saranno ancora pensieri amari quelli che ci terranno compagnia.

Sabato
Ci svegliamo ed i panni che avevamo lavato e steso in piazzola sono ancora bagnati, per non parlare della tenda che avevamo aperto per godere di un po’ d’ombra e che gocciola da ogni parte. Siamo pieni dei classici doloretti causati dall’umidità (e dall’età) che ci procureranno una partenza al rallentatore. I primi chilometri li facciamo ancora in direzione sud-ovest avendo in mente di arrivare sino a Collioure per visitare il castello dei templari, ma la ressa di auto, camper e moto ci induce a modificare ancora una volta il nostro progetto. Del
resto non è forse questo il bello
di possedere un camper? Così costeggiamo tutto lo stagno di Leucate e poi invertiamo la rotta. Credo sia da rimarcare che Port-Leucate è molto bella (ed elegante) ben attrezzata e con turismo di livello, ma i camper a quanto pare hanno ampie facoltà di sosta libera, in zone decisamente panoramiche. Noi invece torniamo a Narbonne, facciamo gasolio e ci dirigiamo a Valras Plage, poco prima di Beziers, dove il nostro breviario segnala esserci un’area sosta camper a pochi passi dal mare. Dopo tanto girare la troviamo, ma è strapiena. A mezzogiorno pranziamo, tutti storti, nel parcheggio del cimitero, alle porte del paese, assieme ad altri camper che come noi non hanno trovato di meglio. È sabato e probabilmente ci sono anche i locali per il week end. La Couvertoirade - le mura di notte
Ci convinciamo che al mare sarà molto difficile trovare posto e così ancora una volta modifichiamo il nostro programma. Attraverso una nuova superstrada ci dirigiamo verso l’interno, direzione Millau. Sembra tutto facile e scorrevole, invece dopo qualche chilometro è un lento procedere in coda sotto un sole implacabile e nel caldo afoso, per il traffico intenso. Arriveremo a La Couvertoirade nel pomeriggio mentre il termometro segna 41°. Fortuna vuole che il paese sia un vero gioiello. Parzialmente ristrutturato deve la sua posizione e nascita ai Templari, poi sostituiti dagli Ospitalieri. La cittadella (è un paesino con non più di 500 anime) è interamente contenuta dalle antiche mura e noi l’abbiamo facilmente visitata tutta, prima salendo sugli spalti e poi tra le strette viuzze su cui si affacciano negozi di artigiani. Sarebbe stato davvero un peccato non venire qui, in un ambiente per molti versi poco attraente, tra colline poco invitanti ma che mille anni fa i templari hanno scelto di abitare. La Couvertoirade ha molte storie da raccontare e io ovviamente non sono in grado di farlo; ricorderò solo che anche questa era una tappa sul cammino di Santiago e che i viandanti venivamo ospitati anche in epoche buie o, in presenza di pestilenze, sfamati e abbeverati attraverso un ingegnoso sistema che permetteva loro di non aprire le porte. Ancora non mi è chiaro come potessero orizzontarsi i viandanti sin qui e perché percorressero questa rotta che tra l’altro poi portava a Rocamadur. Quello che è certo è che ancora una volta in Francia ho scoperto luoghi che meritavano di essere visitati, ottenendo il massimo della disponibilità verso il camperista. Dopo cena usciamo per una visita serale in un’atmosfera ricca di pathos, mentre le mura esterne sono illuminate scenograficamente e all’interno tutti i negozi sono chiusi e solo i nostri passi risuonano nelle vie deserte. L’escursione termica tra giorno e notte è molto elevata - siamo in alta collina - e quando di notte mi sono alzato per chiudere le finestre dal camper ho visto la mura illuminate e rischiarare la torre nord di una luce surreale. È stato come fare un tuffo nel passato e qualcosa da ricordare negli anni a venire.

Domenica
Dopo molto tergiversare decidiamo di riprendere l’autostrada (o superstrada dato che è gratuita) per Montpellier, confidando nel fatto che è domenica mattina. Infatti non incontriamo traffico né rallentamenti e in un’ora siamo a Montpellier. Qualche problema in più lo incontriamo sulla strada per Arles che costeggia a
nord il parco naturale
Oppede la Vieux della Camargue. Cerco sempre di non rifare strade già percorse, nei limiti del possibile, ma non sempre la scelta è azzeccata. La D6572 offre qualche visione panoramica degli stagni del parco della Camargue, ma dopo St. Gilles, fino all’inserimento nella superstrada che scende da Nimes, sembra di percorrere una strada di campagna. Puntiamo su Le Baux, come al solito gremita da turisti che parcheggiano in ogni spazio libero lungo la strada, e arriviamo a St. Remy de Provence, dove abbiamo giusto il tempo di acquistare una baguette. Fortuna che sono luoghi che conosciamo molto bene, ma dove avremmo anche avuto piacere di tornare, e proseguiamo per Cavaillon, dove arriviamo appena prima della chiusura del Super U per acquistare una balla d’acqua minerale.
Attraverso stradine di campagna e con l’aiuto della scarsa segnalazione stradale arriviamo a Oppede la Vieux, nostra meta odierna. Anche oggi il caldo è soffocante e sfiora i 35°. Mangiamo qualcosa nel parcheggio e ci stendiamo a riposare mentre ogni nostro poro espelle sudore. Il programma iniziale era di fermarci qui anche per la notte, ma il terreno è troppo sconnesso e non c’è verso di mettersi in piano. Sotto un sole torrido, ma per fortuna spesso riparati dagli alberi, saliamo la collina per un sentiero polveroso a visitare questa antica cittadella fortificata e riscoperta solo recentemente. È faticoso ma gratificante, e dall’alto della chiesa, accanto ai ruderi del castello, la vista spazia per chilometri. La chiesa necessita di restauri ma anche così ha un suo fascino particolare. Al rientro in camper, assodato che senza planarità non riusciamo a stare, sorge il problema di dove spostarci per la notte. Siamo in Provenza in una zona che conosciamo bene e l’unica AA vicina non visitata risulta essere quella di Menerbes che però ha gli stessi problemi di qui. Siamo in vacanza e non vogliamo guastarci questi ultimi giorni: torniamo a Fontaine de Vaucluse che tanto amiamo. Troviamo posto, ci sistemiamo e ci ritempriamo leggendo sotto gli alberi, passeggiando lungo le rive del Sorgue con le sue acque incredibilmente trasparenti e già cantate dal Petrarca e cenando fuori per la prima volta in questo viaggio. Fosse più vicina a casa, saremmo qui spesso. Dopo cena ritorneremo a vedere la sorgente mentre il sole sta tramontando e sono attimi da ricordare e rivivere gustandoli intensamente.

Lunedì
Alla ripartenza accade un fatto increscioso. La sbarra d’uscita è chiusa, il guardiano assente ed il meccanismo non funziona. Un gruppetto di camperisti olandesi prima di noi, nell’impossibilità di uscire normalmente, escono sollevando la sbarra d’entrata. Noi, più ligi, paghiamo inutilmente, e poi proviamo ad eseguire la stessa manovra, seguendo un altro camperista francese. In quel mentre arriva il guardiano, forse svegliato dalla richiesta di aiuto che abbiamo inoltrato quando la macchinetta si era succhiata i nostri soldi, che ci blocca minacciandoci di multe spropositate. Per nostra fortuna il collega francese si difende molto bene e prova a spiegare l’accaduto segnalando di aver telefonato al numero telefonico esposto sul cartello per segnalare il guasto ma di aver trovato solo un risponditore automatico. Alle ripetute rimostranze del guardiano che asserisce che avremmo dovuto aspettare il suo arrivo, lo investe ribadendo che sono 45 minuti che aspettiamo qualcuno, che siamo in Francia, in un Paese civile e quindi non potevamo essere sequestrati; infine lo redarguiva per il suo comportamento nei confronti d uno straniero, dando discredito a chi veniva a investire soldi in Francia. Alla fine del battibecco che ha richiamato l’attenzione di tante persone, ognuno resta della sua opinione; il guardiano apre manualmente la sbarra, io ed il collega francese ci scambiamo gli indirizzi coi rispettivi numeri telefonici, in caso di necessità, facendomi presente che sarebbe passato in Mairie a segnalare l’episodio e fare le sue rimostranze. Noi invece ci rimettiamo in strada, considerando che in questo viaggio non siamo stati “fortunati” con le macchinette alle barriere dell’AA o degli Eurorelais, avendo spesso rimesso soldi senza avere ottenuto il promesso servizio. Ovviamente da oggi eviteremo tutte queste infernali macchinette elettroniche. Proseguiamo per strade molto guidate sulle colline di Lacoste, Bonnieux e sino ad Aix en Provence. Unica nota positiva la visione del castello di Lourmarin (in un altro dei più bei villaggi di Francia) all’improvviso, dopo una curva. Proseguiamo sulla D6 e a mezzogiorno ci fermiamo a pranzare nel piazzale dell’Hyper U a St. Maximine sotto un sole impietoso. Ne approfittiamo per un rabbocco di gasolio e una passata all’Eurorelais (giusto per non smentirci), poi ci rimettiamo in marcia sotto un sole impietoso e in un caldo soffocante, per noi mitigato dal condizionatore, per arrivare infine alla nostra meta odierna di St. Maxime. Abbiamo la fortuna di trovare l’ultimo posto disponibile nell’AA (anche perché i cafoni maleducati che aprono i tendalini ed occupano spazi eccessivi non mancano mai e non hanno nazionalità) e una volta sistemati scendiamo al mare. Che differenza tra oggi e quando veniamo in inverno! Personalmente preferisco venirci a dicembre; in agosto è caotico ed il porto invaso da yacht di ogni dimensione da cui scende un po’ di tutto.

Martedì
Notte fastigiata dal traffico continuo, incrementato da rallentamenti e ripartenze nella rotonda vicino all’area di sosta. Non bastasse, dall’altra parte della strada c’è un Mc Donalds con i suoi afrori. Punto sosta da dimenticare.
Siamo rientrati in Italia percorrendo solo strade statali ad una media che non supera i 30 km/h. Abbiamo bordeggiato la costa francese attraversando St. Raphael, Cannes, Nizza. Pranziamo sostando in una piazzola lungo la strada, avendo come panorama la punta di Cap Ferrat. È una bella giornata di sole e la vista è da cartolina. Spiace che le nostre vacanze stiano volgendo al termine. I giorni sono volati, i luoghi visitati tanti e alcuni indimenticabili. Adesso conviene che ci riposiamo un poco in riviera prima di riprendere il solito tran tran. Proseguiamo sulla strada panoramica sino ad arrivare ad Eze Village arroccato sullo sperone di roccia che si affaccia sul mare e poi scendiamo per sorpassare dall’alto Montecarlo, con i suoi grattacieli e gli yacht che sostano nel porto. la punta di Cap Ferrat
La ricchezza di paesaggio e di denaro profuso a piene mani in yacht enormi e ville meravigliose per lo più corredate da piscine hollywoodiane è da togliere il respiro. Planiamo su Mentone e attraverso la litoranea rientriamo in Italia. Triste constatare che dopo tante bellezze e ricchezza l’ingresso nel nostro Paese avvenga tra incuria e sciatteria. Ventimiglia è decisamente brutta e mal conservata. Un po’ meglio Bordighera e Sanremo, ma sembrano i parenti poveri; un tempo molto eleganti e oggi irrimediabilmente decadute, invecchiate senza alcuna volontà di
Eze village

riscatto. Superiamo Imperia, con molti lavori in corso, e arriviamo a Diano Marina dove trascorreremo il resto della settimana tra riposo e bagni di mare.

Avremmo voluto fermarci come al solito all’Oasi Park, ma la carenza di un posto in piano e un eccesso di supponenza da parte dei gestori, ci fa cambiare idea. Così sosteremo al Bowling, scoprendo un’alternativa gradevole e ben organizzata. Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio ed è tempo di consuntivi. Paola attendeva con ansia questi giorni di totale riposo dopo tanto viaggiare; al contrario io ripartirei immediatamente, bruciato come sono da questa bramosia di andare che mi toglie il respiro.

Faccio mie le parole di Terzani “ … avvicinandosi, l’immaginazione si smitizza e il viaggiatore finalmente capisce: il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso, e non l’arrivare”.


Anche per quest’anno le vacanze sono finite. Sono state belle come al solito ed i giorni sono volati. Posti e strade si accumulano disordinatamente nei ricordi e mi aiuto col diario a fare chiarezza. È andato tutto bene, con i soliti inconvenienti che come il sale danno sapore e una nota di colore. Adesso ho solo il rimpianto che sia finita la vacanza e si ritorni alla monotonia e alla routine quotidiana. È stato tutto molto bello e una specie di angoscia mi assale in spiaggia, confinato nel minimo spazio tra l’ombrellone e il lettino, al pensiero che potrebbe essere stata l’ultima vacanza itinerante. Al rientro, al ritorno, al risveglio bisognerà fare i conti con i problemi quotidiani e le difficoltà della vita. Tutto il mondo ed il nostro Paese in particolare stanno attraversando un grave momento di difficoltà economica. Ci sarà ancora possibile mantenere questo livello di vita? E gli anni che passano ci porteranno altri mali da aggiungere a queste difficoltà? Per tre settimane abbiamo evitato giornali, notizie della radio e della tv, ma ora bisogna di nuovo affrontare i problemi. È stato bello dimenticarsene e far finta che non esistessero.

 
Mi rivedo ancora mentre guido e saluto con un breve cenno della mano i colleghi che incrociamo…

Il nostro viaggio in breve

Novate Milanese Rosans Km. 392 Camping municipal € 11,10
Rosans Orange Km. 182 Parking Sully Gratuito
Orange Vandernesse en Auxois Km. 464 Camping Lac de Panthier (4 stelle) € 28,60
Vandernesse Vezelay Km. 148 Camping de l’Ermitage € 10,00
Vezelay Langon Km. 204 Parking canal du Berry Gratuito
Langon Blois Km. 72 Parking in rue Jean Moulin € 5,00
Blois Noirmoutier en Ile Km. 359 Parking Place Florent Caillaud € 7,00
Noirmoutier Ars en re Km. 208 Camping La Combe € 17,59
Ars en Re Sajon Km. 156 AA route de Eclisse € 4,00
Sajon Aubeterre sur Dromme Km. 118 AA accanto al fiume Gratuito
Aubeterre Montauban Km. 214 AA Mr. Lacaze € 7,00
Montauban Leucate Plage Km. 245 Camping municipal € 17,40
Leucate Plage La Coverturiade Km. 220 PS nel parcheggio € 3,00
La Covertouriade Fontaine de Vaclause Km. 244 AA nel parcheggio sul fiume € 3,50
Fontaine St. Maxime Km. 232 AA a fianco di McDonalds € 10,00
St. Maxime Diano Marina Km. 185 AA il bowling € 18,00
Diano Marina Novate Milanese Km. 240    
    Km. 3.883   € 142,19




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Autore: Luigi Bartezaghi
Data: 27/10/2011
 
 
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Roussillon
Bellissimo viaggio, ben narrato e coinvolgente. Chi come me ama particolarmente la Francia non può fare a meno di entusiasmarsi nel leggere questo diario.
27
Ott
francpio
condivido perfettamente di quanto sia ben narato e coinvolgente . Complimenti a Paola e Luigi del bel viaggio.
27
Ott
alien
bello Luigi.. complimenti...
28
Ott
 
 
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